A Grodekova, mafiosi verso la Corea

PESCALI PIERGIORGIO

FRONTIERE/1

A Grodekova, mafiosi verso la Corea

P. PE. - I binari della ferrovia che dal posto di frontiera russo di Grodekova entra in Corea del Nord si perdono all'orizzonte. Dall'altra parte del ponte, una guardia esce dalla garitta e osserva col binocolo lo straniero che scatta fotografie. Penserà quanto sia strano vedere un occidentale da queste parti. Cosa ci sarà di tanto interessante a Grodekova? Diplomatici, giornalisti, volontari delle Ong che stanno seguendo gli sviluppi della carestia che imperversa in Nord Corea sono dispersi lungo i mille e più chilometri del confine cinese. La guardia coreana sorride, fa un cenno di saluto cui risponde il collega russo. "Siamo amici - mi spiega il militare. Quando i rapporti tra Russia e Nord Corea erano più aperti potevamo vederci e parlarci spesso, ma ora che le relazioni si sono allentate, ci è più difficile incontrarci".

Il flusso di coreani verso la Russia è cominciato ad aumentare dal 1995, all'epoca delle prime alluvioni, ma non ha mai raggiunto la proporzione che sta assumendo in altri punti di confine con la Cina. Dopotutto Mosca è in Europa, a cinquemila miglia di distanza, mentre Pechino è a solo un'ora di volo da Pyongyang. Inoltre i coreani sono storicamente e geograficamente legati ai cinesi, con cui condividono gran parte del retaggio culturale. I russi sono apparsi più tardi e hanno varcato per la prima volta il Tumen alla fine della Seconda guerra mondiale.

Negli anni Novanta, Corea, Russia e Cina avevano progettato di costruire proprio qui un'area ad economia speciale in cui gli imprenditori occidentali avrebbero potuto installare le loro aziende secondo i principi misti dell'economia di mercato e socialista. I grandiosi progetti iniziali, che prevedevano tra l'altro la fondazione di una futuristica città di un milione di abitanti in Russia a pochi chilometri da Grodekova, vennero via via ridimensionati per la mancanza di fondi e solo a settembre del 1996, una commissione mista nordcoreana-cinese-russa con delegati dell'Undp (United nations developement plan) e dell'Unido (United nations industrial developement organization), ha ripreso a discutere del progetto, cui si sono detti interessati anche Giappone e Sud Corea. Questa regione potrebbe diventare nel giro di pochi anni una delle più ricche e floride del nord est asiatico.

E' comprensibile quindi che la Russia cerci di riagganciare Pyongyang nella propria orbita, stipulando un nuovo trattato economico che ripristini quello scaduto nel 1996 (anche se gli scambi commerciali erano già quasi del tutto cessati sin dal 1991). Trattative in tal senso sono in corso dal gennaio di quest'anno e nell'ordine del giorno è stato inserito anche il problema dei ventimila nordcoreani che lavorano nelle foreste siberiane, i cui villaggi, retti da leggi coreane, erano piccole enclaves della Repubblica democratica popolare di Corea in territorio russo.

Nel frattempo però la mafia russa, approdata in queste sperdute lande orientali, ha preso il monopolio del commercio. Un tempo a Vladivostok erano i nordcoreani che potevano offrire le merci più ricercate: apparecchi elettrici, vestiti, alimenti. Arrivavano con le valigie piene di prodotti e tornavano in patria con i portafogli colmi di dollari americani, yen giapponesi, won, rubli. Oggi i mercati di Vostochnyy, Zarubino, Vladivostok, rigurgitano di prodotti giapponesi, taiwanesi, tedeschi e sono i nordcoreani a dover sborsare i loro won. Con i prodotti occidentali è arrivata, naturalmente, anche la droga; basta gironzolare per i quartieri periferici delle città russe per accorgersi che, dopo la caduta del sistema sovietico, l'unico valore che la nuova società ha saputo offrire è quello dell'evasione psichica. E la droga non si è fermata al ponte di Grodekova. L'ha varcato, per fortuna senza percorrere molta strada, finora. Ma quanto durerà?

"A Vladivostok la mafia sta già preparandosi ad entrare in Corea del Nord quando questa allenterà i controlli frontalieri accettando gli invii alimentari", mi dicono al posto di polizia di Kraskino. Voci non confermate già parlano di piccoli quantitativi di stupefacenti transitati in Nord Corea e diretti in Giappone, dove in aprile sono stati scoperti 70 chili di droga nel porto di Hososhima, pronti per essere smerciati. Se queste indiscrezioni, come sembra, sono vere, la Corea del Nord dovrà far fronte ad un'invasione di criminalità organizzata, ed a questo punto sarà davvero difficile contenere gli effetti devastanti che porterà con sé.

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