Lo scoglio Croazia

GIACOMO SCOTTI - ZAGABRIA

Lo scoglio Croazia
INCE Pronto per il trattato con l'Italia, ma Zagabria respinge la clausola (cara ad An) "restituzione dei beni"
GIACOMO SCOTTI - ZAGABRIA

No, a Trieste no, è per noi una città ostile. Così giustificò cinque giorni addietro il ministro degli esteri croato Tonino Picula l'ennesimo rinvio della firma del patto di amicizia e collaborazione fra Italia e Croazia, in gestazione da nove anni. Subito dopo è stata l'Italia a rinviare, chiedendo l'inserimento nel trattato di una clausola sulla parziale restituzione dei beni degli esuli in Istria, a Fiume e Dalmazia. Nelle ultime ore il governo croato fa sapere che il documento potrà essere firmato entro la fine di quest'anno, ma dovrà esserlo a Zagabria.
Ieri nella "ostile" Trieste è arrivato il premier croato Racan unendosi al suo ministro degli esteri arrivato prima e incontrandosi con diversi leader dei 17 paesi dell'Ince, compreso Berlusconi, ma i rapporti italo-croati restano gelidamente cordiali. I mass media croati hanno calato il tono della campagna anti-italiana, è vero, ma non sono mancati segnali allarmanti. Ieri, il generale Ante Gotovina, alla macchia da tre mesi, ricercato dall'Interpol e dal Tribunale dell'Aja per crimini di guerra, è stato proclamato "eroe della guerra patriottica" e cittadino onorario della città di Zara (amministrata dalla destra Hdz). Nessuno in seno al Consiglio comunale si è opposto, nemmeno i consiglieri dei partiti al governo. Si è così voluto esaltare un personaggio imputato di stragi per controbilanciare la medaglia d'oro concessa da Roma all'ultima amministrazione di Zara italiana e fascista del 1943. Zara croata ha così ora due cittadini onorari: il defunto "supremo" Franjo Tudjman e questo "generale". Da una parte incombono le antiche ombre del littorio italiano che ha lasciato orribili e indimenticabili ricordi, dall'altra si moltiplicano le ombre del neo-ustascismo.
In concomitanza con il vertice Ince a Trieste i massimi esponenti del governo croato sono tornati sul "caso" dei rapporti con l'Italia, usando toni più morbidi ma restringendo qualsiasi possibilità di revisione del documento "già siglato e in gran parte confermato" come si espresse Picula prima di partire per il capoluogo giuliano. Ha quindi "rinnovato l'invito" al collega italiano Ruggiero a venire a Zagabria "per consumare (sic) finalmente l'incontro bilaterale che non poté realizzarsi l'11 novembre" per tragici eventi di New York e Washington. Comunque, poiché il governo italiano, cedendo alle pressioni di alcuni suoi ministeri e dei vertici delle associazioni degli esuli istro-dalmati ha riaperto il dossier delle lamentele, affidando l'esame del caso a una commissione che dovrà riferire entro il 12 dicembre, si può essere sicuri - affermano qui a Zagabria - che il trattato di amicizia e collaborazione aspetterà l'alba del 2002. E non è detto che sarà un'alba radiosa.
I rinvii non dispiacciono alle forze politiche croate, comprese alcune del pentapartito al governo che, per pochi chilometri quadrati di terra e di mare lungo i confini con la Slovenia, sono riuscite a rinviare sine die un trattato con Lubiana. Tonino Picula dice: "L'Italia è un nostro partner veramente importante, ed ha sostenuto durante tutto l'anno trascorso le nostre iniziative di politica estera. Non vedo perché questa collaborazione non debba continuare, ma dobbiamo essere consapevoli che in passato sono successe cose che hanno diviso i popoli croato e italiano". Parole buone, col veleno in coda. E con l'aggiunta: "Siamo dunque pronti a firmare l'accordo di amicizia, il quale però implica che il partner italiano rinunci a riaprire il dossier degli optanti istriani".
Dicevamo che sono in molti in Croazia, a gettare acqua gelata sulle relazioni con l'Italia e gli stessi socialdemocratici che guidano il governo gareggiano in "patriottismo" ribadendo gli irremovibili "no" a revisioni dei vecchi accordi del 1975 e del 1988. Anche perché il "centrosinistra" verrebbe a trovarsi in un mare di guai se dovesse cedere. Qui il nazionalismo negli ultimi mesi è nuovamente divampato, anche certe forze di governo attizzano il fuoco. In tal modo i gravi problemi interni vengono a riflettersi sulla politica estera. Eccone alcuni. Tra il governo e la chiesa cattolica è in corso un'incandescente polemica in seguito alla posizione ostile assunta dalla Conferenza episcopale contro la leadership socialdemocratica; all'interno del governo alcuni partiti di centro hanno sposato le posizioni di estrema destra della chiesa. Al tempo stesso la coalizione governativa, posta di fronte alle critiche dell'Osce per gli ostacoli che ancora vengono frapposti da Zagabria al rientro in Croazia dei profughi serbi (il governo si rifiuta di restituire a questi profughi circa 50.000 abitazioni da essi abbandonate nelle grandi città e da Tudjman assegnate ai "patrioti" croati) e soprattutto di fronte alla disoccupazione crescente ed altre difficoltà economiche del paese, va sempre più disarticolandosi con baruffe fra i ministri. Come se non bastasse, le elezioni amministrative suppletive svoltasi nelle ultime settimane in una ventina di Comuni, soprattutto in Dalmazia, hanno determinato il ritorno trionfale al potere locale del Blocco croato (Hdz ed estrema destra) che ha conquistato, tra l'altro, Spalato, Zara e Dubrovnik/Ragusa.

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