Il Tribunale dell'Aja al lavoro in Croazia

GIACOMO SCOTTI - FIUME

Il Tribunale dell'Aja al lavoro in Croazia
Documentate le esecuzioni di prigionieri serbi dopo l'"Operazione Tempesta" del '95
GIACOMO SCOTTI - FIUME


Dopo le tre settimane di ispezione dello scorso anno, gli inquisitori del tribunale internazionale dell'Aja sono tornati in Croazia. Da alcuni giorni sono ospiti, poco graditi per la verità, delle autorità della regione di Sebenico-Knin che è il territorio sul quale puntano stavolta il loro interesse. L'anno scorso fu invece ispezionata la zona di Gospic. Cercano, anche qui, fosse comuni ed altre prove di crimini di guerra.
Ieri hanno dato inizio alla riesumazione delle salme gettate in alcune fosse comuni nel cimitero di Knin, l'ex capitale dell'ex "Repubblica serba di Krajina". Vi furono gettate nei giorni immediatamente successivi alla conclusione dell'Operazione Tempesta dell'agosto 1995. Secondo alcune informazioni, in quel cimitero furono sepolti, senza nomi, parecchie decine di civili e militari che gli inquisitori cercheranno ora di identificare. Dovranno inoltre accertare in che maniera furono uccisi.
A Fiume, intanto, il quotidiano Novi List ha rivelato di possedere una videocassetta che documenta una delle primissime "azioni liberatrici" dell'esercito croato. Avvenne nella zona di Miljevac nel 1992. E' un documentario della durata di un'ora realizzato dagli operatori del "Servizio politico-informativo" della 142ma brigata dell'esercito croato. Quel Servizio, scrive il Novi List , realizzò altre tre videocassette che "probabilmente contengono scene ancora più orribili" di quella che il giornale fiumano possiede e descrive. Precisato che il documentario fu girato il 21 giugno '92, nello stesso giorno in cui la zona fu "liberata", va detto che la cassetta n.1 si riferisce ai villaggi di Drinovce e Kaocine.
A Drinovce si vede la bandiera croata sventolare sulla chiesa serbo-ortodossa del Nome di Gesù. Diverse case sono state date alle fiamme. Sulla strada giacciono, sparsi, i cadaveri di una decina di soldati dell'esercito della "Krajina"; alcuni hanno le mani legate sulla schiena, quindi sono stati uccisi dopo i combattimenti, ormai prigionieri. I colpi li hanno raggiunti alla testa e al petto. Si sente un soldato croato che dice a un suo commilitone: "Ehi, Mladen, questo qui ha due denti d'oro, bisognerebbe strapparglieli".
Nelle sequenze girate a Kaocine gli operatori sorprendono tre soldati croati armati di Kalashnikov che prendono a calci e a schiaffi un prigioniero. La scena dura dieci minuti, ed è un'escalation terribile di percosse. A un certo punto ordinano al prigioniero di spogliarsi nudo, ma gli operatori si allontanano dalla scena, non si assiste alla fine del prigioniero. Si sentono però le urla del disgraziato e i colpi sordi delle percosse... La camera, di lì a poco, inquadra la carta d'identità del prigioniero: Nedjelko Simic, nato a Knin nel 1956. Sei giorni dopo la "liberazione" dell'area di Miljevac, il quotidiano spalatino Slobodna Dalmacija pubblicò l'elenco dei soldati della "Krajina" rimasti "uccisi in combattimento": fra essi c'era il nome di Nedjelko Simic!
Fatte rarissime eccezioni, in tutte le operazioni condotte dall'esercito di Tudjman fra il 1991 e il 1995 per la riconquista dei territori distaccatisi dalla Croazia in seguito alla rivolta della popolazione serba, non ci furono prigionieri. O meglio: quasi tutti i prigionieri furono massacrati.

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