VISIONI

Gentiloni, via al bando per l'assegnazione

frequenze tv
CATACCHIO ANTONELLO

Domani la Gazzetta Ufficiale pubblicherà il bando per i criteri di assegnazione di 108 impianti-frequenze (in tutto sono 24.680 quelle censite e assegnate all'Italia dalla conferenza internazionale di Ginevra del 2006). Cerchiamo di capire di cosa si tratta. Tanto per cominciare, come si evince dalle cifre, il numero di impianti-frequenze sul totale è davvero irrisorio. Lo riconosce lo stesso ministro delle comunicazioni Gentiloni che ha presentato il bando, e tiene a precisare di come si tratti di un evento significativo perché «per la prima volta in Italia si mettono a gara le frequenze televisive».
Tutto nasce da Rete A che nel 2005 dopo avere richiesto al ministero l'assegnazione di frequenze non utilizzate e avere ottenuto un sonoro rifiuto, decide di ricorrere al Tar. E la sentenza del Tar dà sostanzialmente ragione all'emittente. Il ministero aveva a quel punto due possibilità, impugnare la sentenza oppure renderla esecutiva. L'opzione scelta è stata la seconda. L'assegnazione delle frequenze avverrà secondo due distinte procedure: nel primo caso le assegnazioni saranno fatte in base a un esame tecnico che terrà conto delle richieste degli operatori che conseguono il miglior incremento percentuale di copertura territoriale. Nel secondo caso le frequenze saranno assegnate attraverso un'asta. Possono partecipare, ha ricordato Gentiloni, «coloro che hanno le concessioni, ma non la copertura».
In pratica succede questo, canali come La7, Mtv, Europa 7 e Rete A, pur avendo la concessione per poter trasmettere si trovano in condizioni che limitano le loro possibilità perché necessitano di frequenze per arrivare a ottenere una copertura più ampia del territorio. Sinora tutte le assegnazioni delle frequenze erano state fatte per assegnazione da parte del ministero, con questo bando alcune verranno assegnate sempre dal ministero ma sulla base di criteri di copertura, le altre verranno messe a gara. Dopo un'infinità di anni di giungla delle frequenze e di sostanziale ratifica dell'esistente, con notevoli disparità di trattamento (e furibonde tirate d'orecchie europee), il ministero ha compiuto un microscopico passo avanti verso il concetto che le frequenze sono una risorsa pubblica e non appannaggio di chi le occupa. Ma non mancano le polemiche; la Frt (Federazione radio televisioni) protesta infatti per l'esclusione delle emittenti locali dalla gara. Una procedura, che: «discrimina le piccole reti» e contro la quale la Frt intende assumere iniziative «anche in sede giudiziale».

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