Mille volti, tutti pacifici

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A GENOVA
Mille volti, tutti pacifici
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Abbiamo bisogno di un intenso e persistente battito di ali di farfalle che da tutto il mondo crei turbolenze tra le schiere di chi sostiene logiche neocoloniali, guerrafondaie, sperequative, inquinanti e dissipative. Abbiamo bisogno di una molteplicità di voci e di soggetti che provochi uno scompiglio persistente tra gli assertori del pensiero unico totalizzante della globalizzazione neoliberista. Nei giorni del vertice dei G8 di Genova, a fine luglio, c'è la grande necessità che il movimento mondiale della società civile riesca a comunicare a tutti coloro che provano disagio in questo mondo, come sia possibile trasformarlo con un continuo e cristallino lavorìo. Con un impegno civile che non ha il fiato corto del conflitto di piazza, ma il respiro profondo di una mobilitazione duratura e articolata in difesa dei beni comuni e dei diritti fondamentali del cittadino.
La posta in gioco è troppo grande e troppo complessa per pensare che ci siano conflitti puntuali risolutivi. La società civile deve misurarsi in tutto il mondo con la complessità mettendo in rete il pensiero e l'agire comuni per contrastare eventi globali che sembrano incontrovertibili: l'aumento di 3-6 gradi centigradi della temperature del pianeta e il rifiuto del più importante paese industrializzato, gli Stati uniti, di porre limiti alle emissioni di gas serra; i 17 milioni di ettari di foreste tropicali che scompaiono ogni anno, per le squilibrate politiche economiche dei paesi del Nord del mondo e dei più avanzati paesi del Sud del mondo; la speranza di vita che ancora oggi nei paesi dell'Africa sub sahariana è la metà di quella di un paese del nord del mondo, a causa delle tragiche condizioni igienico e sanitarie, spesso aggravate da erronei interventi strutturali imposti dalle potenze globali e dalle multinazionali; l'area della povertà che si amplia, con il 40% dei paesi che non ha visto in questi ultimi due anni alcun incremento del proprio reddito pro capite, mentre la povertà assoluta della popolazione aumenta nel 25% delle nazioni. E' per cambiare rotta approfondendo l'analisi di questi scenari e mettendo in rete le proposte e le campagne della società civile, che a Genova - nei giorni del Vertice dei G8 - si è pensato di organizzare un Public Forum.
Infatti, le reti informali hanno saputo indurre grandi trasformazioni. Basti pensare a come piccoli gruppi dissenzienti, dotati di mezzi ridicoli, abbiano contribuito al cambiamento epocale dei paesi dell'Est. Sotto i nostri occhi ci sono esempi quotidiani di successo del lavorìo paziente e di lunga durata delle reti e delle campagne che si mobilitano per la cancellazione del debito dei paesi più poveri, per il boicottaggio delle multinazionali o per la riforma della banca mondiale. E' per questo che nel Forum pubblico, come nelle manifestazioni di piazza che contesteranno il Vertice, si deve dare spazio e voce alle forme meno conosciute di mobilitazione, privilegiando i paesi del sud del mondo.
Bisogna anche tener conto che la capacità di vivere e interpretare la complessità implica un atteggiamento di cura nei confronti della diversità che si deve tradurre in contenuti, obiettivi e azioni, che devono coinvolgere il maggior numero possibile di persone. I movimenti pacifisti, ecologisti e femministi hanno saputo condurre conflitti vincenti di grande rilievo simbolico, ottenendo risultati significativi con metodi non violenti. Infatti, in questo mondo circolare i mezzi e i fini non possono essere considerati separatamente. La critica e l'agire sociale sono conseguenti. Questi movimenti hanno espresso un'attenzione alla interdipendenza delle relazioni vitali nel rispetto, ascolto e valorizzazione delle diversità, dimostrando una grande capacità di analisi e di mobilitazione. E' questo un pensiero lontano anni luce dall'autoreferenzialità del gruppo organizzato e organicista, gerarchico, patriarcale e belligerante. La radicalità a Genova, come nella Selva Lacandona, non si misura sull'efficienza delle contrapposte macchine da guerra, ma sulla capacità di giocare in rete a pieno campo e di introdurre elementi forti di svelamento e denuncia delle logiche illegittime. E' per questo che a Genova bisogna garantire che la mobilitazione pacifica presenti mille volti e mille voci: perché quel battito di ali diventi assordante.

* Stefano Lenzi e Alberto Zoratti
Rete Lilliput (Genova)


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