L'allegria contagiosa di Compay Segundo

LORRAI MARCELLO

TUTTO ESAURITO AL FESTIVAL DI VILLA ARCONATI

L'allegria contagiosa di Compay Segundo

Con una sezione fiati e un secondo chitarrista, l'anziano musicista in panama bianco dimostra tutta la sua classe e un'energia straordinaria. Presentando in concerto brani famosi come Chan Chan, Morir de amor e Lagrimas Negras

- MARCELLO LORRAI - MILANO

C oncerti in ogni dove, sold-out in sedi prestigiose, trionfi a Londra e Parigi: "è una cosa che mi dà molta allegria, visto che sono sul viale del tramonto". Compay Segundo lo dice senza metterci niente di patetico, come una semplice constatazione. E subito si mette a scherzare con i giornalisti sul proprio invidiabile aspetto di splendido novantaduenne. "Dicono che non li dimostro, che sembra che io non abbia mai lavorato", racconta ridendo, prima di cominciare a snocciolare una infinita serie di mestieri che ha accompagnato o alternato a quello di musicista: barbiere, pitturatore, per vent'anni operaio in una fabbrica di sigari Montecristo, contadino. "Della campagna so tutto: datemi un campo e dopo tre mesi posso già vivere mangiando quello che ho seminato".

In effetti a sentirlo parlare con la sua voce profonda e sicura in conferenza stampa il viale del tramonto sembra ancora piuttosto lungo da percorrere: "mi sto intervistando da solo", esclama ad un certo punto ironizzando sulla verve con cui risponde alle domande. A Milano per il terzo anno consecutivo, Compay Segundo appare certamente non meno in forma e lucido dell'ultima volta. Gli chiedono di Wim Wenders, e sembra non afferrare il nome: "il tedesco!" si affretta a ricordargli una accompagnatrice, ma dall'alto delle sue primavere Compay può permettersi di non appassionarsi particolarmente all'argomento.

Parla invece di Ry Cooder: "un grande strumentista, e una persona modesta, che suonando rivela la sua intelligenza". Si alza in piedi per spiegare meglio il senso di Chan Chan: sulla spiaggia Chan Chan riempie con la pala il setaccio che Juanita scuote per setacciare la sabbia, operazione per compiere la quale Juanita muove anche i fianchi, cosa che non lascia indifferente Chan Chan. E Compay illustra il concetto facendo ruotare il bacino.

Miracolato dal chitarrista americano con il coinvolgimento nella realizzazione del fortunatissimo album Buena Vista Social Club, che gli ha assicurato una popolarità ora rafforzata dall'uscita dell'omonimo film diretto da Wenders, Compay ha fatto di nuovo il tutto esaurito, questa volta in apertura del Festival di Villa Arconati. Per questa nuova tournée ha rinunciato a circondarsi di altri decani della musica cubana, preferendo un complesso abbondantemente giovane.

Al pubblico che prima ancora che cominci gli sta già chiedendo a gran voce Chan Chan, canzone che ha scritto negli anni ottanta e che è diventata famosa in tutto il mondo, sul palco Compay si presenta in doppiopetto grigio e panama crema, prendendo posto in piedi davanti al microfono: per tutta la durata dei due set una sedia servirà solo per appoggiare la chitarra.

Un set ben costruito

Se la cava ancora bene con la voce, ma soprattutto padroneggia ancora vigorosamente la chitarra. Comincia accompagnato solo da una seconda chitarra, da un cantante che scuote anche le maracas, dal figlio Salvador Repilado al contrabbasso, da un percussionista ai bonghi e ai timbales. Fra i primi brani c'è un classico come Lagrimas Negras dei Matamoros, con cui Segundo lavorò da giovane.

Poi, con uno di quelle risatine furbe che fanno venire in mente Totò, Compay annuncia una "sorpresa", e introduce due clarinetti e un clarinetto basso: una soluzione elegante, che consente arrangiamenti su cui Compay ha imperniato buona parte di Calle Salud, il suo nuovo album. Un disco davvero gradevole, pubblicato contemporaneamente in tutta Europa (e contenente naturalmente tutti brani nuovi e una ennesima versione di Chan Chan).

Lo spettacolo è costruito con intelligenza, con un godibile crescendo: nel secondo set è la volta di Morir de amor, adattamento del cavallo di battaglia di Charles Aznavour, che nel disco Compay interpreta assieme al cantante francese. Verso il finale la scena si affolla ulteriormente, con l'arrivo di una cantante e di una corista, fino all'apoteosi conclusiva di Chan Chan, e ai festosi saluti, con tanto di bandiera cubana che viene aperta sul palco. Cuba intanto è ampiamente rappresentata anche al Festival latinoamericano, manifestazione per Milano ormai tradizionale e anno dopo anno sempre più massiccia, che, apertosi il 17 giugno, proseguirà con concerti ogni sera fino al 25 luglio, e avrà quindi un seguito a Verona dal 19 agosto al 5 settembre. La scorsa settimana il Festival ha ospitato una gustosa esibizione del gruppo a cappella Vocal Sampling.

E mercoledì uno dei nomi che l'attuale moda della musica cubana ha spinto sulla cresta dell'onda, Eliades Ochoa, alla testa del Cuarteto Patria (autore di una prova spettacolare nell'ultimo cd, Continental Drifter di Charlie Musselwhite e anche lì c'è una versione di Chan Chan con l'armonica del bluesman bianco a fare da solista).

Questa sera l'appuntamento forse più prestigioso dell'intero festival: Ruben Blades, star fra le maggiori della musica latinoamericana, oltre che attore e leader politico, di ritorno dopo anni in Italia e per la prima volta a Milano (il prezzo del biglietto è quello previsto per i concerti maggiori, ma è pur sempre popolare: 20 mila lire).

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