Zagabria contro l'Istria

GIACOMO SCOTTI - RIJEKA (FIUME)

Zagabria contro l'Istria
Approvato il bilinguismo croato-italiano. Si spacca il governo in Croazia
GIACOMO SCOTTI - RIJEKA (FIUME)

Il bilinguismo in Istria, il riconoscimento dell'italiano come lingua ufficiale alla pari del croato, e la tutela della minoranza italiana a tutti i livelli in quella regione: questa grande conquista della democrazia che offre alla Croazia una carta vincente da giocare al tavolo dell'Unione europea per affrettare il suo ingresso in essa, è stata stracciata. La politica della convivenza e della tolleranza, della multietnicità e della multiculturalità non sono accettate dal governo centrale di Zagabria che, su questo punto, non si è allontanato dalla disastrosa strada del defunto Tudjman e del suo crollato regime. Anzi, quanto a intolleranza, sciovinismo e nazionalismo Racan e compagni si sono allineati con l'estrema destra neofascista, suscitando forti tensioni nel paese.
Da alcuni giorni nella Carta statutaria della Regione Istria sono stati reinseriti i 18 articoli sulla parità delle lingue croata e italiana nella penisola e sulla tutela della minoranza italiana, articoli che il regime di Tudjman aveva cancellato nel febbraio 1995. Il nuovo Statuto istriano è stato approvato a stragrande maggioranza dal Consiglio regionale riunitosi in sessione solenne a Parenzo, un mese e mezzo prima del suo scioglimento. Il 20 maggio prossimo, infatti, gli elettori saranno chiamati alle urne per il rinnovo delle assemblee dei comuni e regioni e l'elezione dei nuovi sindaci e presidenti. Candidato a sindaco di Pola, la maggiore città dell'Istria, è il deputato italiano al Parlamento croato on. Furio Radin sostenuto dalla Dieta Democratica Istriana, partito interetnico che - proprio per aver contrastato sempre e coraggiosamente la politica sciovinistica di Tudjman - subì persecuzioni e discriminazioni. Ma su questo punto la Croazia non è molto cambiata. Il nervo del nazionalismo è sempre scoperto. Anche i partiti cosiddetti democratici che formano la coalizione di "centrosinistra" al governo dal gennaio 2000, hanno reagito con ostilità al ripristino dei diritti degli italiani in Istria.
I più accaniti avversari di questa conquista si sono dimostrati i socialdemocratici di Racan, i nazional-liberali di Budise e i "contadini": i maggiori partiti della coalizione. Addirittura il premier Racan, allineandosi sulle posizioni oltranziste dell'estrema destra neoustascia, si è furiosamente scatenato, minacciando di espellere dal governo il ministro per le integrazioni europee, Ivan-Nino Jakovcic, che è a un tempo presidente della Ddi. Racan, infatti, ha annunciato un rimpasto dell'esecutivo dopo le elezioni amministrative, facendo chiaramente capire che per i "dietini" non ci sarà più posto.
Varando il nuovo Statuto dell'Istria, i "dietini" avrebbero creato "nuove tensioni" e "risse", secondo Racan, fra la regione più occidentale della Croazia e i poteri centrali. In realtà sono i poteri centrali ad aver innescato - con le loro reazioni ostili alle minoranze - una polemica velenosa che da cinque giorni predomina su giornali e mass-media nazionali, e che minaccia di guastare anche le buone relazioni fra Croazia e Italia e respingere nuovamente la Croazia tra i paesi "antipatici" e scarsamente democratici.
Lo Statuto istriano, ora all'esame critico del governo, quasi certamente sarà oggetto di un ricorso alla Corte Costituzionale alla quale sarà chiesto di cassare nuovamente gli articoli incriminati che già mandarono in bestia Tudjman e camerati. A provocare ora la rabbia di Racan e di tutti i "patrioti" croati è anche una delibera del Consiglio regionale istriano che impegna la propria Giunta ad avviare trattative per il rientro nella regione di tutti gli esuli istriani, croati e italiani, che furono costretti ad abbandonarla nei primi anni del dopoguerra. Anche questa è una pillola che i "poteri centrali" di Zagabria faticano a inghiottire. E' per reazione a queste posizioni destrorse che la Dieta Democratica Istriana ha candidato Furio Radin a sindaco di Pola. E tutti sono certi che sarà eletto. Sarebbe il primo italiano ad occupare quella carica dopo il 1947, e cioè dopo il primo sindaco postbellico, partigiano e italiano, Francesco Neffat. Finora gli italiani avevano un vicesindaco.

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