POLITICA & SOCIETÀ

5 x 1000, scontro ong-governo

FINANZIARIA
GUERRISI TIZIANA,

Un emendamento potrebbe sbloccare, nelle prossime settimane, oltre 16 milioni di euro relativi al cinque per mille del 2006 mai arrivati nelle casse delle associazioni indicate dai contribuenti. Un mancato stanziamento la cui ragione sta in un vizio di forma (la documentazione incompleta o tardiva presentata da alcune associazioni) che ha di fatto escluso 5609 enti dall'accesso a una parte dei 345 milioni di euro raccolti per il 2006. E ha vanificato la scelta di migliaia di cittadini: anche per questo il Coordinamento nazionale dei centri di servizio per il volontariato (Csvnet) sta portando avanti un ricorso collettivo, primo nel suo genere, che ha già coinvolto 300 associazioni in tutta Italia. «La risposta che ci aspettiamo è prima di tutto politica - ha sottolineato Marco Granelli, presidente del Csvnet - basterebbero poche righe di un decreto per risolvere la questione». Non per modificare la sostanza del cinque per mille, «ma per ovviare all'esclusione per vizi formali e favorire l'accesso degli aventi diritto ai fondi». Nel meccanismo del cinque per mille lo Stato svolge solo un ruolo di intermediario per garantire il passaggio di fondi dai contribuenti agli enti indicati, tanto che i 16 milioni di euro del 2006 al momento sono ancora congelati. La soluzione potrebbe in ogni caso arrivare a breve, almeno stando alle parole del sottosegretario al ministero del Lavoro Eugenia Roccella. «La soluzione può venire da un emendamento che riapra i termini di presentazione dei documenti» ha spiegato Roccella, assicurando che ormai dovrebbe essere «una questione di giorni o di settimane perché si abbia un testo completo e si arrivi al passaggio legislativo». Sulla possibilità che l'emendamento rientri in Finanziaria non sono arrivate indicazioni, se non l'assicurazione di un impegno personale per velocizzare i tempi. Guardando al futuro, alcuni nodi restano da sciogliere. «Dobbiamo stabilizzare la norma attuale - ha spiegato Maria Guidotti, portavoce del Forum del Terzo settore - individuando procedure chiare e definitive». Da parte del governo ci sarebbero già delle ipotesi sul tavolo, come l'organizzazione a gennaio di un piccolo gruppo di lavoro con le associazioni per discutere una normativa sul terzo settore. In ogni caso, nonostante le rassicurazioni di Palazzo Chigi gli enti esclusi vogliono mettere nero su bianco al più presto un'ulteriore forma di garanzia perché quei fondi restino destinati al cinque per mille.
* Lettera22

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