LA PAGINA 3

«E' la nuova emergenza sociale»

RUSSO SPENA GIACOMORoma

«Nel mercato dell'abitazione in proprietà si presentano situazioni di disagio sociale. La sostituzione di un canone di locazione con una rata di mutuo non è avvenuta alla pari». Ad affermarlo questa volta non è - come sarebbe plausibile - qualche associazione di difesa dei consumatori o persone che sudano sette camicie per pagare il mutuo, ma la società di studi Nomisma che di recente ha condotto per il ministero delle Infrastrutture un'indagine sulla condizione abitativa in Italia. Confermando la drammaticità di una situazione che sta implodendo.
Il mutuo, causa soprattutto l'aumento dei tassi d'interesse delle banche, è sempre più alto e le famiglie fanno fatica a pagarlo. «Per il mercato italiano dei mutui - riferisce Nomisma - si tratta di una crescita senza precedenti. Sono aumentate le famiglie indebitate e la loro esposizione è peggiorata negli anni recenti». Una vera emergenza sociale che si fa ancora più allarmante considerando che nell'ultimo decennio il mercato immobiliare è cresciuto del 100%, sia per le compravendite che per le locazioni. E a questo aumento, ahimè, non è corrisposto un serio adeguamento dei redditi delle famiglie, che si trovano così costrette ad appellarsi a finanziamenti e prestiti pur di non vedersi tolta l'abitazione. A tal punto che, come conferma anche l'ultimo bollettino di Bankitalia, il rapporto tra debiti e reddito disponibile ha raggiunto il 49%, mentre nel 2001 la percentuale era ferma al 30%. Ovviamente il grosso della fetta è rappresentato dalla spesa-casa, che può arrivare anche, nelle grandi metropoli come Roma e Milano, a punte del 70% delle entrate mensili di una famiglia.
In Italia c'è stato, nel giro di pochi anni, un cambio repentino per chi aveva deciso di acquistare casa attraverso un mutuo bancario. «La questione centrale - spiega il ricercatore Luca Dondi, uno dei ricercatori di Nomisma - va trovata nei tassi d'interesse. Fino al 2003 si assestavano intorno al 2% e ciò ha permesso lo sviluppo delle compravendite. Ma poi sono cresciuti con un rialzo di un quarto di punto l'anno. Dal 2% il tasso variabile, che allora andava per la maggiore, è arrivato sopra il 4%».
Così si spiega il trend che ha spinto alla fine degli anni '90 anche le fasce «meno tutelate» a investire i propri risparmi per diventare proprietarie di immobili. Il bluff dei mutui a basso tasso d'interesse ha colpito soprattutto nel 2006, anno in cui sono stati accesi 404.276 mutui per la casa. E le compravendite che sono state realizzate attraverso la richiesta di un mutuo rappresentano il 47,8% del totale. Tanto che le statistiche riportano che l'80% della popolazione è oggi proprietaria di casa. Ma a che prezzo? Salatissimo, si potrebbe tranquillamente dire col senno di poi. Infatti la maggior parte dei mutui sono stati stipulati a tasso variabile su una copertura media del 50% del valore totale dell'immobile, con punte però che sono arrivate anche al 90%. In questo stato l'innalzamento dei tassi ha implicato una mazzata per i mutuari che vedono ora una rata aumentata di almeno 150 euro al mese.
Non a caso per chi si avvicina oggi all'acquisto di un immobile il 70% è orientato, sempre in base ai dati di Nomisma, a chiedere un mutuo a lungo periodo (magari di 25 o 30 anni) a tasso fisso. Cosa sicuramente meno rischiosa, ma con un costo di partenza dello 0,75 superiore a quello variabile. Insomma l'unico a guadagnarci è l'istituto bancario, che ha il pallino del gioco decidendo a chi concedere il mutuo e a quali condizioni e costi. «In Italia - afferma ancora Luca Dondi - non c'è una seria concorrenza tra le banche. Chiedono garanzie a lungo termine incongruenti con l'attuale mercato del lavoro. Non accettano le richieste di chi è precario e se lo fanno pretendono prestanomi o condizioni particolarmente favorevoli». Non a caso aumentano i casi di «mutui in contenzioso», ovvero persone che, non riuscendo più a pagare la rata, perdono l'immobile per morosità. Situazione che va come al solito a vantaggio delle banche.

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