POLITICA & SOCIETÀ

«Carceri di nuovo piene» Il Dap lancia l'allarme

RUSSO SPENA GIACOMORoma

Le carceri di nuovo a rischio collasso. E il ddl sulla sicurezza, che il 23 ottobre sarà all'esame del consiglio dei ministri, potrebbe peggiorare la situazione. Sono finite le cure benefiche dell'indulto, in base ai dati forniti ieri dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, che ha lanciato un grido d'allarme: «Nell'arco di un anno e mezzo se non accadrà qualche fatto nuovo e senza interventi strutturali - spiega il capo del Dap, Ettore Ferrara - torneremo all'inevitabile sovraffollamento delle carceri». Un quadro tutt'altro che roseo che rimette sotto l'attenzione di tutti, e soprattutto del governo, la questione della vivibilità all'interno delle carceri.
L'indulto, infatti, ha avuto il grande merito di ridurre la popolazione carceraria (arrivata a sforare quota 62mila nel luglio del 2006), facendo uscire dalle patrie galere ben 26.752 detenuti. Ma ora le statistiche del Dap segnalano «una crescita della popolazione carceraria pari a non meno di mille unità al mese». Tanto da riportare il numero attuale delle persone rinchiuse a 46 mila, mentre la capienza regolamentare degli istituti penitenziari è di 43.140 posti.
E' di nuovo emergenza. Se ne rende conto il ministro della Giustizia Mastella, che, anche se sotto tiro dell'opinione pubblica, non appare per niente intimorito: «Senza l'indulto oggi ci troveremo a quota 78 mila, quindi con una situazione devastante». Ma se da un lato il Guardasigilli difende il «suo» atto di clemenza, dall'altro si fa travolgere dal vento giustizialista assicurando «severità», «certezza della pena» e detenzione anche per i minorenni: «Come a 16 anni - esclama Mastella - si può andare a votare per un grande partito, allo stesso modo quella maturità deve essere considerata nel commettere reati». Non ripudia nemmeno l'idea, paventata da molti, della costruzione di nuove carceri, anche se sottolinea come non sia sua incombenza: «E' il collega Di Pietro che decide se costruire nuove galere».
Ma c'è anche chi, come l'associazione Antigone, da sempre garante del sistema penale, pensa che questa non sia la strada giusta. «L'indulto - spiega il presidente Patrizio Gonnella - è stato un atto umanitario, ma non ha toccato i nodi strategici del problema. Dopo il suo varo - continua - c'è stato il diluvio, con una serie di controriforme peggiorative. Diciamo che ce l'hanno fatto pagare caro!». Il riferimento è a quelle leggi, in primis la Fini-Giovanardi sulle droghe e la Bossi-Fini sull'immigrazione, che riempiono le carceri di tossicodipendenti e immigrati. «E il governo di centrosinistra - conclude Gonnella - non solo non l'ha abrogate ma rischia addirittura di peggiorare la situazione».
Così il cavallo di battaglia dei ministri Amato e Mastella rischia di far implodere la situazione carceraria, dandogli il colpo finale. Il ddl del governo prevede una serie di misure, come l'obbligatorietà di trascorrere la custodia cautelare in carcere o l'arresto per chi occupa una strada pubblica, che aumenteranno la popolazione carceraria, rendendo ancor più critica la situazione. Lo sottolinea l'avvocato Giuliano Pisapia (ex deputato del Prc), che presiede la commissione ministeriale per la riforma del nuovo codice penale, progetto accantonato per ora dal governo. «Il ddl - esclama - va nella direzione opposta da quella da noi indicata. L'introduzione di nuovi delitti e la non modifica delle pene per determinati reati sociali determinerà una reclusione sempre più caratterizzata da soggetti emarginati. Non si può incarcerare fino a 4 anni chi detiene merce contraffatta e darne 2 a chi compie un falso bilancio». La soluzione, per Pisapia, passa invece per la «depenalizzazione dei reati e per un sistema sanzionatorio con pene alternative al carcere. Solo così - conclude - si possono avere un'efficace sistema sanzionatorio, sicurezza, e tempi dei processi più rapidi».

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