POLITICA

Crisi in Croazia, il centrosinistra riprova

SCOTTI GIACOMO,ZAGABRIA

Ivica Racan, premier socialdemocratico del primo governo croato post-Tudjman, ha rassegnato ieri mattina le dimissioni nelle mani del capo dello stato Stjepan Mesic: finisce così l'esecutivo di centrosinistra, che Racan presiedeva da due anni e mezzo. Non ci saranno però elezioni anticipate: l'ha escluso lo stesso presidente della repubblica, che ha manifestato l'intenzione di riaffidare a Racan l'incarico di formare un nuovo governo in quanto leader del partito più forte in parlamento e dunque con più possibilità di dar vita a una nuova coalizione. Quella vecchia, uscita dalle elezioni del 3 gennaio 2000, un esapartito, s'era ridotta a cinque con l'uscita del partito istriano, che sosteneva posizioni antifasciste e di sinistra. Ma negli ultimi cinque-sei mesi i partiti rimasti avevano preso a baruffarsi sempre più spesso, per i ricatti continui dei liberali (Hsls) di Drazen Budisa, ala destra della coalizione. Già lo scorso anno c'era stato un serio scontro nel governo, provocato sempre dai nazional-liberali di Budisa a proposito della consegna al Tribunale dell'Aja di alcuni generali croati sospettati di crimini di guerra, che Budisa cercava di proteggere.

Poi, per far pesare maggiormente le proprie posizioni, Budisa ha chiesto e ottenuto mesi fa di entrare personalmente nell'esecutivo con l'incarico di vicepremier; ma da allora il governo si è praticamente inceppato, fino a indurre Racan (pur incline ai compromessi e ai cedimenti) a dire basta. Un «basta» che, oltre a portare alla crisi ufficiale, con la caduta del governo, ha provocato anche la spaccatura del partito nazional-liberale.

Al momento di ratificare un importante trattato con la vicina Slovenia, per metter fine a un conflitto che dura dal `91, Budisa e alcuni dei suoi hanno votato contro, altri deputati del suo partito a favore, altri ancora si sono astenuti. Praticamente il partito si è frantumato. Ora pare che i ministri liberali dissociatisi dal loro leader resteranno fedeli a Racan e formeranno un nuovo partito, «Liberali croati», cui aderirà anche metà dell'attuale pattuglia parlamentare del Hsls.

La defezione del vicepremier e dei suoi seguaci più destrorsi ha fornito finalmente a Racan il pretesto per liquidare la coalizione pentapartitica; certo che il capo dello stato gli conferirà nuovamente l'incarico di formare un nuovo esecutivo. E questo non vedrà più la presenza del Hsls. Includerà invece i rappresentanti di tre partiti regionali (due istriani) e il sostegno di cinque deputati delle minoranze etniche, con l'italiano Furio Radin che ne è il capogruppo.

Con questi appoggi e l'adesione esterna degli ex-liberali che hanno rotto con Budisa, il governo Racan 2 avrà la maggioranza in parlamento e potrà proseguire per altri venti mesi, fino al termine della legislatura. Dovrebbe arrivarci con qualche riforma di rilievo, che dia una svolta decisiva alla vita politica croata, sin troppo inquinata dall'operato passato e presente dell'estrema destra. Solo così Racan potrà presentarsi alle elezioni del 2004 con qualche speranza di sconfiggere nuovamente il partito degli eredi del «Supremo»; il quale in questi anni, sfruttando le liti e le crisi del centrosinistra, si è continuamente rafforzato.

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