Slovenia e Croazia guardano Berlusconia

GIACOMO SCOTTI - FIUME/RIJEKA

Slovenia e Croazia guardano Berlusconia
Tacciono i governi. I giornali temono rapporti più freddi e nuove spinte nazionaliste italiane
GIACOMO SCOTTI - FIUME/RIJEKA

Che ripercussioni avrà la salita al potere della destra in Italia sui rapporti con la Croazia e la Slovenia? Come è stata accolta in questi due paesi la vittoria di Berlusconi e Fini? Va subito detto che Lubiana e Zagabria, prima di guardare a Roma tengono d'occhio l'area del confine, giudicano il clima predominante a Trieste, nel Friuli-Venezia Giulia, e quindi guardano ai contraccolpi che la situazione può provocare nel litorale sloveno e nell'Istria croata dove vive una consistente minoranza italiana. Tengono conto della xenofobia e del razzismo manifestati nel Nord-Est da certi esponenti della Lega e di An, e dell'atteggiamento ostile che questi ultimi hanno sempre avuto, da una parte verso la minoranza slovena a Trieste e nel Friuli Venezia Giulia e dall'altra verso gli italiani "rimasti" in Istria.
Ma, se i giornali esprimono preoccupazione, le fonti ufficiali di Zagabria e Lubiana rimangono diplomatiche. A Zagabria, nel silenzio generale, ha parlato Zdravko Tomac, socialdemocratico ma uomo della destra nazionalista, presidente della Commissione esteri del Parlamento. Ha auspicato la prosecuzione dei rapporti bilaterali perché "per la Croazia l'Italia è un partner di prima grandezza". Mentre per il ministro degli Esteri sloveno, Rupel, "non c'è alcun motivo per essere diffidenti".
Ma fuori della diplomazia predominano proprio diffidenza e preoccupazione. Non si dimentica l'epoca del primo governo Berlusconi, quando i rapporti fra Slovenia e Italia si raffreddarono. Per quanto riguarda la Croazia del dopo-Tudjman, essa ha mantenuto con l'Italia rapporti che Damir Grubisa, commentatore del Novi List di Fiume, definisce "eccellenti" anche perché il governo romano di centro-sinistra aveva accolto con simpatia l'esecutivo croato formatosi dopo il 3 gennaio 2000, indossando i panni del suo avvocato particolare presso l'Ue e la Nato. Questi rapporti, però, erano stati offuscati da due recenti episodi: il mitragliamento da parte di una motovedetta croata di un motopeschereccio di Grado e la soppressione decisa dal governo croato dello Statuto istriano nella parte che privilegia il bilinguismo e i diritti della minoranza italiana.
Con Berlusconi e i suoi alleati al governo questi rapporti offuscati - e per di più avvelenati dalle provocazioni di Vittorio Sgarbi venuto in Istria durante la campagna elettorale - difficilmente potranno ritrovare la serenità auspicata. Estrema cautela viene espressa, in Slovenia, sia dai commenti dei più importanti quotidiani come Delo, Vecer e Dnevnik , che da quello particolarmente caustico di Radio Capodistria: "Se Roma starnutisce, Lubiana prende la polmonite". Per la Croazia c'è un commento del Novi List che attende qualche cambiamento in negativo: gli "eccellenti" rapporti "saranno sostituiti da una politica realistica e distaccata, basata su una maggiore attenzione per gli interessi nazionali". E si teme che Berlusconi non sostenga come il governo precedente gli interessi croati nell'Ue. Inoltre "ci possiamo attendere che i nostalgici dell'irredentismo italiano si facciano sentire di più" avvelenando la situazione in Istria e Dalmazia. Berlusconi, perciò, "con molta probabilità dovrà anche ricondurre alla disciplina il proprio partner più forte, An, e quegli esponenti di punta della destra, come Sgarbi, che per Trieste va gridando "l'Istria è nostra".
In Istria, dove pure è stato accolto con estrema cortesia dai vertici dell'Unione italiana, a Capodistria, Pola e Rovigno, Sgarbi ha seminato "le sue tristi provocazioni verbali in odor di nazionalismo e intolleranza", ha detto Franco Juri, riferendosi a una velenosa e indecorosa polemica di Sgarbi che, al ritorno dall'Istria a Trieste, ha inviato a un giornale di Fiume un comunicato pieno di insulti e insinuazioni contro Furio Radin, deputato italiano al parlamento croato, candidato sindaco di Pola e massimo esponente politico dell'Unione italiana. Nel comunicato Sgarbi ha perfino gettato fango sugli anziani (e malati) genitori di Radin, suscitando infine il risentimento dei circoli governativi di Zagabria e Lubiana per le sue dichiarazioni "irredentistiche".
Aggredendo Radin, l'Unione italiana e la Dieta democratica istriana, l'esponente della destra italiana ha fatto il gioco dei partiti del centrodestra croato che, durante la campagna elettorale che in Croazia si conclude il 20 maggio, hanno duramente bersagliato la minoranza italiana in Istria demonizzando il bilinguismo. In altre parole, la destra "patriottica" italiana con Sgarbi ha fiancheggiato la destra anti-italiana croata e slovena!
E' chiaro che un malaugurato raffreddamento dei rapporti fra l'Italia e i vicini paesi orientali arrecherà danni soprattutto alle due minoranze, la slovena in Italia e l'italiana in Slovenia e Croazia. Ma quel che è peggio, la posizione del governo di Roma finirà inevitabilmente per incoraggiare la destra croata (e slovena); le forze profasciste e isolazioniste, influenzando pure il comportamento dei tycoon che "alzeranno la testa sull'esempio del successo di Berlusconi e della sua capacità di svicolare nell'eterno contrasto fra morale e politica", come si legge nel commento del Novi List.

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