Ustascia in marcia

SCOTTI GIACOMO

EUROPA
Ustascia in marcia
S ono arrivati in duemila, molti in tute mimetiche come durante la guerra, con cartelloni minacciosi (minaccia di insurrezione armata per abbattere il nuovo governo democratico) e urlando slogan nazifascisti. Parliamo di veterani della "guerra patriottica", proprio quelli della regione della Lika, insomma ustascia assassini scesi ieri in piazza contro la presenza nel paese degli inquirenti del Tribunale internazionale dell'Aja per i crimini di guerra e contro il governo democratico accusato di "tradimento" per aver permesso al Tribunale di iniziare le indagini a carico di una mezza dozzina di generali e alti ufficiali che agli ordini del defunto "generalissimo" Franjo Tudjman si resero responsabili, nella guerra 1991-1995, di efferati delitti contro i civili. Solo dall'autunno del '91 alla primavera del '92 i civili serbi massacrati furono circa 700. Oltre a Gospic, le stragi avvennero a Zara, Sisak, Osijek, Karlovac, Ogulin, Pakrac e nella stessa Zagabria. Fra le vittime ci furono anche bambini. Quella svoltasi ieri pomeriggio a Gospic - luogo simbolo - è stata la più massiccia ma non la prima manifestazione neoustascia in Croazia. Da una decina di giorni i veterani della "guerra patriottica" vengono sobillati dagli esponenti dello sconfitto regime nazionalista dell'Hdz. La tensione in Croazia si è fatta sempre più arroventata. Lo scopo immediato dei neofascisti è quello di impedire che vengano alla luce le prove materiali delle stragi compiute fin dal 1991; ma proprio ieri, in concomitanza con la "marcia su Gospic", gli investigatori del Tribunale dell'Aja impegnati in indagini nei dintorni della città in cui nell'ottobre '91 furono trucidati oltre cento civili, in maggioranza serbi -hanno reso noto l'avvenuto ritrovamento in quel territorio di una prima fossa comune, riesumando i resti di alcune vittime. Per il capo del gruppo di investigatori dell'Aja, Steve Chambers, i lavori continueranno nei prossimi giorni fino all'esumazione di tutti i cadaveri. (Giacomo Scotti)

Haider: via dall'Ue

E

nnesime dichiarazioni-shock del leader ultranazionalista Joerg Haider: in una intervista che uscirà oggi sul settimanle austriaco "News", il governatore della Carinzia si chiede: "A che cosa ci serve continaure a restare nell'Unione Europea?". Secondo Haider, "l'Ue sta facendo in modo che, per la prima volta, un suo paese membro debba riflettere sulla possibilita di una sua uscita dall'Unione". "Un pò alla volta -prosegue il leader xenofobo-liberale - sta emergendo che l'Austria è l'unico paese decente dell'Ue. I corrotti vengono premiati e la decente Austria viene invece castigata". Il riferimento è alle sanzioni imposte a Vienna dagli altri 14 stati comunitari dopo l'insediamento al governo austriaco di una coalizione tra i popolari e i razzisti-liberali. Haider prende poi le difese dell'esponente del suo partito (FPOe), il ministro delle finanze Karl-Heinz Grasser, che ha minacciato martedì di usare il diritto di veto che spetta all'Austria come membro dell'Ue e di ritardare i versamenti a Bruxelles se le sanzioni non verranno revocate. "Karl-Heinz Grasser ed io non abbiamo divergenze su questo punto" ha detto Haider, affermando che comunque l'intero governo deve valutare "se è disposto a restare per molto tempo ancora nel 'teatrinò dell'Ue".

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