POLITICA & SOCIETÀ

«Qui si muore di freddo». Protesta al cpa

Immigrazione/1 Una settantina di migranti in sciopero della fame al Sant'Anna di Crotone
RUSSO SPENA GIACOMO

Una situazione disastrosa e desolante, ben lontana dall'invocata «umanizzazione» voluta dal governo. Un campo sovraffollato diviso in 4 macroaree, persone che dormono in roulotte e in container e soprattutto, con il freddo che s'avvicina, la mancanza di riscaldamento, di coperte e di acqua calda e luce nei bagni. E' lo scenario del centro di prima accoglienza (Cpa) di Sant'Anna, nel crotonese. I migranti reclamano diritti e dignità attraverso scioperi della fame e blocchi stradali. Ma per il momento hanno raccolto solo uno «scaricabarile» tra le associazioni, che hanno vinto l'appalto per la gestione (Misericordie e Caritas), e la prefettura. Eppure il caso del Sant'Anna era il fiore all'occhiello del ministro Amato, che per «superare» i centri di «detenzione» aveva istituito una commissione presieduta dal rappresentante Onu Staffan de Mistura. E quello di Crotone era stato valutato disumano e «da chiudere» sia per le precarie condizioni di vivibilità al proprio interno sia perché centro polifunzionale. Infatti - spiega Gianfranco Schiavone, membro della commissione - «De Mistura si è opposto alla concezione dei centri onnicomprensivi, così ha stabilito la chiusura del cpt e ha lasciato cpa e centro d'identificazione». Ma la chiusura è stata solo formale. «I prefabbricati - afferma ancora Schiavone - che facevano parte del cpt sono stati semplicemente inglobati dal centro di prima accoglienza». Così è routine vedere richiedenti asilo rinchiusi, senza nessun permesso d'uscita, anche per 3 mesi. In attesa dell'audizione con la commissione di competenza, che fa aspettare altri 20 giorni per il responso, la maggior parte delle volte negativo. E al «gap giuridico» si aggiunge la precaria vivibilità. «Siamo in 1200 in un campo che può contenere al massimo mille persone e in un'area, la più grande, stiamo morendo dal freddo, non funziona il riscaldamento e nei bagni non ci sono luce e acqua calda», denuncia un migrante originario della Guinea rinchiuso nel cpa da ormai 80 giorni. «I volontari - continua - non ci danno coperte e il vestiario che ci hanno consegnato è semiestivo». La situazione è confermata da Sergio Troglio, un avvocato del Cir (Consiglio italiano rifugiati): «In alcune aree c'è un incredibile sovrannumero e tra l'altro non c'è un luogo comune per mangiare. E nei container non ci sono tavoli ma solo letti». Al Sant'Anna vivono più o meno 1200 persone, raggruppate per etnie, in prevalenza nordafricani ed eritrei, ma anche afghani e iracheni. «I migranti - dice Filippo Sestito, presidente dell'Arci Crotone - vivono malissimo, senza sapere quale sarà il loro futuro e quanto tempo dovranno rimanere rinchiusi. Nessuno spiega niente. E' normale che aumentino le risse tra loro e le rivolte contro le forze dell'ordine». Da mercoledì una settantina di loro hanno iniziato uno sciopero della fame per chiedere riscaldamento e acqua calda e ieri hanno bloccato per qualche ora la circolazione sulla statale 106, ottenendo un incontro per martedì con il prefetto.

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