LA PAGINA 3

Il movimento è studentesco

RUSSO SPENA GIACOMORoma

Determinati, colorati e soprattutto giovanissimi. Ieri in piazza sono tornati ancora una volta gli studenti e l'hanno fatto a loro modo, dando spazio a una «creatività conflittuale» che non si poteva non notare.
Hanno manifestato con qualche distinguo, iniziando la loro giornata già la mattina presto alle 12 con un concentramento «artistico», per poi confluire alle 14,30 nel corteo. «Nessuna polemica», tengono però a precisare all'unisono gli organizzatori dello spezzone studentesco, buttando acqua sul fuoco, «ma ci ha colpito come l'appello di convocazione della manifestazione non desse spazio al tema della conoscenza. Così abbiamo deciso di attraversare il corteo con le nostre parole d'ordine, ma come valore aggiunto. Niente di più».
Con uno spezzone nutrito dietro a un megacamion da 15 metri e lo striscione d'apertura arancione «Libera i saperi, liberi dalla precarietà», gli studenti hanno intonato canzoni e ballato alternando vecchie musiche come Contessa e Bella Ciao a quelle più recenti, con Sud Sound System e 99 Posse che andavano per la maggiore. Senza tralasciare gli effetti coreografici: tric trac, fumogeni colorati e vari esercizi di giocoleria si sono alternati durante la camminata. Ma questo movimento studentesco non è solo folklore, è ben altro e anche ieri l'ha dimostrato. E' quello che riesce con le proprie rivendicazioni dal basso a far tremare i palazzi della politica. Ne sa qualcosa il ministro Fioroni. «Il sapere - urlano dal camion - non è una merce ma un bene comune, il motore della trasformazione per una vera società della conoscenza, dei diritti e della pace. E oggi siamo in piazza contro ogni forma di precarietà e sfruttamento esistenziale nella vita e nella formazione». Ma il movimento studentesco, intrecciando il tema della conoscenza all'idea di un nuovo welfare, ha le idee chiare su quali debbano essere le ricette da seguire: abrogazione delle riforme Moratti, legge nazionale sul diritto allo studio, abolizione del numero chiuso nelle università e superamento della legge 30.
«Chiediamo - spiega il coordinatore nazionale dell'Unione degli Studenti Roberto Iovino, uno che a 14 anni stava già in piazza a Genova a contestare il G8 - l'istituzione di un reddito di formazione che garantisca l'accesso al sapere in tutte le sue forme, a partire da un'immediata copertura finanziaria di tutte le borse dello studio». Gli studenti ieri avevano una marcia in più. Tanto che Domenico Ragozzino, delle rete Student sx, già preannuncia «un autunno di ribellione e di festa, infatti lotteremo anche per ottenere un accesso gratuito in tutte le forme della cultura. Cinema, musei e teatri in primis».
Nella concezione «liberatrice» del sapere invocata dagli studenti con ci devono essere steccati e limiti. Non a caso il copyright è preso di mira in tutti i suoi campi. «La cultura deve essere libera - dice ancora Roberto Iovino - e per questo siamo contro il diritto d'autore. Lo combattiamo diffondendo l'utilizzo di software liberi, alla faccia del potente Bill Gates e della sua Microsoft».
Gli studenti non erano il solo spezzone di «movimento», ma anche altri hanno fatto sentire la propria voce. Sfilava il camion del «Network delle comunità ribelli» con il movimento di lotta per la casa Action che faceva la parte del leone. «Requisiti gli alloggi, ora requisiremo il governo», recitava lo striscione, riferendosi alla confisca di 250 appartamenti a Roma compiuta da tre presidenti di municipio. Subito dietro il carro degli antiproibizionisti che, mostrando megacartelli con su dipinta la foglia di canapa, chiedevano a gran voce «il rispetto del programma dell'Unione, ovvero l'abrogazione della legge Fini-Giovanardi».
Ma in una manifestazione contro la precarietà e in difesa dei diritti civili non poteva mancare il movimento glbt. Camion coloratissimo e, come al solito, grande kermesse scenografica: compilation musicale variegata, ballerini che danzavano a ritmo della canzone Ymca e tantissime bandiere e scritte (una recitava «Meglio gay che opus Dei»). Uno spettacolo gestito dal circolo Mario Mieli, che ha posto l'accento sulla laicità dello Stato e contro le ingerenze della Chiesa. Sul palco di piazza san Giovanni il presidente dell'Arcigay Aurelio Mancuso infatti è andato giù duro, scatenando le ire di chi non c'era: «Il governo cominci ad affrontare la questione dei diritti civili per liberarsi dal Medioevo imposto dal Vaticano e dall'area reazionaria». E ancora: «Caro Benedetto XVI, hai parlato contro il precariato. E allora comincia a mollare qualche miliardo che ti prendi ogni anno dallo Stato».

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