Ultras in campagna elettorale

GIACOMO SCOTTI - RIJEKA/FIUME

Ultras in campagna elettorale
Spalato, 30 feriti e 80 arresti nella finale della Coppa di Croazia
GIACOMO SCOTTI - RIJEKA/FIUME

Mentre in tutta la Croazia le forze democratiche hanno festeggiato in un'atmosfera festosa e di libertà la Giornata dell'Europa e della vittoria sul fascismo nella seconda guerra mondiale, a Spalato i neofascisti si sono sfrenati, tenendo in ostaggio la città. Mercoledì, nella gara fra Hajduk di Spalato e Dinamo di Zagabria, finale della Coppa di Croazia, gli ultras dell'Hajduk, manovrati dai neofascisti che da mesi terrorizzano la popolazione del capoluogo dalmata, hanno abbattuto gli steccati che separano le tribune dal campo, seminando il panico fra i 30.000 spettatori e scontrandosi poi per diverse ore con la polizia anche fuori del campo. Risultato: enormi danni, 30 feriti gravi, 80 persone arrestate.
Non è un caso se tutti gli episodi di vandalismo dei neo-ustascia negli ultimi otto giorni sono avvenuti a Spalato. Qui, da mesi, operano i quartieri generali dei vari "Comitati per la difesa dell'onore della guerra patriottica", manovrati da ex generali fanatici sostenitori dell'ideologia ustascia e dei partiti di estrema destra. Tali comitati si costituirono per sostenere sul piano politico, sociale e giudiziario, quei dieci e più ex ufficiali superiori che, macchiatisi di sangue nella pulizia etnica compiuta tra il 1991 e il 1995 (e anche dopo), sono stati arrestati dopo la scomparsa del "Supremo" Franjo Tudjman, loro protettore. In seguito si sono trasformati in promotori di azioni eversive e di aggressioni d'ogni genere dirette a destabilizzare l'attuale governo. La loro attività si è intensificata con l'approssimarsi delle elezioni del 20 maggio per il rinnovo dei consigli comunali e regionali nell'intero paese.
Domenica scorsa è stato contestato il capo dello Stato Stipe Mesic, a Spalato per passare in rivista una brigata dell'esercito. Ma dalle file degli ex ufficiali è stato assalito con fischi e insulti. Il giorno dopo gli stessi energumeni, capeggiati dai medesimi ex alti ufficiali della "guerra patriottica" in odore di criminalità, sono riusciti a portare a Spalato 20.000 loro seguaci neofascisti e neonazisti per chiedere le dimissioni dei giornalisti del quotidiano Slobodan Dalmacija, definiti anch'essi traditori per aver deciso di imprimere una svolta alla linea redazionale, finora apertamente fascista, cacciandone il direttore e il redattore capo. Colpiti nei propri interessi, i fascisti sono ricorsi all'adunata "oceanica", minacciando di "andare fino in fondo".
I fatti dello stadio sono stati una prima "continuazione" di tutto ciò. I naziskin hanno continuato i loro attacchi fino alle 22 di sera. Non a caso erano arrivati allo stadio con striscioni sui quali si leggeva: "Anche noi siamo il Blocco croato". Il Blocco croato è una coalizione elettorale che, insieme all'Hdz, riunisce tutti i partiti della destra ed estrema destra. Si sono fatti vivi anche in Istria, dove i loro slogan elettorali sono vere e proprie dichiarazioni di guerra contro la minoranza italiana e il bilinguismo. Su questo punto le loro idee sono condivise dal maggiore partito al potere, quello socialdemocratico di Racan, il cui vice, Arlovic, ieri a Rovigno, ha detto che "le lingue delle minoranze non saranno mai al rango di quella ufficiale", continuando con una velenosa filippica contro il partito plurietnico della Dieta Democratica Istriana.

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