L'Aja mette in crisi Zagabria

GIACOMO SCOTTI - RIJEKA (FIUME)

L'Aja mette in crisi Zagabria
La coalizione di centrosinistra si spacca sulla consegna di due generali al Tribunale
GIACOMO SCOTTI - RIJEKA (FIUME)

Domenica prossima, di fronte al parlamento convocato in sessione straordinaria, il governo croato porrà la questione di fiducia. La crisi è stata provocata dal partito liberale di destra Hsls, il maggiore - dopo il partito socialdemocratico del premier Ivica Racan - dei cinque che formano la coalizione governativa del cosiddetto centrosinistra. Il leader dell'Hsls, Drazen Budisa, ha minacciato l'espulsione dal partito di tre dei quattro ministri liberali che, insieme agli altri membri del governo, hanno votato sì all'arresto ed alla consegna al Tribunale dell'Aja di due generali dell'esercito croato accusati da Carla Del Ponte di crimini di guerra compiuti nelle operazioni "Lampo" e "Tempesta" (1995). Il governo aveva a lungo tentennato al riguardo: dopo mesi di silenzio da parte di Zagabria, l'irriducibile procuratrice dell'Icty è arrivata qui la scorsa settimana per invitare i dirigenti croati a seguire l'esempio di quelli di Belgrado, che hanno impacchettato e consegnato Milosevic. Quella del governo è stata una decisione sofferta ma inevitabile, come lo stesso premier ha dichiarato ieri mattina in una drammatica conferenza stampa tv.
Se il governo otterrà la fiducia, ha aggiunto, la crisi si risolverà con un parziale rimpasto: uno o due ministri saranno sostituiti; se sarà bocciato, invece, si andrà alle elezioni anticipate già alla fine dell'estate. Nei liberali, intanto, si è verificata una frattura: pare che una buona metà dei deputati voteranno a sostegno del governo. Nel quale resteranno almeno tre ministri targati Hsls, compreso il vicepremier Goran Granic. Nel frattempo il governo è deciso, ha detto Racan, a ricorrere a tutti i mezzi nei confronti delle forze neoustascia, raccolte negli innumerevoli "comitati per la difesa della dignità della guerra patriottica", che hanno preannunciato comizi, marce ed altre manifestazioni, con blocchi stradali e dei valichi di confine, per provocare la caduta violenta del governo e "impedire con ogni mezzo la consegna dei nostri eroi di guerra".
Particolarmente forte è stata la reazione a queste minacce del presidente della repubblica, Stipe Mesic. In un discorso alla nazione ha lanciato un appello alla calma, alla difesa della democrazia e dei diritti civili. Decidendo di consegnare i due generali imputati di crimini di guerra al Tribunale dell'Aja, ha detto, il governo ha fatto soltanto il proprio dovere, adempiendo ad impegni internazionali. "Il crimine non ha nazionalità, e chi lo ha commesso deve rispondere delle proprie colpe, subendo il processo e la condanna che merita e liberando la Croazia dall'onta della responsabilità collettiva. Una volta per tutte - ha concluso - inseriamo la Croazia nella cerchia dei paesi democratici del mondo". Per la Croazia, in effetti, potrebbe essere l'occasione di una svolta positiva, che porti a fare i conti con un passato recente sanguinoso.
Secondo indiscrezioni (gli atti di accusa sono segreti) gli imputati richiesti dal Tribunale sono i generali in servizio attivo Ante Gotovina e Rahim (Rahman) Ademi, quest'ultimo di etnia albanese, ex alto ufficiale dell'Armija jugoslava che sotto Tito fece un ano di carcere per estremismo nazionalista. Allo scoppio della guerra nell'ex Jugoslavia, nel 1991, aderì subito all'esercito di Tudjman, divenendo comandante del fronte di Sebenico prima e poi di quello della Lika dove, però, il comando effettivo fu del generale Mirko Norac, attualmente sotto processo a Fiume per crimini contro l'umanità compiuti a Gospic (massacro di decine di civili serbi). Ademi però ebbe anche il comando formale e reale dell'operazione "Sacca di Medak" nel corso del quale (9-19 luglio 1993) furono rasi al suolo tre villaggi e massacrati numerosi civili serbi, per lo più anziani.
Quanto al generale Ante Gotovina (ricercato dal Tribunale dell'Aja già nel 1998) le imputazioni a suo carico sono ancor più pesanti. Egli comandò infatti il malfamato "Settore Sud" dell'ex Krajina durante e dopo l'Operazione Tempesta, ed in quel settore furono commessi i crimini di guerra più numerosi ed efferati. Stando ai documenti del "Comitato croato di Helsinki", a parte quanto avvenne nei quattro giorno dell'offensiva militare, in quel settore furono massacrati 410 civili e distrutte con il fuoco più di 22 mila case di serbi nel giro di poche settimane dopo la fine delle operazioni belliche. Gotovina è anche accusato di aver fatto un uso eccessivo e non necessario delle artiglierie, distruggendo gran parte della città di Knin quando ormai in essa era cessata ogni resistenza e non c'erano più reparti "nemici".
A differenza del generale Ademi che ha dichiarato di essere pronto al viaggio all'Aja, Gotovina già tre anni fa disse che nella città olandese non lo avrebbero visto né vivo né morto; e in questi giorni è sparito dalla circolazione. Introvabile a casa, a Zagabria, e altrove. Gotovina è un tipico "generale d'assalto", ha fatto rapida carriera con Tudjman che lo assoldò grazie alle "imprese" nelle Legione straniera nella quale si era imboscato all'epoca di Tito per sfuggire alla legge. Nel dopoguerra fu nominato ispettore generale dell'esercito croato e tuttora lo è. Ademi è il suo vice nel medesimo ispettorato.

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