La secessione dei truffatori

GIACOMO SCOTTI - MOSTAR

Erzegovina
La secessione dei truffatori
GIACOMO SCOTTI - MOSTAR


I nazionalisti filo-ustascia dell'Hdz bosniaco-erzegovese hanno gettato la maschera, imbracciando le armi. Il progetto di ricostituzione di uno staterello secessionista croato in Erzegovina e di rottura della Federazione musulmano-croata non è più incartato nel cellofan della "parità dei diritti", ora si cerca di realizzarlo con tutti i mezzi, con la violenza. E il cosiddetto autoscioglimento dell'Hvo, cioè della componente croata dell'esercito federale, si è rivelato un trucco ben architettato: quelli ottomila uomini, lasciate le caserme e gettate le insegne federali, sono diventati l'esercito privato di Ante Jelavic e camerati accadizetini erzegovesi. I quali, con la costituzione del "Parlamento nazionale croato" prima, poi del governo secessionista denominato "Autorità autonoma dei territori croati" con sede a Mostar Ovest, puntano soprattutto alla salvaguardia dei loro interessi finanziari, dei loro privilegi, del loro potere assoluto sul territorio e sui suoi abitanti.
Nel corso di quattro anni di guerra e nei cinque e più anni del dopoguerra, essi hanno accumulato ingenti ricchezze grazie alla rete di criminalità organizzata, i cui capi sono quasi tutti ex comandanti dei reparti Hvo e parecchi di loro si sono macchiati di crimini di guerra. Tuttora gli introiti dell'Hdz erzegovese e delle numerose istituzionali controllate da quel partito nazional-fascista provengono dai canali della droga e del commercio clandestino delle armi. Non a caso, dopo una prima fase "morbida" della scissione territoriale-amministrativa e politica dalla Federazione, i capi e gerarchi della "Autorità autonoma" croata sono passati alla rivolta armata non appena sono stati toccati nel portafoglio, quando le autorità internazionali hanno cercato di commissariare la "Banca Erzegovese" attraverso la quale passano tutti i canali finanziari illegali della componente croata della Federazione bosniaco-erzegovese. Questa volta, purtroppo, ad essere direttamente coinvolti nella "guerra di Mostar", che, però ha toccato anche altre località, sono stati i carabinieri italiani operanti nella Sfor.

Soldi sporchiSenza voler chiudere gli occhi di fronte alla gravità della situazione, c'è da constatare che i blocchi stradali, gli assalti, le aggressioni, le distruzioni e i saccheggi scatenati dai nazionalisti croati a Mostar, Grude,Tomislavgrad, Posusje, Siroki Brijeg e Megjugorje in Erzegovina, a Orasje nella Posavina, a Viter, ed in alcune località della Bosnia centrale non hanno impedito alle istituzioni internazionali, alle forze Sfor ed alle autorità della Federazione bosniaco-erzegovese di mantenere la situazione sotto controllo e, soprattutto, di assumere il controllo della "cassa della secessione" come viene indicata la "Hercegovaoka Banka" e sulle sue dieci filiali sparse in cinque provincie a maggioranza croata.
Com'è noto, l'Alto rappresentante della comunità internazionale Wolfang Petritsch ha voluto commissariare questo istituto per interrompere i canali che portavano ingenti somme di denaro sporco, frutto anche dei traffici di droga ed armi gestiti dalla criminalità organizzata, nelle tasche dei gerarchi dell'Hdz e nelle casse di questo partito filo-sustascia che sta tentando una nuova secessione. Fondata nel 1997, la Banca Erzegovese capeggia la "Hercegovina Holding" che è la più importante colonna di sostegno finanziario della lobby militare-ecclesiastica erzegovese. Del suo comitato di amministrazione fanno parte tre generali in congedo (Cesi-Rojs, Medic e Jelavic) e due padri francescani (il provinciale Tomislav Pervan e fra Ivan Sevo). Se sospetta che nella "Hercegovacka Banka" - le cui operazioni sono state bloccate ed i cui documenti sequestrati -esistano pi di 50 conti correnti attraverso i quali sono state finanziate le milizie armate dei secessionisti, le istituzioni illegali del cosiddetto "Parlamento nazionale croato" e della cosiddetta "Autorità autonoma dei territori croati". Ieri, però, nonostante il blocco dei fondi, per indurre i soldati di etnia croata ad abbandonare la caserma di Orasje il "Parlamento croato" ha pagato a ciascuno di loro 500 marchi. Da dove li ha presi?
Finanza sovversiva

Una risposta è attesa dal "duce" dei secessionisti, Ante Jelavic che intanto ha lanciato un "appello ai croati di tutto il mondo" chiedono sostegno (evidentemente anche in denaro) per portare avanti la rivolta armata contro l'unità territoriale della Bosnia-Erzegovina. Per sua sfortuna, Jelavic non ha più l'appoggio politico e finanziario di Zagabria, il cui ministro degli esteri Tonino Picula, incontrandosi nella capitale della Croazia con l'omologo bosniaco Zlatko Lagumdzija ha condannato quegli "uomini politici ed altri individui" croati in Bosnia-Erzegovina che "cercano di mantenere il monopolio politico e finanziario su una parte del territorio bosniaco-erzegovese" fomentando la rivolta e scontri armati. Si illudono, ha aggiunto, se pensano di rispolverare "vecchi progetti falliti" di secessione, come quello della "Repubblica croata di Erzeg-Bosnia".
A sua volta il governo della Federazione bosniaco-erzegovese riunitosi a Sarajevo ha dato pieno appoggio alle operazioni della Sfor decidendo di rafforzarle con l'impiego delle forze della polizia finanziaria bosniaca, di quelle del ministero dell'interno e della difesa. Fonti di quest'ultimo dicastero rivelano che le forze internazionali si accingono ad arrestare Ante Jelavic con la pesante accusa di tentato golpe armato e di attentato all'integrità e alla sovranità del paese con il distacco dell'Erzegovina occidentale. In proposito il vice di Petritsch, Ralf Jhonson, ha dichiarato che il tentativo (fallito) di impedire con le armi il commissariamento della banca erzegovese "è stato organizzato da coloro che temono i risultati delle indagini" nel maggiore covo finanziario della sovversione. A sua volta il nuovo ministro della difesa della Federazione bosniaco-erzegovese Mijo Anic, ha rivelato che il dicastero era stato finora caposaldo dei secessionisti e di aver trovato in esso "un covo di indescrivibile corruzione.
In verità la corruzione dilaga ovunque si sono infiltrati gli uomini di Jelavic. Il settimanale zagabrese "Nacional" rivela che tramite la Banca erzegovese, nelle casse dell'Hdz sono finiti i fondi di quiescenza che il governo, di Zagabria spediva ai suoi pensionati in Bosnia. Ora i controllori internazionali sono alla ricerca dei 16,5 milioni di marchi sottratti al governo federale dal "governo" secessionista. Si è saputo, nel frattempo che il presidente dell'Hdz erzegovese, Ante Jelavic, disponeva in banca di ben 54 milioni di marchi. Come si vede, tutto ruota intorno al denaro, per il denaro i neofascisti croati erzegovesi sarebbero disposti anche a provocare una nuova guerra civile. Ma non ci sarà, perché senza soldi non la potranno fare.



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