VISIONI

Il roditore che inventa un nuovo rito collettivo

Inferno/A porte chiuse
D'ALELIO GIACOMO,

La freccia tirata per gioco da un arco. Un fratello colpisce un fratello. Un occhio inizia a vedere il mondo cosparso di ombre. Una sequenza nata dagli eventi. E il buio si nutre di luce, come la luce di buio. Nel chiaroscuro si intravedono ombre che si muovono in attesa di prendere appieno la loro forma. Questa è la prospettiva di Massimo Munaro, regista compositore, che fonda a Rovigo nel 1987 il Teatro del Lemming con lo scenografo regista Martino Ferrari. Nell'ottobre del 1993 Martino Ferrari muore tragicamente. A lui sarà dedicato il Festival Opera Prima, fermatosi nel 2002, e da quest'anno pronto a rinascere accogliendo il giovane e più vitale teatro italiano. A Roberto Domeneghetti, scomparso nel 2003, è dedicato tutto il lavoro sulla Divina Comedìa, che si dipana tra le ombre della memoria, e di cui fa parte Inferno/A porte chiuse appena presentato al Teatro del Lido.
Dopo quattro anni, in cui Massimo Munaro ha condotto la sua compagnia a ricercare quanto nel profondo ognuno di noi racchiuda e spesso nasconda, eccoci giunti al termine di questo percorso: Nekyia (debutto ufficiale a Rovigo a maggio) che in greco significa viaggio notturno per mare, o discesa agli inferi. Un viaggio collettivo per diciassette spettatori, un corpo unico che si muove nei luoghi di questa traversata dedicata all'uomo, dove la bellezza a poco a poco si fa strada nuovamente in coloro che la ricercano. La bellezza è politica nella sua capacità di cambiamento: è questa la missione del Lemming. Nella sostanza onirica della Tetralogia si operava sul mito e per lo spettatore: l'urgenza di rivolgersi al singolo nella rilettura dantesca è ancora più forte nella tensione dialogica alla collettività. Solitaria e passiva di fronte alla scarnificazione morale e psicologica che si vive nell'Inferno. Ma solo senza pelle si è pronti a trasformarsi, a recuperare la memoria nel Purgatorio. E quindi a riconoscere la Bellezza del Paradiso: sentirsi parte del tutto, fusione calda che genera lacrime sincere. Ti trovi ad amare, giocare e sentirti legittimo tassello di un puzzle necessario. Il fine principale è riportare il Teatro a luogo di rito collettivo. In un'epoca, in cui si è perso di vista lo spettatore, in quella unicità che lui stesso non è più in grado di riconoscere, il lavoro del Teatro del Lemming non può e non deve passare inosservato. Nella sua necessità, nel suo essere roditore di false certezze, in nome della verità, democratica e collettiva.

Supporta il manifesto e l'informazione indipendente

Il manifesto, nato come rivista nel 1969, è sinonimo di testata libera, indipendente e tagliente.
Logo archivio storico del manifesto
L'archivio storico del manifesto è un progetto del manifesto pubblicato gratis su Internet e aperto a tutti.
Vai al manifesto.it