INTERNAZIONALE

America scomoda per Benedetto XVI

DE CILLIS MIMMO,

Chissà perché il nuovo viaggio internazionale di Benedetto XVI - che capita nel terzo anniversario del suo pontificato - più che suscitare interesse, curiosità o polemiche ha già un sapore di deja vu. Eppure è certo molto significativo che Ratzinger abbia scelto l'America (per la seconda volta, dopo la visita in Brasile dello scorso anno) e la più grande potenza del mondo, prima di metter piede su suolo asiatico e africano.
Ma è anche vero che Benedetto XVI ricalca le orme del suo predecessore Giovanni Paolo II che negli Usa andò due volte, nel 1979 e nel 1995, con un programma piuttosto simile a quello attuale, che prevedeva, cioè, tappe a New York e Washington, con discorso all'Onu e incontro alla Casa Bianca. E va detto che in questo caso, invece che smarcarsi da un'eredità che, passando gli anni, appare sempre più pesante, Ratzinger sembra la copia sbiadita di Wojtyla. Con una sostanziale differenza: allora il papa polacco non dovette affrontare due argomenti topici, dalla indiscutibile pregnanza, che oggi il pontefice tedesco trova di fronte a sé: la questione America-terrorismo, rappresentata dall'attesa visita a «Ground Zero»; il nodo irrisolto dei preti pedofili, che sta dissanguando la chiesa americana.
Su questi due punti - piuttosto che sull'incontro con un Bush in declino o sulle parole al Palazzo di vetro - si gioca la visita di Ratzinger che si apre oggi e si chiuderà il 20. Su questi temi Bendetto XVI ha l'opportunità di dire una parola originale, di lasciare un segno nella comunità cattolica e nell'intera comunità civile americana, come nella storia del suo stesso pontificato.
Ma sembra che su entrambi i fronti le premesse non siano granché brillanti. Secondo le indiscrezioni e le dichiarazioni degli uomini del suo entourage, Ratzinger intende riconoscere ufficialmente agli Stati Uniti il ruolo di «guida etica del pianeta», di ricoprire il ruolo di potenza illuminata dai valori cristiani: dunque si guarderà bene dal metter in discussione la visione imperialistica o unilateralista dei rapporti internazionali, tipica dell'America teocon. Chiederà invece agli Usa di esercitare un «dominio misericordioso», che non indulga troppo nella violenza e nella guerra ma che conti di più sulla moral suasion del più forte. Sapendo che quella forza è protetta e ispirata dall'Altissimo, quasi legittimando una concezione medievale del potere, che sarebbe direttamene infuso dalla divinità. E' facile capire come questo possibile erigere la cristianità a bastione della maggiore potenza occidentale abbia un effetto deflagrante nel mondo islamico, ma anche fra le altre potenze asiatiche, che già tendono a semplificare considerando il cristianesimo una «religione dell'Occidente».
Ma anche sul secondo punto, quello della triste vicenda della pedofilia, non ci si aspetta da Ratzinger parole molto coraggiose. Il papa intende portare «guarigione e riconciliazione», ma non incontrerà le vittime degli abusi. E non è ben chiaro se, accogliendo il suggerimento del cardinale di Boston, Sean O'Malley (che sostituì il discusso Berard Law), parlerà apertamente della crisi degli abusi sessuali nella chiesa americana. Una chiesa che naviga in acque piuttosto cattive, dal punto di vista economico come da quello della credibilità e della presa sui fedeli. A partire dallo scandalo che le colpì sei anni fa, alcune diocesi hanno versato oltre un miliardo di dollari in risarcimenti alle vittime. Alcune hanno dichiarato fallimento, ma i giudici hanno messo in dubbio le dichiarazioni patrimoniali degli enti ecclesiastici che accreditavano una insufficienza di fondi a fronte delle richieste. Insomma, una matassa legale da cui non sarà facile uscire, per liberarsi delle scorie di una vicenda che ha inferto un colpo mortale al cattolicesimo a stelle e strisce.
Proprio da qui il papa intende ripartire: il suo viaggio vuole dare nuovo lustro alla comunità dei fedeli americani, provare a fare una plastica facciale all'immagine della chiesa, riaccreditarla nei palazzi del potere, renderla una presenza ancora significativa sul piano spirituale ma anche diplomatico. Non è detto che ci riesca.

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