La Bosnia meno etnica

GIACOMO SCOTTI

La Bosnia meno etnica
Amministrative, trionfo socialdemocratico. I nazionalisti perdono colpi
GIACOMO SCOTTI

La gente di Bosnia vuole cambiare. I risultati delle elezioni amministrative svoltesi sabato scorso in questo paese devastato dalla guerra civile mostrano una forte valenza politica del voto, un forte desiderio di democrazia e della convivenza; e sferrano dei pesanti colpi ai partiti "etnici" e nazionalisti, premiando i partiti interetnici di centro-sinistra. Questo risultato è particolarmente evidente nella Federazione musulmano-croata, in cui il Partito socialdemocratico - multietnico e di sinistra - ha ottenuto un vero e proprio trionfo. Nella "Republika Srpska" di Bosnia, invece, hanno mantenuto posizioni maggioritarie i partiti di destra e nazionali.
Le elezioni sono servite a rinnovare le amministrazioni in 145 comuni, e cioè sull'intero territorio delle due unità statali che formano la Repubblica di Bosnia-Erzegovina, ad eccezione del "distretto internazionale" di Brcko - che è governato da una speciale amministrazione delle Nazioni unite - e della città di Srebrenica, dove le elezioni si tennero già lo scorso anno. Non si è verificato alcun incidente di rilievo, ad eccezione di un ordigno esploso senza vittime a Glamoc, una cittadina controllata dai croati.Le operazioni di voto e di spoglio dei voti sono state supervisionate da alcune centinaia di osservatori dell'Osce e controllate da 1700 poliziotti internazionali, senza contare alcune migliaia di poliziotti bosniaci. Da una parte, il risultato di queste elezioni riflette lo stato d'animo dei cittadini, indicando una forte tenenza a sinistra dell'elettorato - soprattutto nella Federazione croato-mussulmana; dall'altra fa sperare in un ulteriore sgretolamento dei partiti etnici e nazionalisti, che dovrebbe verificarsi in occasione delle elezioni politiche del prossimo ottobre.
I primi ad accusare il colpo sono stati i leader del partito Sda, che finora raccoglieva gli elettori musulmani: ha subito fortissimi cali in quasi tutte le regioni, ma in particolare nei cantoni di Sarajevo e di Tuzla, divenuti ora una roccaforte della sinistra socialdemocratica.L'Sda di Izetbegovic ha mantenuto la maggioranza relativa unicamente nei territori della Federazione in cui la stragrande maggioranza della popolazione è musulmana, ma anche lì ha subito fortissime erosioni.
Il partito nazionalista croato Hdz ha mantenuto anch'esso posizioni dominanti nei territori dell'Erzegovina abitati prevalentemente da croati, ma ha a sua volta subito una batosta politica con una forte flessione dei consensi. C'è stata, nel caso dei territori croati, anche una scarsa affluenza alle urne: e anche l'astensione, là dove fino a ieri le affluenze raggiungevano e superavano la linea dell'ottanta per cento, è un segno della decadenza del partito fondato dieci anni fa da Tudjman nella speranza di potersi ritagliare in Bosnia uno staterello croato.
I serbi - che uno loro "stato" se lo sono conquistati anche sul piano internazionale con il riconoscimento della "Republika Srpska" nei documenti di Dayton e nei fatti - hanno invece riconfermato la supremazia del partito Sds (Partito democratico serbo) del premier Milorad Dodik, a scapito degli ultranazionalisti di "Coalizione Slava" e dei radicali di Seselj.
In definitiva: i vincitori delle elezioni sono l'Sds (nazionalisti moderati) tra i serbi e il Pds (socialdemocratici) tra i croato-mussulmani. I socialdemocratici hanno ottenuto la maggioranza assoluta nelle città di Tuzla, Zivinice, Lukavac e Srebrenik e in tre distretti della capitale Sarajevo; e la maggioranza relativa nelle città di Zenica, Gorazde e Gracanica, più altri dieci comuni. Nelle precedenti elezioni amministrative (1997) erano riusciti a conquistare solo la città di Tuzla. Passi avanti ha fatto anche il "Partito per la Bosnia-Erzegovina" di Haris Silajdzic (distaccatosi alcuni anni fa da Alija Izetbegovic) conquistando il potere in alcuni comuni già dominati dagli integralisti e nel distretto "Città Vecchia" di Sarajevo. L'Sda ha perso tutti i comuni urbani ad eccezione di Mostar est, dove ha mantenuto le posizioni precedenti. La città è rimasta così nuovamente divisa, in quanto nei tre comuni di Mostar ovest i nazionalisti croati dell'Hdz sono rimasti al potere con il 66 per cento dei suffragi, conservando la maggioranza anche negli altri comuni dell'Erzegovina (sia pure con percentuali inferiori a quelle ottenute nel '97). Nei comuni di Capljina e Livno, finora totalmente governati dai filoustascia dell'Hdz, per la prima volta ora sono entrati anche consiglieri socialdemocratici.
Dovranno invece ripetersi le elezioni a Zepca e Gorji Vakuf: dove croati e musulmani, ancora gli uni contro gli altri armati, hanno disertato le urne perché i primi non riconoscono le tradizionali denominazioni musulmane delle rispettive cittadine e vorrebbero imporre denominazioni croate ricavate da documenti medievali.

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