CAPITALE & LAVORO

In trattore contro le banche

RUSSO SPENA GIACOMORoma

«Sono le banche che ci tolgono il futuro» urla dall'alto del suo trattore, con un accento sardo stretto, un agricoltore venuto a Roma per manifestare. E con lui ci sono migliaia di altri contadini e pastori che hanno risposto «presente» all'appello del comitato di lotta sardo e di Altragricoltura «per rilanciare il diritto alla dignità di chi vive nelle zone rurali». Gira e rigira, sempre lì si va a parare: le misure speculative degli istituti creditizi finiscono questa volta per «strangolare» contadini e pastori del paese. Solo nell'ultimo anno sono 5.400 in Sardegna le aziende pignorate a famiglie colpevoli di non riuscire a sostenere le spese delle rate. Persone, ora sul lastrico, che ieri hanno ripreso parola per rivendicare «le proprie terre, il diritto alla dignità, ma anche una sovranità alimentare, senza ogm e le politiche delle multinazionali».
Per un giorno Roma è tornata città agraria, avranno pensato i passanti vedendo sbalorditi i trattori per le strade, gente che «scampanellava» a mo' di richiamo del gregge e cartelli con su disegnati bovini e paesaggi agresti. Ad aprire il corteo uno striscione con raffigurato il «Quarto Stato» e a fianco la scritta «Su la testa»; poi a seguire via via i Comitati Riuniti agricoli, i Cobas del Latte, le associazioni dell'indotto agricolo e le delegazioni dei vari comitati regionali di lotta. La Sardegna, presente sullo sfondo di centinaia di bandiere, fa la parte del leone. «La nostra terra rappresenta l'emblema dell'emergenza socio-economica dei contadini oggi in Italia», spiega Riccardo Piras, responsabile sardo di Altragricoltura, che poi punta il dito contro il governatore Soru e il ministro di competenza De Castro: «Non stanno facendo nulla per salvare migliaia di persone che si vedono pignorare dalle banche un'intera vita. Servono subito 3 milioni di euro per sanare la situazione». Tutti però apprezzano l'operato del Parlamento, che sta provando - con due emendamenti - a legiferare in materia. «Dovrebbe decidere il blocco dei pignoramenti fino a luglio 2008 - afferma Piras - poi pensare ad una seria riforma agraria per salvare le zone rurali».
Il problema dei contadini «esecutati» è di proporzioni vaste (sarebbero più o meno 10mila le aziende requisite in Italia), e le istituzioni non possono ignorare la cosa, avendo gran parte della responsabilità. Sono moltissimi infatti gli imprenditori agricoli che hanno usufruito del mutuo agevolato concesso dalla legge 44 del 1988 sullo sviluppo delle comunità agricole. Norma poi bocciata dalla corte di Giustizia Europea e quindi sospesa dall'Italia, con i mutuari che si sono trovati, da un giorno all'altro, a pagare rate non più agevolate, ma alle condizioni imposte dagli istituti di credito. «La mia azienda è stata messa all'asta - dice un manifestante - perché non ero in grado di sostenere l'aumento di 500 euro. Ora come campo?». Gli fa eco un altro, come voler dire al peggio non c'è mai fine: «E che devo dire io, mi hanno pignorato anche la prima casa, in quanto insolvente?».
A manifestare c'è anche il sindaco di Decimo Putzu, piccola comunità agricola in provincia di Cagliari, che da 2 mesi ha la sala consiliare occupata per protesta: «Il mio paese - dice - vive di agricoltura e così non si può andare avanti. Stiamo al collasso, anche a causa della globalizzazione che ci ha abbandonato ad una concorrenza micidiale, scaricando le responsabilità sui più deboli». Molti ce l'hanno con le multinazionali, ree di acquistare le materie prime alimentari all'estero, mettendo poi il marchio «made in Italy» sul prodotto finale: «Non c'è controllo sull'ingresso delle derrate alimentari - denuncia un contadino del casertano - così si perde la qualità». C'è il pericolo che scompaia la «cultura millenaria» del mangiar bene e sano: «per questo - continua - siamo contro gli ogm e i pesticidi tossici».
In Sardegna sono comunque già iniziati i primi scioperi della fame degli agricoltori esecutati; a leggere gli striscioni del corteo («La prossima protesta sarà alla francese»), per il governo sembra presentarsi una nuova grana, da risolvere il prima possibile. In fin dei conti, come urlano dal palco i manifestanti, «non siamo cittadini di serie B. Qui in piazza c'è l'Italia vera, quella che lavora, non i burocrati».

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