POLITICA & SOCIETÀ

L'Onda di piazza Navona aggredita e denunciata

MILANI STEFANO, RUSSO SPENA GIACOMOROMA

«Un attacco politico». I ragazzi dell'Onda non hanno dubbi. Tra i quindici indagati in seguito agli scontri del 29 ottobre scorso a piazza Navona con i militanti di Blocco studentesco (anche per ventuno di loro sono scattate le denunce) «ci sono persone che neanche c'erano quel giorno a manifestare».
L'accusa è rissa, lesioni e adunanza sediziosa. Sono tutti, in qualche modo, riconducibili chi solo ai collettivi studenteschi, chi a militanti di centri sociali, chi esponenti politici. Tra i «cattivi» c'è infatti anche il consigliere provinciale della Sinistra arcobaleno Gianluca Peciola, in piazza quel giorno come mediatore: «E' un'enorme assurdità addebitarmi questi resti - si difende - ci sono foto e video che lo dimostrano. I fascisti stanno svolgendo un ruolo provocatorio». E allora perché denunciare una persona che era lì a trattare con la polizia affinché non si arrivasse allo scontro con quelli di Blocco? «Si tenta di schiacciare - sbotta Peciola - quelle figure istituzionali che si mettono a disposizione dei movimenti».
Comunque le accuse restano. E sono pesanti. Tanto che ieri i ragazzi dell'Onda hanno convocato un'assemblea straordinaria a Scienze politiche per smontarle. «Si parla di adunata sediziosa - dicono - quando noi invece stavamo partecipando ad una manifestazione autorizzata. Le accuse di rissa sono assurde perché tutti hanno potuto vedere le aggressioni a cinghiate avvenute durante la mattinata da parte di Blocco studentesco nei confronti degli studenti». È inaccettabile, continuano, «equiparare questo grande movimento degli studenti a un gruppo di neofascisti che ci ha aggredito non soltanto quel giorno a piazza Navona ma che da qualche anno lo fa sistematicamente nei confronti degli antifascisti, fino a uccidere».
Ma bisogna contestualizzare i fatti. E a contribuire a far piena luce ci pensa Giuseppe, studente del liceo classico Pilo Albertelli. Nonché testimone oculare. Lui, infatti, quel giorno era tra i migliaia di studenti a protestare contro il decreto Gelmini davanti al Senato, fin dal primo mattino. Dettaglio non da poco, visto che è da lì che tutto comincia. Gli scontri di piazza Navona arriveranno solo qualche ora più tardi, come conseguenza delle «provocazioni» dei camerati. «Quelli della mia scuola - racconta Giuseppe - sono stati tra quelli più colpiti dalle cinghie e dalle bastonate di Blocco, tra di noi ci sono stati diversi feriti alle gambe, alle ginocchia, alla schiena. Molti non sono andati all'ospedale e quindi non risultano tra il numero dei feriti».
La sua è una ricostruzione minuziosa. «Alle 12:25 - prosegue - sono arrivati i collettivi universitari per dare solidarietà e protezione agli studenti dopo che i ragazzi della mia e di altre scuole si erano sparpagliati impauriti». Nel corteo partito dalla Sapienza c'era anche qualche attivista dei centri sociali più in là con l'età, indignato per la mattanza mattutina a suon di cinghiate di Blocco che ora su questo punto anagrafico basa tutta la sua difesa. «Queste denunce sono pilotate per rafforzare il teorema di Berlusconi per cui dietro all'Onda covano i centri sociali», dice Lorenzo durante la conferenza stampa, rimandando al mittente tale disegno. «Gli spazi occupati - continua - non hanno nessun ruolo di direzione, anzi il contrario: sono strumenti che gli studenti utilizzano per le proprie rivendicazioni». Così nel corteo universitario giunto a piazza Navona, gli attivisti di sinistra sono pochi e con una presenza non organizzata.
A sorpresa si trova coinvolto suo malgrado il segretario del Prc Paolo Ferrero. Il suo partito ha sul banco degli imputati sia Peciola che Yassir Goretz, responsabile Vigilanza e arrestato durante gli scontri e ora sotto processo (a piede libero) per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. «Queste denunce sono grottesche e ridicole», dice Ferrero ricordando le vere emergenze: «Le intimidazioni di stampo neofascista che minacciano giornalisti, direttori e programmi televisivi».

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