Chiusi in un ghetto i secessionisti croati in Bosnia

GIACOMO SCOTTI

Chiusi in un ghetto i secessionisti croati in Bosnia
Durissime sanzioni dell'amministrazione internazionale, a Zagabria chiesto un ruolo attivo per isolare Jelavic e l'Hdz
GIACOMO SCOTTI


Ante Jelavic, massimo leader della filiale bosniaca dell' Hdz, il partito nazionalista croato, è stato radiato dalla presidenza tripartita della Bosnia-Erzegovina, la più alta autorità dello stato, ed è stato dichiarato decaduto anche dalla carica di presidente dell'Hdz bosniaco-erzegovese. La delibera, inappellabile, è stata firmata dall'Alto rappresentante della comunità internazionale (Onu, Osce, Sfor) che esercita nel paese balcanico il potere tutorio supremo, Wolfang Petritsch.
Jelavic è l'uomo che ha cercato di riportare la Bosnia-Erzegovina sul sentiero di una nuova guerra civile separando i territori a maggioranza croata dalla Federazione musulmano-croata, costituendo la terza entità politico-territoriale detta "Autorità autonoma dei territori croati" nelle medesime regioni che già formarono a suo tempo la Repubblica croata di Erzeg-Bosnia". Oltre a lui, la gravissima sanzione ha colpito tutte le massime autorità secessioniste: Marko Tokic, vicepresidente dell'Hdz e presidente del "governo" dei territori croati in Bosnia, Ivo Andric-Luzanki, vicepremier, e Zdravko Batinic membro della "Presidenza" dello staterello.
Tutti costoro, cacciati da qualsiasi carica in ogni regione del paese, non potranno esercitarne alcuna in Bosnia-Erzegovina nemmeno in futuro. Petritsch ha chiarito che seguiranno anche sanzioni amministrative, finanziarie ed economiche, e che "la comunità internazionale sarà più che determinata nel controllare e distruggere tutti i canali illegali finanziari che alimentano l'Hdz bosniaco-erzegovese, e "destabilizzano e strutture legali del potere in Bosnia-Erzegovina".
La reazione di Jelavic e soci è stata rabbiosa: loro resteranno "i rappresentanti legittimi del popolo croato in Bosnia-Erzegovina", e l'"Autorità autonoma dei territori croati" comincerà a funzionare in pieno, con i propri simboli statali, da lunedì prossimo. Opposizione totale, dunque, alla comunità internazionale che "con le sanzioni non fa che omogeneizzare maggiormente i croati bosniaco-erzegovesi e approfondirne lo sdegno, che si propaga anche nella Repubblica di Croazia".
E le sanzioni contro i secessionisti, secondo fonti bene informate, prevedono ulteriori misure: divieto di ingresso nei paesi occidentali e in Croazia per alcuni gerarchi dell'Hdz bosniaca, divieto di investimenti stranieri in Erzegovina finché a governarla saranno i vertici dell'Hdz. La Croazia, inoltre, su richiesta della comunità internazionale, potrebbe dover revocare tutti i passaporti concessi ai croati di Bosnia dal precedente regime di Tudjman. Si parla di denunce penali, nei prossimi giorni, contro esponenti dell'Hdz bosniaca coinvolti in organizzazioni criminali di stampo mafioso, e della richiesta alla Croazia di spiccare mandato di arresto contro l'ex generale e deputato al parlamento croato Ljubo Cesic Rojs, oriundo bosniaco, ritenuto uno dei promotori del putsch in Bosnia. In merito, l'Alto rappresentante della comunità internazionale ha infatti sottolineato: "abbiamo informazioni esatte sull'esistenza di una collaborazione molto stretta, in tutta l'operazione, fra l'Hdz di Jelavic in Bosnia-Erzegovina e l'Hdz-madre in Croazia".
La risposta del governo croato è stata diplomatica, ma anche propositiva. Il ministero degli esteri di Zagabria afferma che la rimozione di Jelavic e camerati "era attesa", e si spera che "il provvedimento contribuisca alla stabilizzazione della Bosnia-Erzegovina". Il premier Racan ha dichiarato che "la politica del popolo croato in Bosnia-Erzegovina non viene creata né decisa a Zagabria come una volta, ma in Bosnia-Erzegovina". La Croazia, come firmataria degli accordi di Dayton, "desidera aiutare nella soluzione dei problemi, ma non arbitrare", "è interessata ai buoni rapporti con l'intera Bosnia-Erzegovina e non solo con una sua parte". Mettendo in moto la propria diplomazia, il governo di Zagabria è alla ricerca di una via d'uscita da una situazione pericolosamente conflittuale e, al tempo stesso, proporrà uno schema di ristrutturazione della Bosnia-Erzegovina che "superi gli accordi di Dayton.
La proposta, presentata come "progetto per arrestare la guerra", prevede: l'abolizione delle due entità "Repubblica serba" e "Federazione musulmano-croata", e la costituzione di uno Stato bosniaco unitario e federalista, composto da 12-14 Cantoni che non avrebbero il potere di instaurare speciali rapporti con i paesi vicini né quello della secessione, ma godrebbero di ampie autonomie. Al vertice, un parlamento bicamerale il cui Senato garantirebbe l'uguaglianza dei popoli costitutivi serbo, musulmano e croato e i diritti delle minoranze. "E' tempo di una nuova fondazione della Bosnia- Erzegovina", ha detto il premier croato Racan.

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