CONTROPIANO

L'officina di Via San Gottardo

CASTELLINA LUCIANA,

Il luogo era una vecchia officina dismessa che oggi verrebbe chiamata «loft»: un immenso stanzone per le assemblee dei militanti, un bugigattolo con due tavoli per chi doveva mandare le corrispondenze a Il manifesto, il solo spazio che potevamo in qualche modo riscaldare con una stufetta che ci affumicava.
Via San Gottardo, porta Ticinese, a fianco del Naviglio: prima redazione esterna del giornale, che fui incaricata di aprire e gestire nella primavera del 1972. E' qui che un giorno arrivò Carla, «un bel pezzo di ragazza» dissero subito i compagni maschi. Veniva da Bologna e a mandarla era stato Massimo Serafini che si era appena spostato nel capoluogo lombardo per ricoprire l'ardua carica di responsabile dell'organizzazione politica regionale, alloggiato nel retrobottega di un compagno orafo, Valtolina. È a Bologna, sua città natale , infatti, che - nello storico collettivo operai-studenti - Carla aveva fatto il suo primo tirocinio.
Via San Gottardo l'adottò subito e lei stabilì immediatamente un contatto umano stretto con tutti noi: Sandro Bianchi, che invece veniva da Rimini e addirittura dal movimento studentesco cattolico; Maya Bigatti e Tiziana Maiolo, studentesse milanesi, tutti apprendisti giornalisti. Salvo quest'ultima, politicamente finita piuttosto male, gli altri divennero in seguito tutti metalmeccanici. In senso stretto Sandro e Maya, perché poi per tutta la vita lavorarono alla Fiom, Carla in senso strettissimo anche se non legata da rapporti di funzionariato con il sindacato. Restò giornalista, ma degli operai continuò ad occuparsi sempre: e per il manifesto la distinzione fra militante e professionista della penna fu del resto sempre labile. Da questo punto di vista Carla è stata - e resta - un modello.
A Milano in quei primi anni '70 la nostra redazione milanese era del resto tutt'uno con i metalmeccanici. Quello fu il nostro universo quasi esclusivo, l'orizzonte i cancelli dell'Alfa di Arese e quelli dell'Italtel. Erano gli anni eroici della categoria, la Fiom di Brescia, diretta da Claudio Sabbatini, una bandiera.
Carla abbracciò il suo nuovo impegno come sapeva fare lei: con passione gioiosa, perché Carla è stata una creatura solare, le piaceva la vita ed era capace di affrontare con il sorriso anche le corvè più dure.
Ho voluto ricordare quei giorni milanesi oggi che Carla ci viene a mancare perché credo siano stati, per lei come per noi che li abbiamo direttamente vissuti, fra i più bei giorni della nostra vita. È lì a via San Gottardo, fra l'altro, che Carla ha conosciuto Billi e assieme hanno dato vita a Gaia. Che, piccolissima, ha frequentato, anche lei, il nostro bugigattolo. E, sulle spalle della mamma, tutte le manifestazioni di metalmeccanici possibili.

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