POLITICA & SOCIETÀ

«Sentenze spesso strumentalizzate»

Cassazione
RUSSO SPENA GIACOMO

«Le considerazioni sulla giovane età e sull'esistenza di precedenti penali non ostativi nei confronti di un soggetto straniero, che non sia completamente identificato e che sia stato già condannato o denunciato, non può consentire la formulazione di un giudizio favorevole, tale da concedere la sospensione condizionale della pena». Con questa motivazione la IV sezione della Cassazione ha annullato la sentenza di patteggiamento ottenuta da una rom d'origine slava. E' stato accolto il ricorso del procuratore generale della Corte di Appello, che in primis aveva contestato la decisione del tribunale di Bologna di concedere il rito alternativo della pena. Una sentenza che però secondo gli esperti è molto simile a tante altre emesse nei confronti di cittadini italiani. Inutile, quindi, usarla in chiave anti-rom. Eppure è proprio quello che è accaduto ieri, appena resa pubblica la notizia, su numerosi siti e agenzie di stampa.
La vicenda su cui si è espressa la Suprema Corte risale al 2004 e vede coinvolta una nomade colta in flagrante più volte a rubare in appartamenti. Nel corso dei vari fermi, non avendo documenti d'identità, la giovane aveva potuto facilmente fornire «false generalità»: ogni volta nomi diversi (ben cinque) e differenti anni e luoghi di nascita. Al processo, come di diritto, aveva chiesto il patteggiamento e il rito alternativo. Così trovato l'accordo sullo sconto di un terzo della pena, la detenzione effettiva non raggiungeva i due anni. Motivo per cui il giudice ha potuto riconoscere all'imputata la sospensione condizionale della pena vista anche la giovane età della nomade e l'esistenza di precedenti penali «non ostativi». Tutto secondo legge. Ma a questa sentenza aveva subito fatto ricorso il procuratore generale di Bologna, sottolineando come fosse «illogico concedere il patteggiamento e la sospensione della pena dal momento che l'incertezza sull'effettiva identità dell'imputata, già condannata o denunciata con diverse generalità, si pone in insanabile dissidio con la possibilità di ritenere a ragione veduta che si asterrà dal commettere ulteriori reati». Così è stato. La Cassazione ha accettato il ricorso specificando come ai sensi dell'articolo 164 del codice penale non ci siano i presupposti necessari per avere la certezza che l'imputata non reiteri più nel tempo. Così ora la donna dovrà essere sottoposta al processo ordinario senza alcun beneficio. Tutto qui.
«Non è stata una sentenza anti-nomadi», tuona l'avvocato-ex deputato del Prc Giuliano Pisapia, che spiega come «analoghe valutazioni sono riscontrabili in moltissime altre sentenze della Cassazione a riguardo di cittadini italiani».
«In Italia - continua Pisapia - c'è il mal costume di estrapolare a proprio piacimento sentenze della Corte per cavalcare campagne xenofobe e razziste. In realtà qui si dice una cosa ovvia: non ci sono i margini per la sospensione condizionale perché mancano elementi tali da far ritenere che quell'imputato non commetta altri reati». Intanto anche nella Cassazione si sta sollevando il problema. Troppe sono le volte in cui si estrapolano frasi avulse dal contesto generale, capaci di stravolgere il senso stesso della sentenza.

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