La Croazia nel segno di Tudjman

GIACOMO SCOTTI - FIUME/RIJEKA

La Croazia nel segno di Tudjman
Astensionismo record alle elezioni amministrative, in attesa della "svolta" (finora mancata) del governo Racan
GIACOMO SCOTTI - FIUME/RIJEKA

Che cosa è rimasto in Croazia della storica svolta del 3 gennaio 2000? La risposta è venuta dalle elezioni amministrative del 20 maggio 2001 che, svoltesi sull'intero territorio nazionale per il rinnovo dei consigli comunali, cittadini e conteali (regionali), sono state in realtà un test squisitamente politico della tenuta della coalizione governativa, l'esapartito.
Scarsissima l'affluenza elle urne - fra il 28 e il 45 per cento - e questo massiccio astensionismo, soprattutto nei centri urbani, meno accentuato nelle campagne, è il primo dato politicamente significativo: sconfitta l'Hdz lo scorso anno, gli elettori si attendevano radicali cambiamenti sociali e d'altro genere, che non ci sono stati: la disoccupazione è aumentata, è ricomparsa l'inflazione, la criminalità organizzata dilaga, la destra eversiva è scatenata, i meccanismi dello Stato, esercito e polizia compresi, sono inceppati dalla presenza di troppi agenti del regime nazionalista e filofascista del defunto Tudjman. Non a caso l'Hdz si è presentata a queste elezioni come "Blocco croato" insieme con la feccia del neofascismo, i partiti in camicia nera. Sicché più della metà del corpo elettorale, insoddisfatta della mancata svolta, non se l'è sentita di votare tappandosi il naso, preferendo andarsene al mare o in gita.
Chi ha votato, comunque, ha ribadito la scelta del gennaio 2000, permettendo ai socialdemocratici del premier Racan di risultare quasi dappertutto vincitori, ovvero ai primi posti (intorno al 28 per cento dei suffragi). Le eccezioni sono l'Istria dove è prevalsa la Dieta democratica istriana, partito interetnico vicino agli italiani, e alcune città e regioni dove il "Blocco croato" di destra ha conquistato le prime posizioni. Purtroppo Hdz e camerati hanno registrato ovunque un notevole recupero di consensi, diventando il secondo partito nel paese - nonostante abbia subito una frantumazione per cui attorno al "vecchio" tronco tudjmaniano ruotano almeno altri quattro movimenti che si richiamano al "Supremo" defunto -. In alcune regioni, quelle funestate dalla guerra e dalla pulizia etnica, i nostalgici di Tudjman sono risultati ancora una volta i più votati. Anche perché quelle regioni, ex Krajina e Slavonia orientale, dopo essere state ripulite dai serbi, hanno subito una colonizzazione di croati bosniaci e di altri beneficiari della politica predatrice del passato regime. Gli accadizetini risorti dalle ceneri hanno conquistato le prime posizioni anche nelle città di Gospic e Sebenico, le seconde a Zagabria e Spalato, rispettivamente la prima e la seconda città della Croazia per numero di abitanti. Hanno fatto dei passi in avanti anche a Fiume, terza città nell'ordine, nella quale però i socialdemocratici mantengono i primi posti e potranno agevolmente governare con l'appoggio dei regionalisti di sinistra.
L'Istria è risultata ancora una volta la roccaforte del partito interetnico della Dieta democratica istriana (simbolo: la capra), ma con una percentuale stavolta ben lontana da quelle raggiunte in precedenti consultazioni. Il partito della capra si è attestato intorno al 40 per cento e, oltre ad aver conquistato la stragrande maggioranza dei consigli comunali e cittadini, è in maggioranza assoluta pure nella nuova assemblea regionale. Ha però perso la città di Pola dove, pur risultando il primo partito, è stata sopraffatta da forze altrettanto regionaliste e interetniche, ma dissidenti: il Foro democratico istriano di Luciano Delbianco e una lista civica. E' quindi probabile che l'italiano Furio Radin, deputato al parlamento croato, non sarà sindaco come la Dieta sperava. A dispetto del nome e cognome, Delbianco è di etnia croata, gode però del sostegno di una parte della minoranza italiana nella città dell'Arena, anche perché è già stato sindaco di Pola e presidente della regione.
Queste elezioni sono state un campanello d'allarme per il centro-sinistra che, peraltro, già ora rischia di perdere pezzi. La forsennata campagna condotta dal partito di Racan e da tutti gli altri della coalizione governativa contro il partito del ministro per le integrazioni europee Ivan Nino Jakovcic, e cioè contro i regionalisti istriani, contro il bilinguismo e gli "eccessivi" diritti della minoranza italiana, se da una parte ha portato al mulino della Ddi i voti di gran parte degli italiani della regione, dall'altra ha liberato dal vaso di Pandora tutti gli spiriti del neofascismo, dello sciovinismo e dei nemici della coesistenza fra italiani e croati in Istria, avvelenando l'atmosfera. Ora il leader della Ddi, Jakovcic, rischia d'essere cacciato dal governo. Il quale, nella preannunciata riorganizzazione, potrebbe perdere anche i liberali di sinistra e i regionalisti Pgs(?) quarnerini, anch'essi visti di malocchio da Racan. Costui dovrà fare i conti pure con i Popolari del presidente della Repubblica Mesic, divenuti sia pure con distacco il terzo partito del paese per i consensi ricevuti in queste elezioni. Infine i liberali nazionalisti di Budisa, finora secondo partito della coalizione governativa e alleati privilegiati dei socialdemocratici, hanno subito in queste amministrative una sonora batosta, perdendo voti e seggi in quasi tutte le contee e, quindi, d'ora in poi avranno meno peso anche nel governo centrale. Ma poiché sono determinanti in parlamento e Racan non può permettersi il lusso di cadere per una maggioranza risicata, essi continueranno a formare con i socialdemocratici la colonna portante del governo centrale, spostando l'asse verso il centro-destra.
Per Racan il domani è piuttosto buio, nonostante la vittoria. Per ora ha incassato lo schiaffo delle astensioni che è anche un forte messaggio, un avvertimento. Chissà se saprà interpretarlo come si deve.

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