Senza "Slobo" addio Dayton?

GIACOMO SCOTTI - ZAGABRIA

Senza "Slobo" addio Dayton?
E intanto in Bosnia i croati rifanno il loro esercito etnico
GIACOMO SCOTTI - ZAGABRIA


Slobodan Milosevic, l'ex presidente della Jugoslavia, non è stato arrestato, ma si trova accerchiato senza via di scampo nella "sua" villa di Dedinje che fu già residenza di Tito. Respingendo l'intimazione di resa, il vozd ha negato la giurisdizione della polizia e del governo serbo, dichiarando che preferirà morire piuttosto che arrendersi "ai nuovi strumenti della Nato". Ora, pare di capire, nell'indecisione di un nuovo, pericoloso blitz, Milosevic si trova praticamente agli arresti domiciliari nel Palazzo Bianco.
Così, dopo la morte naturale del dittatore croato Franjo Tudjman avvenuta sul finire del 1999 e l'uscita pacifica dalla vita politica dell'ex leader bosniaco-musulmano Alija Izetbegovic, è stato messo fuori gioco e rischia di fare una tragica fine o di essere condannato un altro dei firmatari degli accordi di Dayton che misero fine alla guerra in Bosnia-Erzegovina. Accordi che proprio in questi giorni hanno subito un durissimo colpo dall'"autoscioglimento" dell'Hvo, la componente croata dell'Esercito della Federazione musulmano-croata.
La defezione di ottomila soldati e ufficiali che formavano quelle forze armate fa crollare uno dei cardini su cui poggiava una delle due entità statali dello Stato bosniaco-erzegovese e, all'interno dell'entità croato-musulmana, mina le integrazioni previste dagli accordi di Dayton. E' un altro passo verso la (ri)nascita di uno staterello croato nell'Erzegovina, il cui seme - dopo la formale sparizione della "Repubblica croata di Erzeg-Bosnia" di tudjmaniana memoria - è stato gettato all'inizio del mese scorso con la creazione di un "Parlamento nazionale croato" che a sua volta ha instaurato a Mostar Ovest un'"Autorità autonoma per i territori croati" in Erzegovina, proclamando l'uscita dalla Federazione musulmano-croata. Questa Autorità pretende di estendere la propria giurisdizione anche in territori lontani dall'Erzegovina, nei quali esistono oasi di consistenti comunità croate: Kiseljak e Viter nella Bosnia centrale, Orasje nella Posavina, Livno, Tomislavgrad, Busovaca ed altre. Non a caso le caserme abbandonate in queste località dall'Hvo sono state "prese in consegna" dai miliziani armati delle associazioni dei "Reduci croati della guerra patriottica" che ne hanno cacciato con la forza i soldati delle forze internazionali (Sfor). La comunità internazionale che esercita sulla Bosnia-Erzegovina una specie di protettorato per mezzo dell'Ufficio dell'Alto rappresentante Onu e dell'inviato speciale di Kofi Annan, ha reagito alle nuove pericolose mosse dei secessionisti con denunce che non fermano la rivolta delle forze estremiste croate guidate da Ante Jelavic, leader dell'Hdz erzegovese. Così questo partito, oltre a costituire un proprio staterello, dispone anche di ottomila uomini armati, in pratica di tutti i soldati e ufficiali dell'Hvo che hanno disertato l'esercito della Federazione. Questi reparti secessionisti sono in realtà al servizio non di una comunità statale ma di una banda, come si è espresso l'Alto rappresentante dell'Onu a Sarajevo, formata da uomini politici che sono l'espressione della criminalità organizzata erzegovese, una delle più potenti nei Balcani, una mafia che controlla tutti i canali finanziari illegali.
Come qualcuno ha detto, ancora una volta "la Bosnia barcolla sotto i colpi di un non mai anestetizzato nazionalismo" di marca croato-ustascia che viene sempre più esportato anche in Croazia per destabilizzare il governo democratico di Zagabria. Sono di "marca erzegovese" e neoustascia i tanti recenti attentati - al grande monumento ai caduti partigiani nel cimitero centrale di Zagabria, al municipio della capitale, la dissacrazione con svastiche delle tombe dei partigiani di Fiume, vari attentati a personaggi della vita politica democratica, la creazione di una sessantina di "Comitati per la difesa della dignità della guerra patriottica". La minaccia neofascista-mafiosa erzegovese, non vale solo per la Bosnia e la Croazia. "Il virus nazionalista che gli estremisti dell'Hdz bosniaco-erzegovese cercano di diffondere in Europa è più pericolosa di un'insurrezione armata". Lo ha detto un autorevole partecipante a un convegno internazionale svoltosi nei giorni scorsi nella città dalmata di Dubrovnik-Ragusa.

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