POLITICA & SOCIETÀ

Case requisite per evitare lo sfratto

RUSSO SPENA GIACOMORoma

Stabili requisiti, con tanto d'ordinanza, contro l'emergenza abitativa. Inizialmente le società proprietarie degli immobili avranno pensato a uno scherzo, poi invece hanno dovuto fare i conti con la realtà. Ieri mattina in tre municipi romani (IX, X e XI) è scattata l'operazione «requisizione» con i presidenti, Sandro Medici, Andrea Catarci e Susanna Fantino, impegnati di persona negli espropri. Intanto le ordinanze venivano inviate al prefetto, al sindaco Veltroni, al presidente del tribunale civile, oltre che ai proprietari degli immobili interessati. Alla fine, ben 250 gli alloggi passati temporaneamente, per tre anni, sotto il controllo municipale. A beneficiarne persone, per lo più anziane, che vedono così allontanarsi lo spettro dello sfratto, quasi in tutti i casi per morosità. Continueranno a restare nelle loro case, alle stesse condizioni contrattuali correnti, scongiurando i temibili raddoppi in sede di rinnovo.
«Il mercato immobiliare è diventato una giungla con aumenti delle locazioni pari al 300%, la situazione è gravissima», afferma Sandro Medici, che ieri ha fatto la parte da leone con i suoi 212 alloggi requisiti. D'altronde non è nuovo a queste pratiche: nel suo curriculum da presidente vanta già numerosi espropri eseguiti in passato, con tanto di successive ricadute giudiziarie con i proprietari degli immobili repentini a far ricorso prima al Tar, poi al Consiglio di Stato e infine alla Cassazione. Però Medici l'ha sempre spuntata. «Stiamo tutelando - afferma ancora - persone che vivono da 45 anni in queste case e che ora rischiano di essere sbattute per strada. Mi auguro che anche questa volta la magistratura si renda conto dell'emergenza sociale». Il riferimento è anche alla decisione della Cassazione che ha stabilito solo qualche settimana fa che per determinati soggetti «a rischio» non è reato occupare.
Ad applaudire le scelte dei presidenti di municipio c'è Maria, una signora vedova di 76 anni, che grazie alla requisizione ha scongiurato l'ipotesi di finire sotto i ponti. «Sto qui dal 1959 - esclama - e campo solo con la mia pensione di 700 euro. Ho sempre pagato, facendo mille sacrifici, 440 euro al mese d'affitto. Poi da un giorno all'altro il proprietario ne vuole 910». Ma la situazione di Maria non è un caso isolato, in una città come Roma in cui l'emergenza abitativa è «di casa». Per questo un ruolo fondamentale è stato svolto dai movimenti di lotta, Action in primis. Un'azione, quella delle requisizioni, partita dal basso che ha incontrato il bene placito dei minisindaci. Anche l'individuazione degli stabili da espropriare è stata coordinata. «Come Agenzia Diritti - spiega Valentina - abbiamo verificato le condizioni più disagiate delle persone che vivono in immobili delle grandi società». L'obiettivo di Action è colpire «la speculazione edilizia e i costruttori abusivi a vantaggio del diritto all'abitare». Tra i presenti alla requisizione c'erano anche la consigliera comunale Adriana Spera e il deputato Smeriglio, entrambi del Prc. «Un'alleanza competitiva con il sindaco Veltroni» è la strategia di Smeriglio, che ricorda in tono polemico come «il 14 ottobre non sia la giornata delle primarie del Pd ma la scadenza del decreto che sospendeva gli sfratti». «Ecco perché è fondamentale la requisizione. E' un'azione di salvaguardia sociale».
Intanto tra gli immobili requisiti in IX municipio c'è il complesso Maestoso. Costruito nel 1957 comprende una sala cinematografica e 14 abitazioni. Dal 2005 è di proprietà della società Immobiliare Appia Srl che, appena entrata in possesso del complesso, ha deciso di sfrattare gli affittuari, che abitavano lì da anni, per chiedere al Comune un cambio d'uso.

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