VISIONI

Incontri al vertice

ONORI LUIGI,ROMA

Pensiero musicale lineare, pensiero musicale complesso, monofonia ricca di sfumature timbriche e polifonia geometrizzante dal suono austero quanto orchestrale. Due mondi sonori davvero diversi quelli che il primo appuntamento di Jazz all'Ambra (19 gennaio) ha fatto convergere: quelli dell'altosassofonista Rosario Giuliani - solista di levatura, ben apprezzato in Francia dove incide e si esibisce regolarmente - e il pianista 77ettenne Martial Solal, uno degli architravi del jazz francese ed europeo, compositore e improvvisatore di statura davvero ciclopica. Dopo alcuni giorni di prove, i due sono saliti sul palco del teatro romano lavorando su quanto poteva accumunarli, circoscrivendo un terreno di rapporti possibili tra artisti diversi per generazione ed estetica. L'incontro (incontri tra artistri italiani e stranieri è il tema della rassegna, finanziata dal Comune) ha dato i suoi frutti grazie alla comune voglia di mettersi in discussione: Solal ama suonare con musicisti diversi da sé, mantenendo comunque la quintessenza della sua difficile arte; Giuliani, pur privilegiando un linguaggio storicizzato che spazia da Art Pepper a John Coltrane, sa mettersi alla prova con umiltà e saggezza. In questa dimensione di incontro consapevole, i primi tre brani danno la chiave di lettura dell'intero concerto che è durato più di un'ora e mezza con un paio di bis (un blues parkeriano e Cherokee). L'iniziale Coming Yesterday è del pianista, tema complesso eseguito ora all'unisono ora lasciando al piano il ruolo principale: Solal crea un mondo fitto di geometrie elaborate che ricordano le Città invisibili di Italo Calvino o i quadri di M.C. Escher. Il suo pianismo è orchestrale e polimorfo: passa con velocità e naturalezza da note ribattute a scale ultrarapide e cesellate, da sontuosi passaggi accordali a nervosi e guizzanti walking bass. Nulla è prevedibile nel mondo sfaccettato di Solal e tutto, ad onta di una complessità anche tecnica, è fluido e coerente.

L'altosassofonista segue queste coordinate e suona dando il meglio di sé in spazi e contesti che, senza soffocarlo, gli indicano strade e binari. Il secondo brano (Monsieur Martin) è di Giuliani che l'ha scritto per l'occasione: ha una bella melodia e trasuda un certo lirismo; Solal sta al gioco ma il suo accompagnamento provoca sempre cortocircuiti, variazioni, linee di fuga che rendono il percorso armonico più accidentato e denso. Il terzo brano è Subconscious- Lee di Lee Konitz e qui c'è tutto: Solal ha tocco, senso geometrico e nitore di scuola tristaniana, cui aggiunge un enciclopedismo pianistico che evoca in chiave assolutamente originale Art Tatum; Giuliani nel suo linguaggio più avanzato tende a elaborare idee di Konitz, a immettere il cool nel bop, a raffreddare la materia magmatica dell'improvvisazione per aumentarne il controllo. Su questi assi di confronto il recital è proseguito in bilanciato equilibrio tra composizioni originali (My Angel) e standard (una Stella by Starlight passata in un acceleratore di particelle atomiche). Incontro riuscito, successo di pubblico e prossimo appuntamento il 26 con l'ottetto di Gianluigi Trovesi, ospite Louis Sclavis.

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