Croazia verso la crisi

GIACOMO SCOTTI - FIUME/RIJEKA

Croazia verso la crisi
Rissa nel governo. Presto elezioni anticipate
GIACOMO SCOTTI - FIUME/RIJEKA

Con i risultati delle elezioni amministrative del 20 maggio, la situazione politica in Croazia si è gravemente complicata e inasprita: al punto che quasi certamente il governo finirà per sfasciarsi e si andrà alle elezioni politiche anticipate per rinnovare il parlamento eletto solo nel gennaio dello scorso anno. L'unità delle forze anti-tudjmaniane che portarono alla sconfitta del regime nazionalista e al passaggio all'opposizione dell'Hdz si è frantumata nelle amministrative, favorendo la rinascita della destra filoustascia - l'Hdz e i partiti filofascisti unitisi nel "Blocco croato". Gli scontri quotidiani - a livello locale e centrale - fra i partiti della maggioranza hanno fatto entrare in crisi il governo centrale.
La possibilità di nuove elezioni, prospettata nei giorni scorsi dai giornali e smentita dal premier Ivica Racan, è stata ora confermata dai massimi vertici del governo e dello stato. Racan ha dichiarato: "Se saranno necessarie, ci saranno nuove elezioni". Il capo dello stato Stipe Mesic ha commentato: "Le elezioni anticipate non saranno una tragedia". L'argomento è stato affrontato ieri in un vertice dei sei partiti della coalizione governativa, uscita sconquassata dalle polemiche elettorali: i liberal-nazionalisti di Budisa, ridotti a un partito di quart'ordine (ma al parlamento sono forza portante insieme ai social-democratici) minacciano di allearsi con l'estrema destra Hdz, uscita rafforzata e salita al secondo posto per consensi; i socialdemocratici di Racan, rimasti al primo posto, hanno però subito un forte salasso, spostandosi inoltre politicamente al centro e facendosi promotori di una legislazione anti-operaia; i piccoli partiti di centro-sinistra si sono rafforzati ma vengono sempre più spinti all'opposizione dall'atteggiamento dei socialdemocratici e dei liberal-nazionalisti, che nella recente campagna elettorale hanno trattato gli alleati minori da nemici, soprattutto i regionalisti istriani e del Quarnero (Ddi e Pgs).
Sebbene le ragioni siano molto più profonde e complesse, l'apparente pomo della discordia si chiama Spalato, capoluogo della Dalmazia, dove i liberal-nazionalisti hanno deciso di prendere il controllo della città formando una coalizione con l'estrema destra ed escludendo i socialdemocratici che pure hanno conquistato la maggioranza relativa dei seggi nel consiglio cittadino. D'altra parte a Fiume, dove sono in minoranza, quegli stessi liberal-nazionalisti preferiscono restare all'opposizione con l'Hdz piuttosto che entrare nel governo cittadino insieme ai socialdemocratici che hanno la maggioranza.

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