Un testimone di troppo

GIACOMO SCOTTI - ZAGABRIA

Un testimone di troppo
Milan Levar era un accusatore fondamentale nelle indagini del tribunale dell'Aja sulle stragi nella Croazia di Franjo Tudjman ai danni della minoranza serba: aveva fornito prove e indicato i mandanti. E' stato assassinato con una bomba, lunedì scorso
GIACOMO SCOTTI - ZAGABRIA

All'epoca del regime di Tudjman fu più volte "avvertito": prima cacciato dall'esercito, poi perseguitato in vari modi, e l'anno scorso gli fu infine quasi distrutta la casa con il lancio di alcune granate. Con il governo democratico di Racan ha perso invece la vita, dilaniato dall'esplosione di un ordigno posto dai soliti ignoti nel cortile della sua casa a Gospic. Ha così chiuso la sua vicenda umana Milan Levar, testimone del Tribunale internazionale dell'Aja che aveva avuto il coraggio - uno dei rarissimi in Croazia - di denunciare prima all'opinione pubblica e poi ai giudici istruttori dell'Icty i crimini compiuti nell'autunno del 1991 a Gospic, il "buco nero" della Croazia, da bande terroristiche del partito di Tudjman che formarono poi i reparti "speciali" del nuovo esercito croato addetti alla pulizia etnica in varie regioni del paese. In qualità di sottufficiale, Levar era stato testimone diretto di alcune stragi. Su questo stesso giornale abbiamo più volte riportato le sue rivelazioni.
L'esplosione che ha ucciso Milan Levar è avvenuta alle 15.45 di lunedì. Si è saputo soltanto che l'ordigno, insieme all'uomo, ha squarciato un'automobile che Levar stava riparando nel cortile dove aveva una officina automeccanica. Pur trovandosi poco distanti, sono rimasti illesi il figlio dodicenne di Levar e il suo cane.
Il giudice istruttore al quale sono state affidate le indagini sull'attentato, Rukavina, fu uno dei perni del regime tudjmaniano, lo stesso che ha sistematicamente ignorato ogni richiesta di far luce sui crimini di guerra compiuti nella zona, dove gli inquirenti del Tribunale internazionale hanno rinvenuto recentemente alcune fosse comuni contenenti le ossa di una parte delle vittime dei massacri. Era stato Levar ad indirizzare gli inquirenti dell'Icty verso quelle fosse e a fare i nomi del colonnello Tihomir Oreskovic e del generale Mirko Norac (tuttora vivi, vegeti e attivi in Croazia) come mandanti e in certi casi esecutori. Con le sue rivelazioni Levar aveva puntato il dito anche su personaggi molto, molto in alto: il defunto ministro della difesa Gojko Susak, braccio destro di Tudjman e capo dell'ala neoustascia in seno al partito-regime del tempo. Per tutti questi motivi Levar aveva nemici potenti e ancora in grado di agire indisturbati.
Insieme a Sisak, Karlobag, Zora, Karlovac, Pakrac ed altri luoghi in cui furono compiuti i primi massacri della guerra civile in Croazia nello scorcio del 1991 ed all'inizio del 1992 ad opera degli "specialisti" di Tudjman, Gospic è il "buco nero" di questo paese; vi predominano i neofascisti e vi regna l'omertà filomafiosa. La maggior parte della popolazione, dopo la cacciata di circa cinquemila serbi dai quartieri orientali della città, è stata costretta per anni a tacere fino a divenire corresponsabile dei massacri compiuti a fini "patriottici" per la croatizzazione della città e della Croazia. Pertanto considerava Milan Levar un "traditore nazionale" per la sua collaborazione con il Tribunale dell'Aja. L'uomo era dunque continuamente sottoposto a pressioni, intimidazioni e attentati di "avvertimento". Due anni prima del lancio di granate contro la sua casa, nel 1996, la sua auto uscì fuori strada in circostanze misteriose finendo in un burrone; l'uomo ne uscì con contusioni e leggere ferite.
Nonostante ciò, Levar continuò a sfidare coraggiosamente i suoi persecutori affermando che "i criminali, anche quelli di parte croata, devono essere processati se si vuole evitare che il paese e il popolo finiscano per essere identificati con determinati gruppi criminali". Evidentemente, però, i gruppi criminali sono ancora forti e si sentono al sicuro.
Non è un caso se l'assassinio di Levar avviene in questi giorni. Il momento è caratterizzato da un forte revival di neofascismo che impunemente sfida il nuovo governo democratico. Un governo debole, purtroppo, e troppo accondiscendente. Proprio due giorni addietro l'estrema destra nazi-ustascia croata, con alla testa Zvonimir Trusic, il fondatore del "Movimento per la verità e la giustizia" che riunisce una ventina di gruppuscoli neonazisti e di camice nere, ha avuto l'ardire, con l'autorizzazione del competente ministero, di fondare un "Comitato croato di Helsinki per la tutela dei diritti umani" (Hho) esattamente identico, nella sola denominazione però, alla già esistente organizzazione democratica che da anni si batte contro la pulizia etnica, denuncia i crimini di guerra ed altri, e lotta contro il neoustascismo in Croazia.
Con la registrazione del Comitato Hho degli ustascia, il governo ha praticamente messo fuori legge il vero Comitato croato di Helsinki.
Sintomatico è pure il fatto che, a un giorno dall'uccisione di Levar, tutti gli esponenti dell'Hdz ai quali è stato chiesto un commento hanno respinto il "tentativo di politicizzare" l'accaduto. Nulla hanno voluto dichiarare neppure il sindaco della città ed i leader dei partiti al governo presenti sul territorio della Lika di cui Gospic è il capoluogo. Ha fatto eccezione Josip Manolic, ex capo dei servizi segreti e primo ministro nel primo governo di Tudjman, da diversi anni alla testa di un partito democratico nato dalla scissione dell'Hdz.
Da anni Manolic punta il dito sul "cancro" di Gospic, per cui venne a conflitto con il "supremo" Tudjman. La responsabilità morale dell'assassinio di Milan Levar, secondo Manolic, "ricade su coloro che negli ultimi sette mesi si sono dimostrati inetti e inefficaci nel governare". Ha aggiunto: "Se in sette mesi non hanno mosso un dito per portare alla sbarra gli uomini contro i quali Levar ha lanciato più volte le sue accuse e dei cui crimini da anni esistono documenti e testimoni, questi governanti non sono degni di stare al governo". La coalizione democratica al governo, secondo Manolic, ha fin troppo tentennato e non è ancora riuscita a creare quello Stato di diritto che Tudjman distrusse per instaurare un regime mafioso. Alla domanda "Chi ha ucciso Levar?", Manolic ha risposto: "Coloro i quali sono stati da lui accusati di essere criminali di guerra, è chiaro!".
Sull'argomento è attesa una reazione anche da parte dei Paesi alle cui ambasciate a Zagabria, e ci riferiamo alle maggiori potenze militari e industriali, compresa l'Italia, Milan Levar consegnò la propria testimonianza sui crimini di guerra e con i cui ambasciatori mantenne soventi contatti, come rivelava ieri il quotidiano di Fiume Novi List .

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