VISIONI

Quelle alterazioni sensoriali in onda

DI GENOVA ARIANNA,SIENA

Il mondo alla rovescia di Mika Rottenberg, dove l'artista cammina su paesaggi innevati a testa in giù (o meglio, in su ma col corpo completamente ribaltato rispetto alla percezione); la tavola apparecchiata in modo elegante dall'anglopalestinese Mona Hatoum che però, al posto delle pietanze succulente, su un candido piatto presenta i gargarismi dello stomaco, in una gastroscopia che ingoia anche lo spettatore; i frames disturbati di Pipilotti Rist dove la protagonista si contorce di fronte alla telecamera ripetendo il primo verso di Happiness is a warm gun di John Lennon (I'm Not the Girl Who Misses Much) e, infine, le sagome dormienti, pronte al risveglio improvviso al solo batter delle mani, di Studio Azzurro. Sono solo alcune delle immagini che costellano il percorso allestito al Palazzo delle Papesse a Siena, nella mostra dal titolo significativo Guardami , che indaga le mille percezioni possibili in presenza di video, ambienti interattivi, installazioni sonore (aperta fino all'8 gennaio, a cura di Lorenzo Fusi, con testi in catalogo di Pietro Montani e Francesco Berardinelli). Il visitatore che si accinge a oltrepassare la soglia del primo piano, irradiata di un rosso plastica, verrà immediatamente catapultato in un universo parallelo: inutile camminare fra le opere in stato di finta contemplazione, sala dopo sala si attivano diversi meccanismi sensoriali e si finisce per essere parte della narrazione in corso.

Così la canadese Janet Cardiff in Playhouse piazza e spiazza lo spettatore in una sala da teatro ad ascoltare una diva che canta sul palcoscenico: uno alla volta ci si immerge nello scrigno buio, in quella scatola delle emozioni che si sprigionano da una sensazione di solitario voyeurismo. Sejla Kameric (Sarajevo, 1976) sospende la proiezione in una atmosfera da fiaba horror. C'è una casa, che però è una baracca in un campo profughi. Emana una luce plumbea eppure è una Dream House, una casa dei sogni che contiene i tanti desideri degli abitanti e viene animata da un flusso di scenari fantastici che «scontano» la malinconia delle strade impossibili da percorrere. Totalmente onirico, tuffato in un paesaggio boschivo che nasconde pericoli e orchi (ma non vengono mai mostrati, restano ai margini, potenziali abitatori fra i rami degli alberi), è il video di animazione del duo Marzia Migliora e Elisa Sighicelli. L'ossessione dell'immagine seriale, ripetuta all'infinito come fosse un tic della realtà è la cifra stilistica scelta da Candice Breitz: la televisione diviene un incubo del doppio, mandando in onda, da più punti di vista, minisequenze di Dallas, sconcertando chiunque si trovi a passare per quel salotto «bene», allestito con tanto di divanetti.

A insistere sul trompe-l'oeil percettivo ci sono gli occhi che tutto scrutano, usciti fuori dal monitor come personaggi impazziti, di Tony Ousler (New York, 1957). Con i suoi fantocci l'artista rende organico un mondo altrimenti digitale, costruito su pixel elettronici. E popola le città di nuovi marziani nati direttamente dal tubo catodico, piccole divinità che ostinatamente cercano di comunicare la loro verità.

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