VISIONI

Tracce di Roma su tela

DI GENOVA ARIANNAITALIA/ROMA

Presso il Magazzino d'arte moderna (via dei Prefetti) a Roma, sono esposte alcune tele di Luca Vitone, che presentano il nuovo progetto dell'artista «Io, Roma», accompagnato da un testo di Stefano Chiodi. All'ingresso in galleria, si ha una sensazione spiazzante: brulica sul bianco grezzo del supporto (in lino) una materia indistinta, quasi polvere, muffa, o qualcosa di assai simile. A interrompere la purezza dell'arte interviene infatti la «quotidiana» vita di città: l'everyday inventa la mappatura di un luogo, anzi di una metropoli sempre affaccendata e distratta. La scoperta di un accadimento, l'inseguimento delle impronte, avviene attraverso segni atmosferici, il «fiato pesante» di Roma. È così che Vitone lascia sedimentare sulle tele - quasi dei filtri esistenziali - lo smog e i «vapori» urbani per raccontare ciò che non resta, la precarietà temporale. Scorie casuali finiscono per disegnare una mappa nomadica, una geografia dei luoghi che non appartiene agli atlanti scolastici ma a una personale rielaborazione, a un puzzle intriso di emotivività. La strada è ancora una volta per questo artista nato a Genova (classe 1964, vive e lavora a Milano) il «set» dove indagare percorsi inediti, lanciarsi in topografie immaginarie, compiere una «classificazione» della storia, quella collettiva e quella sottotraccia, che scorre invisibile. Gli indizi sono molti: dai musicisti immortalati qualche anno fa alla bandiera che mixa il simbolo rom con quello anarchico che appare in diverse «location», proponendo un surreale viaggio che zigzaga fra isole caraibiche e mercati cittadini, rifugio dei Sinti. Nella serie dei monocromi esposti a Roma, Vitone regala alla capitale alcuni ritratti che virano velocemente verso l'autoritratto: le opere infatti si fanno da sole, si costruiscono per via di stratificazione delle ore e dei giorni. L'esecuzione ha un che di provvisorio, poco controllato, è un momento di esaltazione della «modernità fluida» che tutti ci troviamo a vivere. (a. di ge.)

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