In Croazia è allarme

G. SC.

In Croazia è allarme
Il governo teme un nuovo conflitto in Bosnia
G. SC.


La profonda crisi costituzionale provocata dall'Hdz in Bosnia e la presenza di crica 300mila croati trasferitisi qui dalla Bosnia-Erzegovina sta avendo forti ripercussioni anche in Croazia.
Qui alla vigilia dei fatti di Mostar si è riunito il governo per affrontare l'argomento: la prossima settimana la questione sarà discussa dal parlamento. Il premier Racan, che in precedenza ha avuto un lungo e tempestoso colloquio telefonico con Jelavic, riuscendo a convincerlo ad astenersi dal proclamare esplicitamente la ricostituzione della "Repubblica croata di Erzeg-Bosnia", si è rivolto alla nazione in tv dicendosi "estremamente preoccupato". "Temo - ha detto - una nuova escalation degli scontri e un peggioramento generale della situazione". Il capo dello stato Mesic ha denunciato come un crimine la "ghettizzazione dei croati in Bosnia" voluta da Jelavic: "Questo è un crimine contro il popolo croato bosniaco".
Secondo il governo, una politica ancor più radicale dei nazionalisti croato-bosniaci sarebbe "una scelta catastrofica, dando risultati del tutto opposti a quelli voluti". Il governo ha anche deciso di dare il via libera a nuove modifiche alla costituzione per cancellare il voto concesso a suo tempo da Tudjman ai croati di Bosnia, residenti in Bosnia e cittadini dello stato bosniaco, per mandare loro deputati al parlamento di Zagabria. I croati di Bosnia, ha detto Racan, devono capire che il loro stato è la Bosnia-Erzegovina, non la Croazia. I partiti al potere oggi in Croazia si oppongono alla ricostituzione di uno staterello croato in Bosnia perché "questa non è una via d'uscita dalla crisi, questa idea è già fallita una volta". Con catastrofici risultati, seminando sul suolo bosniaco migliaia di morti e immani distruzioni.
Se Jelavic e l'Hdz bosniaco-erzegovese dovessero insistere sulla linea della secessione, sotto qualsiasi forma, il popolo croato di Bosnia, già ridotto a una minoranza dell'8 per cento grazie alla politica di Tudjman di colonizzare con "i migliori croati del mondo", gli erzegovesi, i territori ripuliti dai serbi nell'ex Krajina, finirà ghettizzato nella stessa Bosnia, in balia dei filofascisti e della criminalità organizzata che già adesso spadroneggia nei territori con popolazione a maggioranza croata, e dove le superstiti minoranze serba e musulmana corrono il rischio della totale eliminazione.

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