VISIONI

Sky muove guerra

Auditel
SBARIGIA GIULIA,

«In Italia il sistema di rilevazione degli ascolti è talmente arretrato da non consentire, ad oggi, la produzione di dati affidabili sull'audience della televisione digitale», dicono dalla pay tv Sky. L'Auditel da parte sua si autodefinisce «la casa di vetro», in nome della trasparenza, ma evidentemente le finestre sono opache perché intorno alla fonte primaria per i dati d'ascolto relativi alla tv si continuano a sollevare polemiche. Ora però c'è un nemico in più, appunto Sky, ed è potente. La guerra è aperta e sul tavolo c'è il disegno di legge firmato dal ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni che promette di portare qualche novità in questo settore e dai microfoni di Radiouno, auspica una seria misurazione dei dati del satellite e delle piattaforme digitali. «Il panel utilizzato da Auditel per la rilevazione degli ascolti televisivi è costruito fondamentalmente in funzione della tv analogica tradizionale, qualsiasi dato relativo a trasmissioni digitali (satellitari, terrestri o attraverso altre piattaforme) è soltanto un derivato di questo panel e non un obiettivo specifico della ricerca», lamentano dalla piattaforma satellitare contro l'azienda nata vent'anni fa e da allora presieduta da Giulio Malgara. Insomma la pay tv che fa capo a Rupert Murdoch, se pur invitata, non entrerà nella proprietà della società (che attualmente è così divisa: il 33% ai rappresentanti delle imprese di comunicazione, il 33% alla Rai, il 33% alle emittenti private - 20.22% Rti, 6.45% Mediaset, 3.33% La7 e 3% Frt -, l'1% alla Fieg) finché non saranno garantiti trasparenza e accuratezza. Ma non solo. Perché Sky muove guerra anche contro la governance dell'azienda: «chiediamo al mercato soprattutto se sia corretto che i controllati siano anche i controllori». Insomma denunciano da Sky, se la quota di maggioranza della proprietà di Auditel è da sempre nelle mani delle aziende televisive, le stesse aziende la cui performance è misurata proprio dalla ricerca di Auditel, siamo in presenza di «una forma di conflitto d'interesse». Auditel si difende paragonandosi alle altre società europee di rilevazione degli ascolti, nelle quali tutti gli operatori controllati partecipano con quote paritetiche. Sky però rincara la dose, si accorge del duopolio, ma glissa sulla sua condizione di monopolista del satellite, e controbatte: «È anomalo che la quota di controllo della società sia di fatto in mano a due soli operatori, che raggiungono oltre il 60% delle azioni della società. Altrettanto anomalo è che da vent'anni, tale società sia guidata dallo stesso management, con un presidente 'a vita' il cui mandato viene rinnovato senza soluzione di continuità».
Da sempre contestato, il sistema che giornalmente fornisce i numeri che contano in tv, consultato come un oracolo dai responsabili dei palinsesti, pronti a cancellare un programma o a pomparlo fino a farlo sconfinare oltre l'orario previsto facendo gli occhi dolci agli inserzionisti pubblicitari, è pieno di falle. C'è una nota scritta da Auditel, pubblicata sul sito dell'Agcom e ora impugnata da Sky, in cui in effetti c'è un'ammissione di colpevolezza. Si legge infatti che non è possibile indicare «l'entità del margine d'errore delle stime d'ascolto ottenuto con il panel Auditel», specificando che «essendo estremamente ampia la gamma di combinazioni di canali, fasce temporali e target di analisi che possono essere prodotte con i dati Auditel, è corrispondentemente elevato il margine di errore delle stime che possono essere prodotte», e l'errore cresce al diminuire della percentuale di famiglie che possono ricevere il segnale dell'emittente.
Un giudizio severo sull'operato di Auditel era arrivato nel 2005 anche dalla Corte d'Appello di Milano: chiamata in causa da Sitcom, un editore di canali tematici, la Corte ha bloccato la diffusione dei dati d'ascolto dei canali satellitari, rilevati in forma sperimentale, definendoli «scarsamente attendibili, parziali ed erronei». Del 2004 era la bacchettata dell'Antitrust che accusava l'azienda «di determinare un esito inefficiente, con possibili effetti negativi nel mercato della raccolta pubblicitaria». Più recente è la strigliata del Garante sulle comunicazioni che nella sua indagine mette in discussione «l'attendibilità del sistema attualmente in uso», sottolineando la necessità di intervenire sulle regole di governance di Auditel e di allargare l'analisi degli ascolti «al maggior numero possibile di mezzi trasmissivi».

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