POLITICA & SOCIETÀ

«Su Dal Molin e alta velocità la Sinistra non rimanga in silenzio»

RUSSO SPENA GIACOMORoma

«Ora in Val di Susa c'è una situazione di stallo. Siamo riusciti a conquistare un tavolo di confronto con il governo, ma se ci dovessero essere colpi di mano dall'alto siamo pronti a fare nuove barricate. Il nostro atteggiamento non è cambiato». E' un Antonio Ferrentino combattivo e soprattutto consapevole delle potenzialità della propria comunità quello che abbiamo incontrato al congresso di Legambiente a Roma. Il Presidente della comunità montana Bassa Val di Susa è diventato un simbolo delle lotte locali e non a caso dalla platea sono venuti sonori applausi quando parla di «difesa del territorio». Malgrado Prodi e un po' tutta la maggioranza, con la sola esclusione dei partiti della Cosa Rossa, vedano l'alta velocità sulla tratta Torino-Lione un obiettivo da raggiungere, per il momento hanno rinviato la decisione. «Questa è una vittoria del movimento, la lotta paga», esclama il sindaco valsusino. E sulla relazione con l'esecutivo dice con fermezza: «Non abbiamo governi amici, il giudizio dipende da quel che si fa e non dal colore. Se in Val di Susa ci venisse imposta l'alta velocità, pretenderei l'uscita dalla maggioranza della Cosa Rossa».
Come è la situazione ora?
In questi giorni stiamo preparando delle iniziative per mantenere vivo il ricordo della mobilitazione del 6 dicembre 2005. Giorno di una grande protesta, che il governo Berlusconi decise bene di reprimere caricando i nostri comitati a Venaus. Ma non ci siamo fermati, abbiamo continuato portando avanti le nostre ragioni. E ora con l'esecutivo Prodi sono cambiati almeno i metodi di discussione, c'è una trattativa in piedi con il governo in cui sono passate tutte le nostre richieste: siamo usciti da quelle opere previste dalla Legge Obiettivo, sono stati cancellati i progetti approvati nel 2003 ed è stato istituito un tavolo ad hoc per risolvere la questione. E' una vittoria della nostra comunità che ha fatto fare passi indietro ai governi. Certo, nei comitati non tutti credono nella via dell'osservatorio e del confronto: non si fidano. Per me invece è il modello da diffondere in tutta Italia per sconfiggere le decisioni prese dall'alto. Comunque l'intera comunità è unita e pronta a resistere se dovesse saltare all'improvviso il tavolo con il Palazzo.
Ma c'è chi vi accusa di fare una lotta campanilistica col fine di difendere esclusivamente il proprio territorio, la cosiddetta sindrome Nimby?
Chi dice questo non sa di cosa parla, la Val di Susa non è mossa solo dall'interesse primario. Proponiamo un nuovo modello di sviluppo dal basso, basato su una democrazia partecipata. Abbiamo fatto nostra una critica nazionale alla Legge Obiettivo e alla sua concezione di costruire opere ciclopiche inutili per il paese e che fanno solo gli interessi delle lobby del cemento. Poi stiamo dentro il patto del mutuo soccorso, una rete di varie comunità che stanno rivendicando il diritto di essere consultate sulle decisioni che riguardano il proprio territorio. Non è la semplice sommatoria di espressioni locali, ma è una vera alternativa di sviluppo.
Parliamo del comitato No Dal Molin che sta con voi nel patto di mutuo soccorso. Incontrerà i partiti della Cosa Rossa per chiedere che alle parole di appoggio seguano dei fatti. Che pensa?
Sostengo in toto la causa dei vicentini. L'allargamento della base senza l'approvazione della popolazione è una scelta sbagliata, figlia di una logica di guerra. Capisco anche la richiesta del comitato nei confronti di Prc, Pdci, Verdi e Sd: pretendono risposte concrete. Del resto anche nella comunità della Val di Susa c'è chi critica questi partiti che sono rimasti in silenzio dopo la decisione di Prodi di inserire nei suoi 12 punti la Tav sula linea Torino-Lione tra le opere da dover fare. Discorso comunque che non faccio mio, perché mi rendo pure conto che quelle forze cercano di strappare il più possibile e non dimentico cosa hanno fatto finora. E' anche vero però che la nostra situazione è ben diversa da quella dei no Dal Molin, visto che il governo non ne vuole sentire di aprire un tavolo di confronto con la popolazione vicentina.

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