L'italiano sotto tiro

GIACOMO SCOTTI - FIUME/RIJEKA

L'italiano sotto tiro
Zagabria cerca di eliminare il bilinguismo in Istria
GIACOMO SCOTTI - FIUME/RIJEKA

Il governo croato di "centrosinistra" insiste su una linea di radicale ostilità al bilinguismo in Istria. E' una linea che è stata seguita con brutalità nel corso della campagna elettorale appena conclusasi con l'ennesima vittoria in quella regione della Dieta democratica istriana (Ddi), il partito interetnico che è stato oggetto degli attacchi di tutti gli altri movimenti politici con in testa i socialdemocratici del premier Racan. Il quale, forse per sfogare la rabbia dello schiaffo morale subito in Istria dal suo partito, ha convocato martedì riunione straordinaria del governo nel corso della quale tutti i ministri, eccetto uno, hanno deciso di denunciare definitivamente alla Corte costituzionale tredici articoli dello Statuto istriano (tre in più di quelli sospesi alcune settimane fa con decreto del ministero della giustizia) e cioè tutti quelli relativi all'uso paritetico delle lingue italiana e croata ed ai diritti della minoranza italiana in Istria.
L'unico a votare contro la decisione è stato il ministro per le integrazioni europee Ivan Nino Jakovcic, leader della Ddi e coautore del contestato Statuto che, varato lo scorso 9 aprile, ha sollevato una tempesta fra i "democratici" governanti di un "centrosinistra" che su questo punto non si distingue molto dalla politica nazionalistica del defunto Tudjman.
Nell'informare l'opinione pubblica del voto contrario, Jakovcic ha promesso che se la Corte costituzionale dovesse cancellare dallo Statuto, come chiesto dal governo, gli articoli contestati, egli abbandonerà la coalizione, rassegnando le dimissioni da ministro. "Sono assolutamente convinto - ha detto - che il bilinguismo previsto dallo Statuto istriano, del quale io sono coautore, è in piena armonia con la Costituzione. La nostra è una posizione di principio e non intendo cambiarla per una poltrona ministeriale".
Se la Ddi uscirà dalla coalizione governativa, l'esecutivo croato perderà in parlamento l'appoggio dei regionalisti istriani e fiumani, molto importanti per gli equilibri politici e per la tenuta delle forze democratiche di fronte al revival della destra estremista. Non solo, ma questo governo cosiddetto di centrosinistra, in realtà di centro, sarà ancor più sbilanciato verso destra. Perché la "sinistra" socialdemocratica da tempo si è spostata al centro, avendo come principale e infido alleato la destra liberal-nazionalista, con all'opposizione l'estrema destra filofascista del "blocco nazionale".
Intanto, non passa giorno senza che non si vedano strascichi della guerra civile fra serbi e croati in Croazia. La quale, oltre a tante altre tragiche conseguenze, si porta dietro il peso di 1500 civili dispersi, quasi certamente morti ammazzati, dei quali non si conoscono le tombe. In maggioranza le loro ossa sono sparse sul territorio della Croazia, nelle tante fosse comuni che di mese in mese vengono alla luce. Ma ce ne sono pure sul territorio della Serbia - esattamente 300 sepolcri - sormontati da croci senza nomi, o meglio da due lettere. NN (nomen nescio).
La cosa è stata rivelata dal quotidiano Dnevnik di Novi Sad, il quale precisa che in quel capoluogo della Vojvodina le tombe di ignote vittime della guerra sono 78, mentre le rimanenti si trovano a Sremska Mitrovica nella medesima regione, e poi ancora a Nis, Begejci e altrove.
Vi furono seppelliti i cadaveri che fra il giugno 1991 e il novembre 1993 furono trasportati in Serbia dalla Croazia dalle acque dei fiumi Sava e Danubio, soprattutto da quest'ultimo. Soltanto poche decine dei cadaveri ripescati da quei corsi d'acqua furono identificati: 146 vittime fra cui 18 donne, quattro bambini fino a dieci anni di età ed altrettanti ragazzi fra gli undici e i venti anni. Tutti gli altri sono stati tumulati con l'indicazione di "ignoto". Furono vittime - per lo più serbi, ma anche croati - della sanguinosa pulizia etnica compiuta da ambedue le parti in Slavonia orientale e nella Baranja. Il primo cadavere trasportato dal Danubio in Serbia fu ripescato il 21 giugno 1991 ed era quello di una donna, di etnìa serba. Fino a quando Milosevic rimase al potere ai giornali serbi fu proibito di scrivere di queste tombe ignote.

Supporta il manifesto e l'informazione indipendente

Il manifesto, nato come rivista nel 1969, è sinonimo di testata libera, indipendente e tagliente.
Logo archivio storico del manifesto
L'archivio storico del manifesto è un progetto del manifesto pubblicato gratis su Internet e aperto a tutti.
Vai al manifesto.it