CAPITALE & LAVORO

Contestazioni a Epifani dagli universitari

RUSSO SPENA GIACOMORoma

«Fuori la precarietà dagli atenei» intimava lo striscione degli studenti che ha lasciato di stucco ieri il leader sindacale Epifani. E peggio ancora è che dopo sono arrivati anche i fischi e la contestazione. Le lacune universitarie e il protocollo sul welfare, siglato lo scorso 23 luglio e ora al varo del Parlamento, gli oggetti di critica dei giovani precari e studenti, autori del blitz di ieri all'ateneo di Roma Tre.
Insomma quella che doveva essere per il segretario generale Epifani una semplice assemblea pubblica per le elezioni delle Rsu, quasi una passerella presieduta dal rettore Fabiani, si è trasformata così in un duro scontro. Niente a che vedere con la «storica cacciata» dalla Sapienza del sindacalista Lama nel lontano 1977, ma dopo anni le parti in causa rimangono sempre le stesse: da un lato la Cgil dall'altro gli studenti. Ma Epifani si può consolare del fatto di non essere il solo bersaglio delle ire studentesche. Nello scorso anno a sorpresa era stato accolto da una sonora contestazione anche il presidente della camera Bertinotti al suo arrivo nell'università romana della Sapienza. Non a caso si è precipitato per primo (poi seguito da Mussi) a dare il proprio cordoglio al sindacalista: «Mi dispiace», le sue parole.
Protagonisti della protesta ieri sono stati un gruppo di studenti e precari, circa 150, stanchi, dicono, «della precarietà diffusa che investe le università italiane, perpetuata dal governo Prodi e avallata dai sindacati». Il blitz nel convegno è riuscito a loro perfettamente. I manifestanti hanno prima eluso la sorveglianza delle forze dell'ordine, presenti con ben 3 camionette, e poi interrotto, per circa venti minuti, l'assemblea. Se ne sono andati solo dopo aver letto un intervento e aver fatto sentire le proprie ragioni. Non sono mancati attimi di tensione: gli studenti denunciano la violenza degli agenti che «hanno ferito un giovane rompendogli il setto nasale». Di certo le ragioni dei contestatori, come spiegano, rientrano in un discorso più ampio sulle politiche economiche del governo. «Il protocollo sul Welfare consolida la legge 30 e peggiora la riforma Maroni sulle pensioni, senza prevedere alcuna forma di reddito sociale per i soggetti in formazione e i giovani precari», spiega un ricercatore presente alla contestazione. Emblema dell'attuale stato di crisi della formazione e della ricerca in Italia. Dal canto suo Epifani ha respinto le critiche sul welfare al mittente. «Nessuno pensi - ha detto - che la Cgil possa abbandonare anche per un solo secondo la sua battaglia contro la precarietà. La nostra lotta continuerà con la forza e la determinazione necessaria».
Risposta che ovviamente non ha convinto gli studenti. Anzi hanno rilanciato le proprie idee. Lo striscione esposto «Siamo tutti inconsultabili» non ha nulla a che vedere con la «farsa referendaria dei sindacati» (che ha escluso dal voto i lavoratori precari), tengono a precisare. «Il problema è che veniamo ignorati come soggettività. Diciamo basta alla gabbia di lettura classica che vede il passaggio dallo studio al lavoro. Non è più così», sbotta Francesco Brancaccio, studente della Sapienza, che poi spiega come loro siano già un soggetto lavorativo. «Entriamo - conclude - nella catena di produzione sia attraverso lo studio di un sapere sempre più dequalificato e mercificato sia attraverso gli stage e tirocini non retribuiti previsti dall'università per laurearti». Ecco perché la contestazione a Epifani va vista in un'ottica più ampia. E' solo una tappa del percorso di costruzione dello sciopero generale del 9 novembre indetto dai sindacati di base. «Quel giorno generalizzeremo lo sciopero», fanno sapere i manifestanti che punteranno a «chiudere le università, fabbrica dei saperi, e a bloccare la città».

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