Se la forza straccia il diritto

TOSI GIORGIO

ARTICOLO

Se la forza straccia il diritto

GIORGIO TOSI *

F in dal primo giorno della guerra fra la Nato e la Repubblica jugoslava si è sottolineato che l'intervento della Nato, e la partecipazione dell'Italia, avveniva in violazione di alcune norme giuridiche italiane e internazionali. Non hanno però indicato, salvo errore, le conseguenze determinate da quelle violazioni che non sono soltanto trasgressioni "formali" ma incidono nella coscienza giuridica individuale e collettiva facendo regredire il livello di civiltà.

E' principio elementare che l'uso della forza, anche militare, non può essere disgiunto dal diritto perché in caso contrario la comunità degli uomini regredirebbe a uno stadio ferino (homo homini lupus). Lo stato che ha il monopolio della forza può usarlo soltanto secondo le norme di legge. Per esempio, la polizia e i carabinieri possono arrestare, o addirittura sparare, solo nei casi previsti dalla legge. Se lo facessero fuori o contro la legge, ciò sarebbe arbitrario e non si avrebbe più uno stato di diritto grazie alla separazione tra uso della forza e norma di legge. Lo stesso principio vale nei rapporti fra gli stati. In base al diritto internazionale nessuno stato può usare la forza (anche militare) contro un altro stato, salvo che in caso di legittima difesa. Quando ciò non avvenga, la violazione dell'integrità territoriale di un altro stato è arbitraria e ingiustificata.

Nel caso dell'attacco Nato alla Repubblica jugoslava, favorevoli e contrari non possono non constatare che esso avviene in violazione di regole giuridiche fondamentali. Per brevità ne citerò solo alcune, esclusivamente sul piano giuridico. L'articolo 11 della Costituzione stabilisce che "l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali". Dai lavori della Costituente risulta chiaro che la norma va interpretata come il solenne impegno dello stato italiano a non muovere guerra ad altri stati, e a ricorrere alla guerra solo per legittima difesa, solo per respingere un attacco altrui. I costituzionalisti sono concordi nel ritenere che l'art. 11 vieta il ricorso alla guerra (intesa in senso classico, ma anche in quello più largo di "violenza armata"), salvo che per respingere un'aggressione proveniente da un altro stato. E la Serbia non ha minacciato né aggredito l'Italia. Non vi è dubbio quindi che partecipando all'attacco armato della Nato contro la Serbia, l'Italia viola la Costituzione in uno dei suoi principi fondamentali.

Lo statuto della Nato, di cui fa parte l'Italia, al suo articolo 1 dispone che "le parti si impegnano a comporre ogni disputa internazionale in cui possono essere coinvolte attraverso vie pacifiche in maniera tale che pace, sicurezza e giustizia internazionali non siano messi in pericolo. Si impegnano altresì ad astenersi dal minacciare o dall'usare la forza in ogni maniera che non sia conforme agli obiettivi delle Nazioni unite". Quando allora è possibile alla Nato ricorrere alla guerra? Lo stabilisce l'art. 5: "gli stati membri convengono che un attacco contro tutti loro. Se un tale attacco armato si verifica, ciascuno di loro assisterà la parte o le parti attaccate". E' chiaro che la Repubblica jugoslava non ha minacciato né attaccato nessuno degli stati della Nato. Dunque i bombardamenti in corso sono una violazione dello statuto della Nato. Che all'art. 7 riconosce che la responsabilità primaria nel mantenimento della pace spetta al Consiglio di sicurezza dell'Onu. Prima di intervenire in Serbia la Nato non ha interpellato il Consiglio di sicurezza. Ne risulta violato anche l'articolo 7. Infine l'art. 51 della Carta dell'Onu ammette l'uso della forza militare solo per respingere un "attacco armato" in atto contro un altro stato, escludendo ogni azione preventiva.

E' evidente che nessun attacco armato era in atto da parte della Serbia contro un membro della Nato, e neppure contro qualsiasi altro stato.

Concludendo l'attacco militare della Nato viola il suo stesso statuto, la Carta atlantica e la costituzione italiana. In altre parole è impossibile trovarne una qualunque legittimità giuridica. Si dice che l'inferno sia lastricato di buone intenzioni. Tradotto in politica, quando a fin di bene si calpestano le regole del diritto emerge e si impone un'altra regola: quella del più forte, tipica dell'umanità primitiva. Gli Usa, oggi la potenza mondiale più forte, cercano attraverso la Nato di imporre con la guerra la loro volontà alla Serbia. E' lo stesso schema seguito da Milosevic che tenta di imporre con la forza la sua volontà agli albanesi del Kosovo, violando i diritti umani. E' interessante notare che la stessa analisi vale per i cosiddetti guerriglieri, armati dalle potenze occidentali e finanziati dalla mafia albanese, che tentano di imporre la loro volontà sia ai kosovari che ai serbi.

Concludendo, le intenzioni dell'attacco Nato possono essere ottime (fine della violenza in Kosovo e protezione dei civili in fuga) ma il risultato è gravissimo: violazione dei patti sottoscritti e del diritto internazionale, con conseguente affievolimento della coscienza comunitaria e del livello di civiltà giuridica raggiunto dall'umanità nella sua lunga e sanguinosa storia.

Non va dimenticato che la Costituzione italiana (e il suo rifiuto della guerra), non è frutto del caso o fantasia di "anime belle", ma nasce dalla tremenda esperienza del secondo conflitto mondiale. Ciò vale anche e soprattutto per la Carta dell'Onu, il cui principio ispiratore è stato quello di mettere al bando la guerra nelle relazioni fra gli stati. Questo patrimonio giuridico, e etico-politico, è stato gravemente colpito dall'attacco militare della Nato. Se non si vuole che vada disperso con un ritorno all'indietro che potrebbe avere conseguenze terribili (la guerra di tutti contro tutti), bisogna porre fine ai bombardamenti e cercare con le procedure stabilite dall'Onu una soluzione negoziata in Kosovo. Mi auguro che quando questo articolo verrà pubblicato, le parti già si trovino al tavolo delle trattative.

* avvocato

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