VISIONI

Gianni Amico suonava la cinepresa

ONORI LUIGI,MILANO

Freedom Now (libertà subito) urlavano i neroamericani nelle strade tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta. Quel grido, quello slogan pieno di forza imperiosa, di rabbia e di fierezza diventò nel 1960 uno dei più intensi album del jazz, We Insist - Freedom Now Suite scritto dal batterista Max Roach con le liriche del poeta Oscar Brown jr. Dopo pochi anni (1964) un giovane regista italiano, Gianni Amico, realizzò un visionario ed intenso cortometraggio che fu premiato al festival di Locarno.

Noi insistiamo - suite per la libertà subito e Appunti per un film sul jazz (1965), entrambi del regista scomparso nel 1990 a 57 anni, sono stati proiettati l'8 novembre all'auditorium Di Vittorio, nell'ambito della rassegna Atelier musicale (organizzata dall'associazione culturale Secondo Maggio).

Il primo filmato era da lungo tempo inedito mentre il secondo era passato nel 1997 al jazz film festival milanese Kind of Blue. Si tratta di opere importanti perché attestano l'innovativa radicalità di linguaggio di Gianni Amico e la sua scrittura cinematografica jazzistica, profondamente interna al linguaggio musicale afroamericano. Mentre nelle commedie all'italiana abbondavano colonne sonore in stile jazzistico, scritte da Armando Trovajoli, Piero Piccioni e Piero Umiliani, tra gli altri, il giovane cinema italiano intesseva rapporti fecondi con il jazz.

Michelangelo Antonioni per La notte (1961) coinvolse Giorgio Gaslini; l'anno dopo Eriprando Visconti per Una storia milanese si rapportò a John Lewis mentre Enrico Rava e Gato Barbieri musicarono Una bella grinta (1964) di Giuliano Montaldo.

Del resto la nouvelle vague francese e il cinema indipendente americano degli anni Sessanta (seguendo la lezione di John Cassavetes in Ombre, film dalla sceneggiatura aperta con magmatiche musiche di Charles Mingus) trovarono con il jazz - dall'hard bop al free - una sintonia di tipo costruttivo e narrativo.

Gianni Amico, pioniere e visionario, si inserisce in questo contesto. Per Noi insistiamo - suite per la libertà subito sceglie tre brani dell'album roachiano (Triptych, All Africa, Freedom) e li rende cinema mediante un serrato e drammatico montaggio di foto tra Stati Uniti e Africa, tra marce, panorami, linciaggi, danze, presente e passato, repressione e speranza.

Appunti per un film sul jazz prende spunto dal VII festival di Bologna (1965) ed è stato definito da Rava come il film più vero e appassionato dedicato al jazz. Amico arriva alla performance musicale passando attraverso tutto quello che ruota attorno ad essa e le dà senso: la stazione feroviaria, le quinte del teatro, le prove, le jam improvvisate, le interviste, i percorsi in auto, luoghi, facce e voci che danno spessore narrativo, in una storia montata in diversi capitoli dedicati, tra gli altri, a Don Cherry, Steve Lacy, Johnny Griffin e Ted Curson.

Immagini che recano il segno del tempo ma rivelano ancor oggi una straordinaria modernità d'approccio, ben diversa dalla meccanica riproduzione del concerto visto che Amico suonava la macchina da presa come un vero jazzman .

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