POLITICA & SOCIETÀ

Il governo scarica Medici senza frontiere. Ma senza sostituirla

LAMPEDUSA Ad accogliere gli immigrati in arrivo sono rimaste le associazioni che c'erano già prima, ma con pochissimi mezzi
GUERRISI TIZIANA,

«Medici senza Frontiere aveva già deciso di abbandonare Lampedusa». Lo sostiene il prefetto Mario Morcone, responsabile del Dipartimento immigrazione del Viminale in merito alla dipartita di Msf dal molo dove per sei anni ha garantito a migliaia di migranti, reduci da traversate micidiali, assistenza medica gratuita 24 ore su 24. È vero che l'organizzazione era disposta a lasciare il servizio al molo, ci racconta Loris De Filippi, responsabile progetti di Msf Italia, ma a precise condizioni. Ovvero che «al nostro posto subentrassero gli operatori della Asl numero 6 di Palermo visto che le maxiemergenze dovrebbero essere trattate dalle autorità sanitarie pubbliche».
Il passaggio di consegne non c'è stato, ma la convenzione con il Viminale che in questi anni ha assicurato all'organizzazione di operare nell'area riservata del porto non è stata rinnovata, e a fine ottobre gli operatori di Msf hanno dovuto dismettere il presidio al molo. Già allo scadere della convenzione a giugno, raccontano a Msf, da Palazzo Chigi non erano arrivate comunicazioni né richieste di un confronto con l'organizzazione. «Per mesi non abbiamo saputo niente delle intenzioni del governo fino a quando il nostro capo missione è stato invitato a Lampedusa il 13 ottobre - racconta Loris De Filippi - Solo in quell'occasione, in maniera non formale, ci è stato comunicato che non c'era più bisogno di noi, e che la nostra attività sarebbe stata più utile in altre aree del Paese». Su questo punto Msf non vuole polemizzare, rivendicando semplicemente l'autonomia del proprio operato e la scelta indipendente degli scenari in cui avviare i propri progetti. Adesso però c'è preoccupazione per la sicurezza di quanti sbarcano sull'isola in condizioni sempre più precarie. «Se qualcuno è in grado di garantire il nostro stesso servizio va bene, se non è così siamo disposti a tornare anche domani a Lampedusa, a patto che si preveda un piano chiaro per un passaggio di consegne», spiega De Filippi, «noi non facciamo che sopperire gratuitamente alle carenze dello Stato, e siamo i primi a volere che siano le istituzioni a garantire i servizi sanitari al momento dello sbarco».
Al porto di Lampedusa nel frattempo, ci spiega il sindaco in quota maggioranza Bernardino De Rubeis, nessuno sembra avere preso il posto di Msf. «Ci sono le altre associazioni che erano già presenti, ma non hanno in dotazione mezzi sanitari», spiega il sindaco che adesso spera in un ritorno dell'organizzazione. «Non capisco perché la convenzione non sia stata rinnovata, hanno sempre garantito un servizio fondamentale - prosegue De Rubeis - a maggior ragione negli ultimi mesi quando il numero degli sbarchi è raddoppiato». «Quello che chiediamo adesso - spiega De Filippi - è una risposta chiara e ufficiale del prefetto Morcone che, nonostante le dichiarazioni alla stampa, con noi ancora non si è confrontato». Negli ultimi tre anni Msf ha visitato 4550 migranti, 1420 solo nel 2008, anno che ha visto 25mila sbarchi sull'isola, quasi il doppio rispetto ai dodici mesi precedenti. Sempre più spesso provengono da paesi di fatto in guerra come la Somalia e l'Etiopia, provati da ipotermia, ustioni e complicazioni per le traversate stremanti. «Interrompere adesso il servizio è paradossale - spiega De Filippi - l'uso di imbarcazioni sempre più piccole, aumentando la durata delle traversate, ha peggiorato sensibilmente le condizioni di viaggio». Un dato su tutti: negli anni passati su 100 persone sbarcate in media tre avevano bisogno di assistenza medica, nel 2008 il doppio. Sono in aumento gli sbarchi di minori (+8 %) e delle donne (+12 %).
* Lettera22

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