Generali croati, uno all'Aja l'altro in fuga

GIACOMO SCOTTI - ZAGABRIA

Generali croati, uno all'Aja l'altro in fuga
Ademi (massacro di Medak): "Sono innocente", Gotovina ("Tempesta '95") uccel di bosco
GIACOMO SCOTTI - ZAGABRIA

E' un albanese, Rahim Ademi, il primo generale dell'esercito croato - gli altri militari croati sono cittadini bosniaci - processato dal Tribunale dell'Aja per i crimini di guerra nell'ex Jugoslavia (Tpi). Ademi è partito per l'Aja "volontariamente" come aveva promesso dopo aver ricevuto l'atto d'accusa di Carla Del Ponte. Ieri è comparso davanti ai giudici per un rito formale: dichiararsi colpevole o innocente. Naturalmente ha dato la seconda risposta, ma le accuse sono molto pesanti: crimini contro l'umanità e violazione delle convenzioni di guerra.
Un altro generale doveva raggiungere il carcere di Scheveningen insieme ad Ademi: Ante Gotovina, ma si è reso uccel di bosco e il mandato di cattura croato si trasformerà forse in mandato internazionale. Pare infatti, che - aiutato dai troppi protettori nell'esercito, polizia e servizi segreti ancora zeppi di agenti tudjmaniani - il generale abbia raggiunto la Legione straniera dov'è stato ufficiale fino al 1991, quando si è messo al "servizio" di Tudjman. Il generale Gotovina è rimasto per settimane indisturbato, prima nella sua villa di Zagabria, poi in un convento francescano a Kupres in Bosnia e infine in una villa a Pakostane presso Zara (dove ieri l'altro sono andati ad ossequiare la sua famiglia i presidenti delle tre regioni della Dalmazia). Qualche giorno fa l'ex direttore del massimo giornale croato e già intimo di Tudjman, oggi leader di un'associazione di neofascisti, Nenad Ivankovic, ha presentato a Zagabria, ad un folto gruppo di nostalgici ustascia, il suo ultimo libro, Guerriero, avventuriero e generale: biografia apologetica di Gotovina, l'uomo accusato per crimini odiosi e genocidio, commessi secondo il Tpi "in operazioni speciali" sotto suo diretto comando, denominate "Inverno 94", "Sal Uno e Due", "Estate 95", "Tempesta" e "Maestrale" sempre nell'estate '95.
Il generale Ademi, invece, deve rispondere soprattutto dell'operazione "Sacca di Medak, dal 9 al 17 luglio 1993" sotto sua diretta responsabilità: per la prima volta l'esercito di Tudjman penetrò nella "Repubblica della Krajina Serba" conquistando una decina di villaggi, e furono stragi. Ademi forse non le ordinò, ma le tollerò: massacri di soldati serbi arresisi e di civili inermi, soprattutto anziani, saccheggi di case e distruzione con esplosivo e fuoco di intere cittadine. Nella "sacca" conquistata furono sorpresi circa 400 civili non ancora fuggiti. L'Unprofor-Onu fermò lo sterminio e le truppe croate si ritirarono. Ma ebbero modo di rastrellare e massacrare 38 civili, ferendone molti altri, quasi tutti anziani e per lo più donne. Circa 164 case e 148 stalle furono distrutte dopo il saccheggio. L'"opera" continuò anche dopo l'armistizio del 15 luglio; perfino i pozzi e le cisterne vennero avvelenati. La "Sacca di Medak" divenne un deserto, e lo è tuttora.
Chi scrive ha davanti un primo elenco di vittime di quelle stragi. Ecco alcuni nomi: Bosiljka Bjegovic, 74 anni, cieca, fucilata nel suo villaggio di Divoselo con la figlia Milka di anni 46; massacrata l'intera famiglia Jovic, sempre a Divoselo: Angela di 60 anni, Dimitrij di 55 e Mara di 44, tutti e tre fucilati dopo feroci bastonature (l'uomo era invalido, non poteva camminare); Sara Krickovic, 71 anni, sgozzata con un pugnale, dopo che una sua congiunta, Ljubica Krickovic sposata Zivicic di 64 anni, era stata fucilata. A Citluk, tra gli altri, venne fucilato Giuro Krajnovic, 86 anni, insieme a sua moglie Petra, stessa età, il suo corpo fu poi gettato nelle fiamme della casa, dove morì bruciata viva Stana Krajnovic, 67 anni, mentre il Mile Pejnovic, 58 anni, venne fucilato a Donje Selo. Ancora qualche esempio di efferatezza: Bojana Pjevac, 68 anni da Citluk, venne fucilata dopo che le furono amputate le tre dita (medio, indie e pollice) con le quali i serbi di religione ortodossa usano farsi la croce. La stesa fine fece Anka Vujnovic, 59 anni di Divoselo: via le dita e poi alcuni colpi di pistola. Janko Potkonjak, 62 anni, fu dapprima trafitto da una pugnalata, poi fucilato e infine castrato. Si potrebbe a lungo continuare. Questa fu la "Sacca di Medak" di cui Tudjman menava vanto come della prima vittoria del "glorioso" esercito i cui uomini si fregiavano della croce e della coroncina del rosario sull'uniforme!

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