Il fantasma della Krajina

GIACOMO SCOTTI - ZAGABRIA

Il fantasma della Krajina
CROAZIA Accuse e rivelazioni per la strage di serbi
GIACOMO SCOTTI - ZAGABRIA

Reagendo alle celebrazioni patriottiche svoltesi nei giorni scorsi in Croazia sotto l'egida del governo di centrosinistra in occasione del quinto anniversario della "gloriosa vittoria dell'esercito croato" nell'Operazione Tempesta che nell'agosto 1995 fece piazza pulita della popolazione serba della Krajina, il deputato serbo al Parlamento croato Milan Djukic, che è anche presidente del Partito nazionale serbo in Croazia, ha fatto alcune dichiarazioni che hanno scioccato l'opinione pubblica. Parole che hanno anche innescato violente polemiche contro di lui da parte di alcuni giornali e della radiotelevisione e che hanno portato anche un'aggressione fisica subita dal parlamentare nei pressi di Fiume.
In una conferenza stampa Djukic ha reso noto che nella città di Slavonski Brod è stato vittima di aggressione anche il vescovo serbo della diocesi ortodossa di Pozega-Brod, mons. Andjelko Sailovic. Si tratta, ha spiegato Djukic, di un rigurgito di odio antiserbo di fronte al quale le autorità tacciono, in certi casi unendosi alle forze ultraradicali e nazional-sciovinistiche croate. Lo dimostra, secondo Djukic, anche un recente processo farsa celebratosi a Zagabria a carico di una donna, noto dirigente neofascista, condannata a tre mesi di detenzione con la condizionale di un anno.
Il mese scorso a Veljun, cittadina della Lika in cui gli ustascia massacrarono 520 civili serbi nella seconda guerra mondiale, la donna arringò un nutrito gruppo di neonazisti croati che danneggiarono l'ossario alle vittime di quella strage e lei stessa, calandosi le mutandine, urinò sul monumento che custodisce le ossa dei trucidati. Per tutta una serie di reati derivanti da quella vergognosa "manifestazione" è stata pressoché assolta e le è stato anche concesso di tenere un comizio carico di odio antiserbo nell'aula del tribunale, applaudita da un uditorio di neoustascia. Questa è la prova, ha detto il rappresentante dei serbi in Croazia, "dell'odio che viene tuttora coltivato contro di noi, della degradazione e della discriminazione che subiscono i cittadini croati di etnia serba. La condanna-assoluzione di cui ha goduto una nazista è una vergogna!".
Proseguendo, Djukic ha affondato vieppiù la lama nella ferita dicendo che la glorificazione fatta in questi giorni da alti esponenti governativi e dei partiti del centrosinistra della "splendida vittoria dell'esercito liberatore croato" nella Krajina è un'altra onta gettata sul popolo croato.
I generali croati, compreso l'attuale capo di Stato Maggiore dell'esercito Petar Stipetic (sul quale stanno indagando i giudici istruttori del Tribunale internazionale dell'Aja per i crimini di guerra compiuti proprio nell'operazione Tempesta) "sono corresponsabili di tutte le stragi e distruzioni compiute durante e dopo quell'operazione".
"E' sintomatico - ha proseguito Djukic - che per la scomparsa nel nulla di circa seimila civili dell'ex Krajina e dell'incendio appiccato a quarantamila case distrutte in quella regione nessuno in Croazia sia stato ancora punito". "Non posso accettare che si definisca splendida vittoria militare un'operazione condotta contro le vacche erranti, le case abbandonate" e le poche migliaia di vecchi e ammalati rimasti nel territorio dopo la fuga dell'esercito della cosiddetta "Repubblica serba di Krajina". A Knin, a Benkovac, a Lapac, a Korenica e altrove "i soldati serbi della Krajina non opposero alcuna resistenza, la popolazione serba abbandonò le case due giorni prima dell'ingresso dell'esercito croato".
A questa rivelazione Djukic ha fatto seguire una sorta di domanda scottante: "Sarebbe interessante sapere di che cosa discussero gli emissari di Tudjman incontratisi con i massimi esponenti della Krajina, Martic e Babic, due giorni prima che scattasse l'Operazione Tempesta, e perché mai la popolazione della Krajina fu chiamata a riparare e sistemare le strade di quella regione, e cioè la fuga, quaranta giorni prima dell'operazione!". No, non ci fu alcuna vittoria dell'esercito croato in Krajina, "perché l'esercito avversario semplicemente non combatté. Ci furono soltanto la vergogna e l'umiliazione".
Djukic ha spiegato che l'Operazione Tempesta "fu il prodotto di un'intesa fra Zagabria e Belgrado", fra Tudjman e Milosevic, "e di questo esistono numerose prove". L'operazione così concordata "venne condotta in funzione della pulizia etnica".
Milan Djukic ha anche smentito le affermazioni di esponenti governativi secondo i quali nell'ultimo mese sarebbero rientrati in Croazia 10.000 profughi serbi. Stando alle sue informazioni, "non è tornato nessuno, e non è stata ricostruita una sola casa serba". I pochi rientrati in Croazia dall'inizio di quest'anno, dopo la fine del regime tudjmaniano, "soffrono la fame e non hanno un tetto sul capo". Gran parte delle case serbe risparmiate dalla distruzione nel 1995, sono occupate da croati che già possiedono abitazioni in altre città della Croazia. Secondo Djukic, quindi, anche questo nuovo governo ricorre all'ostruzionismo per bloccare il rientro dei profughi serbi.
Non c'è nemmeno da meravigliarsi, ha concluso il leader dei serbi rimasti in Croazia, "perché all'epoca dei massacri di Gospic, di Pakracka Poljana, alla Ferriera di Sisak, nella Sacca di Medak" (qui siamo al 1991-1992) al governo c'erano anche ministri dell'attuale maggioranza di centrosinistra, come il liberal-sociale Drazen Budisa e il socialdemocratico Zdravko Tomac. Questi si è fatto "onore" nei giorni scorsi lanciando un attacco violento contro il Tribunale dell'Aja in difesa dei "gloriosi" generali croati che quella cattiva di Carla Del Ponte vuole trascinare sul bando degli accusati. Evidentemente Tomac cerca di difendere se stesso (ed altri) per il silenzio mantenuto sui crimini di guerra e sulla pulizia etnica.
Ha taciuto, ha detto Djukic, in nome di una "presunta tutela degli interessi nazionali". Con Tomac, vicepresidente del Parlamento e vicepresidente del partito socialdemocratico del premier Racan, è molto severa anche la più nota giornalista croata, Jelena Lovric. Rinfacciandogli un discorso "superpatriottico" tenuto a Vukovar e applaudito dai peggiori arnesi del neofascismo, la commentatrice del Novi List di Fiume afferma che le sue posizioni coincidono con quelle che furono di Tudjman e del suo regime. Con queste posizioni, che hanno suscitato ferme proteste nei partiti minori (e più a sinistra) della coalizione a sei, che attualmente governa il paese, l'attuale maggioranza rischia una rottura all'interno e, quindi, una crisi.
Il prossimo autunno sarà caldo per la Croazia.

Supporta il manifesto e l'informazione indipendente

Il manifesto, nato come rivista nel 1969, è sinonimo di testata libera, indipendente e tagliente.
Logo archivio storico del manifesto
L'archivio storico del manifesto è un progetto del manifesto pubblicato gratis su Internet e aperto a tutti.
Vai al manifesto.it