Oggi la Bosnia al voto

SCOTTI GIACOMO

Oggi la Bosnia al voto
Elezioni amministrative ma ad alta valenza politica. In ascesa i partiti democratici interetnici
GIACOMO SCOTTI - SARAJEVO

Segnata dall'arresto di Momcilo Krajisnik, numero due dei serbi bosniaci, si è conclusa la campagna elettorale per le elezioni di oggi nella Repubblica di Bosnia-Erzegovina. 2 milioni e 500 mila elettori - sotto il controllo di 750 osservatori dei 54 paesi membri dell'Osce - voteranno in 2500 seggi per il rinnovo dei consigli comunali. Elezioni amministrative, dunque, ma con altissima valenza politica. I partiti nazionali(sti) - il croato Hdz , il musulmano Sda e il serbo Sns, temono di perdere terreno a beneficio del Partito socialdemocratico (Sdp-BiH ) - il più forte dei movimenti politici interetcnici, al 37 nei sondaggi nelle principali città del paese.

Leader del Psd bosniaco-erzegovese (nelle cui file militano serbi, croati, musulmani, avversi ai nazionalismi) è Zlatko Lagumdzija: 45 anni, professore all'Università di Sarajevo, nuova stella nel firmamento politico, molti osservatori prevedono che sarà fra due anni e mezzo il nuovo presidente della Bosnia. In sostanza si spera che nel paese, attualmente dominato dai partiti di Dedik nella "Srpska Republika", di Izetbegovic nella Federazione bosniaco-musulmana e di Jelavic (Hdz) nell'Erzegovina, dilaghi la "sindrome democratica" che a capodanno ha provocato il crollo del regime tudjmaniano nella vicina Croazia.

Lagumdzija è fortemente convinto che l'ondata democratica investirà presto anche la Bosnia, e si felicita che ciò coinciderà più o meno con il suo "settimo compleanno, che cade il 22 maggio". Eh sì', perché quel giorno, nel 1993, fu raccolto praticamente morto insieme ad altri sedici cadaveri di sarajliani sotto un bombardamento nella capitale. Invece, dopo dieci mesi di cure in clinica e dodici operazioni, alla testa e alle gambe, tornò a casa... rinato. Nel voto di oggi il suo partito è certo di piazzarsi al primo posto fra le dieci e più formazioni in gara, o almeno molto vicino al partito musulmano oggi egemone di Izetbegovic.

Sta di fatto che negli ultimi tre mesi, sulla scia del grande balzo in avanti dell'omonimo partito che ha dato alla Croazia il premier Ivica Racan, il Psd di Lagumdzija in Bosnia ha conquistato una vasta popolarità, rinfocolando le speranze di tutte le forze democratiche. D'altra parte, sentendosi minacciato dal Psd, il partito musulmano ha sferrato in queste settimane duri attacchi contro l'avversario e il suo leader, nel tentativo di demonizzarli come "comunisti" e "responsabili di tutte le disgrazie che hanno colpito i bosgnacchi" - come si legge in un manifesto della "Gioventù islamica attiva", che raccoglie i giovani più estremisti del partito di Izetbegovic, riconoscibili per le barbette che si lasciano crescere sul mento e i pantaloncini corti.

Queste elezioni sono la prima tappa della marcia verso cambiamenti radicali in Bosnia, e lanceranno un messaggio politico molto importante per le elezioni parlamentari del prossimo ottobre, e per le presidenziali fissate fra due anni e mezzo. Certo, il Psd bosniaco è diverso dal Psd della Croazia, e Lagumdzija non somiglia a Racan, "ma una cosa accomuna, oltre al programma socialdemocratico, Bosnia e Croazia: i nazionalisti saranno sconfitti", dice Lagumdzija. "I nazionalisti musulmani", precisa subito, mentre l'Hdz erzegovese, arroccata su posizioni di estrema destra, sarà più dura a morire. Il Psd interetnico bosniaco è particolarmente forte nei centri urbani e fra i giovani - a Tuzla i sondaggi lo danno al 54. E mentre in Erzegovina l'Hdz raccoglie il 90 di consensi fra i croati, nella Bosnia centrale i croati voteranno al 60 per il Psd, sempre stando alle previsioni di Lagumdzija, che dà per certo lo sfacelo accadizetiano a ottobre.

"Allora - dice il leader socialdemocratico - dopo dieci anni cesserà definitivamente l'egemonia dei tre partiti ottocenteschi oggi maggioritari nei loro spazi etnici", compreso il partito nazionale serbo della Republika Srpska."La gente - croati, musulmani, serbi - ha ormai aperto gli occhi, sa che il denaro etnico è finito nelle banche etniche, che i leader politici nazionalisti sono a capo di queste banche e che, nella loro veste di leader nazionali, le hanno saccheggiate. Fino al 1992 i leader nazionali cercavano di fregarsi a vicenda; dal '98 si sono accordati, hanno recintato i propri piccoli imperi etnico-territoriali e non si spennano più fra loro: ciascuno spenna il proprio popolo. Ma il popolo, ripeto, ha finalmente capito".

Supporta il manifesto e l'informazione indipendente

Il manifesto, nato come rivista nel 1969, è sinonimo di testata libera, indipendente e tagliente.
Logo archivio storico del manifesto
L'archivio storico del manifesto è un progetto del manifesto pubblicato gratis su Internet e aperto a tutti.
Vai al manifesto.it