All'Aja i crimini croati. E quelli Usa?

GIACOMO SCOTTI - ZAGABRIA

All'Aja i crimini croati. E quelli Usa?
"Strage". Reso noto l'atto d'accusa contro il generale Gotovina in fuga, difeso da Chiesa e governo
GIACOMO SCOTTI - ZAGABRIA

E' stato reso pubblico l'atto d'accusa della Procura del Tribunale dell'Aja a carico di Ante Gotovina, ex generale dell'esercito croato ricercato per crimini di guerra. Da sette settimane, e cioè da quando i giornali fecero il suo nome accanto a quello del generale Rahim Ademi quale futuro inquilino del carcere di Scheveningen (dove Ademi è da alcuni giorni), Gotovina ha scelto l'"eroica" via della fuga. Eppure governo, magistratura e polizia croata avrebbero potuto arrestarlo.
Il generale Gotovina è accusato di aver "sollecitato, pianificato, ordinato" ed anche compiuto personalmente orrende stragi nel corso e immediatamente dopo l'operazione "Tempesta" che all'inizio di agosto 1995 portò alla "liberazione" dei 10.500 km quadrati della "Repubblica serba di Krajina". La cui popolazione, terrorizzata inizialmente da "inutili e pesanti bombardamenti" che semidistrussero le città e colpirono quasi solo obiettivi civili di Knin, Benkovac, Obrovac, Drnis, Vrginmost, Vojnic, Glina e Pettinja, e ancor più - dopo l'occupazione - da assassini, saccheggi e incendi delle case su larga scala, fu costretta alla fuga. Le cifre dell'esodo (nell'atto di accusa si parla anche di deportazione) variano da 150.000 a 200.000 civili serbi.
Gotovina è ritenuto responsabile - con il defunto dittatore Franjo Tudjman in qualità di comandante supremo - dei crimini compiuti dalle truppe e dalla polizia croata dal 4 agosto al 15 novembre '95, quando il generale ebbe il comando diretto. In quell'arco di tempo furono "massacrati non meno di 150 civili serbi" i cui cadaveri sono stati identificati, altri 150 sono "scomparsi" nelle fosse comuni ancora da individuare. All'atto di accusa è annesso l'elenco nominativo dei massacrati e dei dispersi con luoghi e modalità delle stragi, saccheggi, incendi e torture che portarono alla pulizia etnica pressoché totale del territorio dove operarono ben 150.000 militari croati. Città e villaggi serbi furono tutti rasi al suolo.
La Chiesa cattolica croata, che ha sempre taciuto su questi e su altri massacri, sostenendo invece la "sacrosanta Tempesta", si è fatta sentire in questi giorni con un documento della commissione "Iustitia et pax" della Conferenza episcopale che attacca il Tribunale dell'Aja: le accuse agli "eroici" generali croati, mirerebbero a "bloccare la via della Croazia verso la totale indipendenza". Hanno subito reagito alcuni teologi, laici e religiosi come il padre francescano fra Bono Zvonimir Sagi, che ha accusato i vescovi di "idealizzare la guerra patriottica" e di assolvere i crimini dei cattolici istigando all'intolleranza. A far proprio invece il documento dei vescovi è stato, inaspettatamente, il premier socialdemocratico croato Ivica Racan, il quale si è anche lavato le mani da ogni responsabilità per la fuga di Gotovina. Ora alla Croazia dovrebbero essere applicate le sanzioni del Consiglio di Sicurezza Onu.
Al documento dei vescovi ha risposto pure Florence Martmann, portavoce a Zagabria del Tribunale dell'Aja: "I vescovi croati - ha detto - non contribuiscono certo alla giustizia ed alla pace nella regione, anzi istigano i cittadini a violare gli impegni internazionali dello Stato croato. La Chiesa croata ci offende". Per la Hartman le autorità croate sapevano dove si trovava il generale, ora in fuga, al momento in cui venne consegnato a Racan l'atto d'accusa e sapevano che l'imputato non doveva lasciare la Croazia.
A sua volta, rifiutandosi di svelare il nascondiglio del cliente, l'avvocato di Gotovina, Luka Misetic, ha detto ai giornalisti che "le accuse contro Gotovina sono un attacco agli Stati uniti. Perché "il generale Gotovina agì nell'operazione Tempesta d'intesa e con l'appoggio degli Stati uniti...fu un'operazione militare congiunta della Croazia e degli Usa che portò alla conclusione della guerra in Croazia e in Bosnia". Gli Stati uniti "ebbero il pieno controllo operativo" sull'operazione "liberatrice". E' la medesima tesi - giusta e per noi non nuova - dell'ex capo dei servizi segreti di Tudjman, Marko Rebic, che ha dichiarato che l'operazione Tempesta fu eseguita secondo schemi e piani di generali americani; la Cia e il servizio militare di spionaggio Usa, tramite l'ambasciata Usa a Zagabria - ha rivelato Rebic - fornirono le informazioni per attuare l'operazione. Inoltre, "nel corso delle operazioni Lampo in Slavonia occidentale e Tempesta in Krajina, gli Usa erano a conoscenza minuto per minuto di quanto avveniva sul terreno" (stragi comprese); i loro ufficiali "erano sempre presenti nel nostro Quartier Generale, gli americani avevano il privilegio dell'esclusiva sulle nostre operazioni. I loro velivoli senza pilota coprivano l'intera regione di quelle operazioni". Chi sono i criminali?

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