Montenegro sotto tiro

G. SC.

Montenegro sotto tiro
Si moltiplicano gli incidenti con l'esercito federale jugoslavo
G. SC.

Negli ultimi giorni ci sono stati diversi scontri diretti fra la polizia montenegrina (Mup Cg) e l'esercito jugoslavo (Vj), e solo grazie ai nervi saldi della gente, da una parte, e di alcuni comandanti delle unità coinvolte direttamente, dall'altra, si è evitato che gli incidenti si moltiplicassero estendendosi come un incendio all'intero paese. Unità della marina da guerra jugoslava hanno ridotto a un colabrodo, per fortuna senza far vittime, una motovedetta del ministero degli interni montenegrino, mitragliata mentre svolgeva normale servizio di controllo lungo il confine con l'Albania sul lago di Scutari, mentre nelle acque territoriali montenegrine in Adriatico una nave da guerra della Vj ha catturato un aliscafo della polizia, "maltrattandone l'equipaggio", come si legge nel comunicato del governo del Montenegro.
Nella città di Niksic un militare ha massacrato di botte tre pacifici cittadini in un bar; per le vie della stessa città "sfilano camion pieni di soldati armati fino ai denti che puntano sui passanti le canne delle mitragliatrici". Nella cittadina di Berane (già Ivangrad), nel nord del paese, un distaccamento della polizia militare jugoslava ha occupato la stazione di polizia. Altri incidenti "nei quali l'esercito jugoslavo dà dimostrazione della propria forza bruta e incontrollata" si ripetono giorno dopo giorno.
Nella regione di Niksic l'esercito ha bloccato tutte le strade che portano alla vicina Erzegovina (Bileca, Gacko) provocando la reazione della popolazione che ha costruito barricate sulle strade di accesso usate dagli automezzi militari. Il commercio fra le regioni contermini dell'Erzegovina e Montenegro da sempre è stato di vitale importanza per queste popolazioni, che sono perciò disposte a tutto, anche a fronteggiare l'esercito. Il quale ha bloccato in questi giorni pure il confine terrestre con l'Albania, annullando in tal modo un accordo interstatale stipulato recentemente fra i governi di Podgorica e Tirana per la piena liberalizzazione del movimento delle merci e delle persone fra i due paesi.
Qualcosa di simile successe già lo scorso anno sul confine fra Montenegro e Croazia, ma la contesa allora fu risolta grazie al cedimento della polizia e della popolazione della regione litoranea montenegrina. Ora però non c'è alcuna intenzione di cedimento da parte di nessuno e il Montenegro si trova di fronte alle più gravi sfide della sua storia recente.
"Siamo al limite della sopportazione", dice il ministro di polizia del Montenegro Vukasin Maras, definendo a un tempo la situazione generale del paese. A sua volta un alto funzionario governativo ha dichiarato che "il nostro popolo, ferito nel suo orgoglio, considera ormai l'esercito jugoslavo una truppa straniera", e questo può essere un brutto segnale, potrebbe essere inteso come un invito a polizia e popolazione ad aprire le ostilità con i soldati.
Qualche testa calda, in lettere ai giornali locali, propone di "fare come in Croazia" dove nel '91-'92 i miliziani di Tudjman (oltre ad assassinii "etnici") tagliarono luce ed acqua alle caserme. Una delle proposte è stata quella di bloccare caserme e impianti militari con pesanti macchinari, ma il presidente Milo Djukanovic lancia continui appelli alla calma e alla temperanza. Cerca, forse, di guadagnar tempo.

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