VISIONI

Il rap pittorico di George Lilanga

DI GENOVA ARIANNA,ITALIA

Più di cento opere e tre sedi espositive - Fabbrica Eos a Milano, Franco Riccardo Arti Visive a Napoli e Studio Brescia - per George Lilanga, artista nato nel 1934 nel sud della Tanzania e scomparso lo scorso giugno, all'età di 71 anni, rapito da una malattia che lo aveva condotto, mutilato, sulla sedia a rotelle, ma felice perché nel tempo era riuscito a assicurare una vita dignitosa alle sue due mogli e ai nove figli. Nel corso di più decenni, Lilanga ha reinterpretato gli intrecci culturali della sua terra in una serie di sculture e dipinti dai colori sgargianti, mescolando i materiali più diversi, dalla pelle di capra agli smalti fino al compensato. Così, nelle sale espositive (la mostra resterà in corso fino al 28 febbraio), si affacciano gli «shetani», i personaggi diabolici che però subiscono strane metamorfosi, finendo anche per essere dei piccoli fantasmi, uomini lillipuziani coperti da pareo. La retrospettiva dedicata a uno dei più celebri artisti contemporanei è curata da Enrico Mascelloni e Sarenco, abbraccia un arco di tempo che va dal 1975 al 2003 e inaugura una nuova collana di libri perla casa editrice Skira dal titolo «African Collection».

George Lilanga, apprezzato anche all'estero (la sua prima mostra fuori dal suo paese è datata 1977, a New York), da molti grandi vecchi della scultura makonde è stato considerato un «outsider» quando non proprio un traditore, non soltanto per la reinvenzione di alcune formule (i colori sul legno) ma anche semplicemente per il fatto di essere passato alla pittura: l'acrilico può essere una sorta di insulto per chi ha le mani abituate a accarezzare l'ebano.L'arte del dipingere sbarcò in Africa insieme ai colonialisti e divenne in un batter d'occhio un ottimo veicolo pubblicitario. Si fece insegna, raffinato richiamo, street style.

«Nei miei lavori - diceva Lilanga - scorre la vita quotidiana. Il mio personaggio più riuscito è un dentista, anzi una dentista donna che estrae un dente malato a un paziente con una chiave inglese... Anche la stregoneria, le storie che racconto per immagini, sono qualcosa di strettamente legato all'esistenza di tutti i giorni, fanno parte del mio e del modo di credere di tutta la comunità. Mi spiace che le mie sculture non siano molto amate e apprezzate in Tanzania, perché in fondo, io non faccio altro che reinterpretare le leggende che mi venivano narrate durante l'infanzia....». Il dipingere viene così vissuto come una festa, per gli occhi e per la mente di chi guarda, quasi fosse una danza estatica.

La fedeltà agli avi e alla tradizione, gli spiriti della cosmogonia makonde tornano sotto spoglie ibride, per sprizzare gioia e giocare col destino: quello di Lilanga è stato definito un «rap pittorico», una musica visiva composta da un artista solitario, che non è mai appartenuto a scuole o movimenti e che però ha sempre lasciato aperto il suo studio ai giovani scultori, per discutere del futuro della terra africana e dei suoi tesori.

Supporta il manifesto e l'informazione indipendente

Il manifesto, nato come rivista nel 1969, è sinonimo di testata libera, indipendente e tagliente.
Logo archivio storico del manifesto
L'archivio storico del manifesto è un progetto del manifesto pubblicato gratis su Internet e aperto a tutti.
Vai al manifesto.it