Mecanium, Trionacria e Zu, stelle del firmamento jazz

LORRAI MARCELLO

PALERMO MUSICA

Mecanium, Trionacria e Zu, stelle del firmamento jazz

A "Curva Minore" sonorità inusuali e talenti dell'improvvisazione

- MARCELLO LORRAI - PALERMO

S ul palco un rettangolo costruito con elementi di Meccano, un gioco ormai desueto ma sinonimo di infanzia per molte generazioni di bambini.All'interno del perimetro di segmenti metallici, una serie di piccoli meccanismi che, uno per volta, si mettono in moto. Una luce proiettata contro il rettangolo trasforma il marchingegno in un delicato teatro delle ombre che si anima sulla parete di fondo della chiesa dello Spasimo, dove i meccanismi in movimento assumono le sembianze di esseri viventi, diminuscoli, patetici umani impegnati in un ripetitivo, faticoso lavoro. Ma il funzionamento dei meccanismi produce anche dei moduli ritmico-timbrici, che via via si sovrappongono e che fanno da base ad improvvisazioni che l'artefice del poetico Mecanium, Pierre Bastien, svolge con la sua pocket trumpet. E' senz'altro a Bastien che per questa terza edizione spetta la palma dell'aderenza in termini letterali al sottotitolo della rassegna, "Pratiche inusuali del fare musica", come le quattro serate di Curva Minore, tenutasi a cavallo fra settembre e ottobre, hanno mostrato.

Tra le proposte più convincenti della rassegna, infatti, proprio alcune in cui il carattere "inusuale" del fare musica attiene in senso più lato al fatto che le loro inclinazioni, di tipo improvvisativo e addirittura di impronta "radicale", non sono certo moneta corrente nel panorama della musica. Composto da Roy Paci alla tromba e al flicorno, da Gianni Gebbia ai sax e da Francesco Cusa alla batteria, Trionacria manifesta una interessante e godibile capacità di improvvisazione di gruppo che sitraduce però, grazie all'affiatamento dei tre, nella creazione istantanea di forme definite, che talvolta richiamano atmosfere del free jazz americano d'epoca, talvola linguaggi post jazz meno definibili. L'originalità del trio si deve fra l'altro anche al ruolo paritario che vi riveste la batteria: Cusa è molto abile nell'evitare una funzione di accompagnamento giocata sullo swing o sull'improvvisazione free.

Curva Minore si sta anche qualificando come polo di riferimento per far intaragire giovani musicisti siciliani, che ormai da diversi anni hanno mostrato molto talento in particolare nell'area jazzistica, con sperimentatori fra i più avanzati a livello internazionale; e anche come occasione per ricomporre il più aggiornato ambiente musicale siciliano con la propria numerosa e valorosa diaspora. Palermitano, e responsabile artistico della manifestazione assieme con il contrabbassista Lelio Giannetto, Gebbia è meno richiesto di altri jazzisti italiani in patria, ma più di molti altri connazionaliapprezzato e chiamato oltreoceano o in Giappone; siracusano, Paci quasi perennemente in tournèe, e non solo come trombettista dei Mau Mau; catanese, Cusa uno dei non pochi siciliani che arricchiscono il tessuto musicale bolognese. Paci si è prodotto anche con il quartetto di jazz "hardcore" Zu, che ha un mentore d'eccezione, John Zorn. Sia di Trionacria che di Zu si attendono a breve i primi album. Giannetto e un'altra siciliana, la vocalist Miriam Palma, con un set di asprezza certo nonfacile hanno dato conto in presa diretta dello stato della ricerca espressiva che stanno conducendo con uno dei musicisti più agguerriti ed esigenti dell'improvvisazione europea, il sax soprano di Tolosa MichelDoneda.

Gebbia, Giannetto, Palma, Cusa e altri musicisti, italiani e non (fra cui Paolo Angeli con la sua chitarra sarda "truccata", di cui ha mostrato le risorse anche in solo) si sono raccolti in un ensemble che ha eseguito una composizione imbastita dal chitarrista americano Elliott Sharp.

Una delle presenze più attese è stata quella di Lukas Ligeti, figlio di uno dei massimi compositori del secolo, Gyorgy Ligeti. Forse in questo caso sarebbe stato utile a corredo un incontro esplicativo col pubblico, perché Ligeti ha mostrato un'altra "pratica del fare musica" davvero "inusuale": abbastanza perché non fosse del tutto chiaro come computer, marchingegni e bacchette che percuotevano una strumentazione elettronica producessero la musica che si ascoltava.

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