Cambogia ritorno al futuro

PESCALI PIERGIORGIO

Cambogia ritorno al futuro

Si combatte a sud e a nord. Ranariddh fugge negli Usa e i monarchici si alleano con i Khmer rossi di Khieu Samphan. Come nel '79 e nell'82. Ma Hun Sen con il colpo di mano si è alienato le simpatie internazionali. Così la sua vittoria militare rischia di tramutarsi in sconfitta

PIERGIORGIO PESCALI - PHNOM PENH

G LI ECHI DEGLI SPARI si perdono in lontananza nel quartiere di Toul Kork, alla periferia di Phnom Penh. La città è oramai in mano ai soldati di Hum Sen che festeggiano sparando, stappando birre e girovagando nella città in cerca di qualche casa in cui valga la pena entrare e saccheggiare ciò che è rimasto. Le battaglie che hanno sconvolto la capitale per tre giorni sembrano essere cessate, naturalmente per il momento. Nella casa di Shinji, il corrispondente della televisione giapponese che mi ospita ogni volta che mi reco in Cambogia, il telefono, dopo essere stato muto per due giorni interni, ha ricominciato a funzionare stamattina e non ha mai smesso di squillare. Ci rechiamo al Mercato Centrale, dove si sono registrati gli scontri più cruenti. La vita che lentamente sta riprendendo non riesce a cancellare le tracce troppo evidenti della battaglie. Eravamo lì, io e Shinji, quando il tutto è iniziato.

Una marea umana impazzita

Quasi d'improvviso, mentre mangiavamo in un ristorantino appena fuori l'edificio principale, ci siamo trovati in mezzo a linee di tiro con proiettili che rimbalzavano contro i muri delle case, o che sfondavano i vetri dei negozi che si affacciano lungo i portici. Trasportati dalla marea umana impazzita di paura, ci siamo diretti verso il Wat Phnom, il piccolo tempio che dà il nome alla città. E lì ci siamo resi conto che era iniziata la tanto aspettata ed annunciata resa finale degli scontri tra Hun Sen e Norodom Ranariddh. L'uscita di scena di Pol Pot aveva fatto si che il fragilissimo patto di alleanza tra i due co-Premier, siglato nel 1993, non avesse più alcun senso. I Khmer rossi non potevano più rappresentare lo spauracchio che i due dirigenti cambogiani sventagliavano al popolo ogni qualvolta che questo chiedeva riforme democratiche in ambito politico, lavorativo, dei diritti umani. Per Hun Sen questi ex compagni che aveva abbandonato nel 1978 per iniziare la veloce ma alla fine anche poco dignitosa carriera politica, erano divenuti un fardello troppo ingombrante. Il ricompattamento del partito Funcipec del rivale Ranariddh, che negli ultimi mesi aveva riassorbito Sam Rainsy e che ora rischiava di allearsi con i Khmer rossi di Khieu Samphan, stava per far naufragare i progetti di Hun Sen e del suo grande finanziatore, quel Theng Bunma i cui traffici loschi sono ben noti agli Stati uniti che hanno inserito il suo nome nella lista nera dei personaggi non graditi.

Il colpo di mano di Hun Sen

Dopo aver perso clamorosamente le elezioni del 1993, Hun Sen non poteva permettersi il lusso di perdere anche quelle del prossimo anno e la prospettiva di un riavvicinamento tra i Khmer rossi e il Funcipec, rendeva la vittoria dell'ex rivoluzionario filovietnamita ben poco probabile. L'ultima chance che gli si offriva per mantenere il potere era un colpo di mano. Chi conosce bene la situazione cambogiana se lo attendeva. "E' solo questione di tempo" mi dicevano i colleghi mercoledì scorso, durante una cena a casa di un diplomatico asiatico. La casa di Ranariddh, da cui eravamo passati in macchina, era presidiata da un nugolo di fedelissimi armati di tutto punto, così come le sedi del partito monarchico ed i punti nevralgici della capitale. Oggi ci siamo ripassati. La villa è deserta, come molte strade di Phnom Penh. Dopo tre giorni stanno riaprendo i primi negozietti di cinesi,la gente si riaffaccia nelle strade, ma le fabbriche continuano a rimanere chiuse. I turisti e i volontari rimasti, come la maggior parte dei diplomatici sono ancora asserragliati all'Hotel Cambodiana, lungo le rive del Mekong. Approfittando di una temporanea apertura dell'aeroporto Pochentong, il governo di Bangkok ha messo a disposizione un aereo per rimpatriare i thailandesi presenti nella zona attorno alla capitale. Questo rimpatrio ha messo in allarme chi è dovuto rimanere in città perché la Thailandia ha enormi interessi in Cambogia ed abbandonare tutto nel giro di poche ore non aumenta la fiducia verso gli avvenimenti futuri. Le strade che portano nelle province sono controllate dagli uomini di Hun Sen.

Presidi di carri armati

Il Chruoy Chamgvar Bridge, costruito dai giapponesi sul Tonlé Sap, è presidiato da carri armati e mezzi corazzati pesanti. Lo attraversiamo a piedi, anche se ci consigliano di non addentrarci più di tanto. Ogni tanto si ode qualche raffica di mitra, ma forse è solo qualche soldato che si diverte a scaricare il fucile in preda all'euforia della vittoria. Ranariddh, che è fuggito negli Stati uniti in cerca di solidarietà, e che oggi parlerà alle Nazioni unite, tornerà alla riscossa, appoggiato dai Khmer rossi di Khieu Samphan. Hun Sen, con questo colpo di stato si è alienato le poche simpatie internazionali che aveva mantenuto ed è riuscito a rimettere in gioco i Khmer rossi. E se Norodom Ranariddh dopo il discorso al Palazzo di vetro concluderà anche un accordo con Khieu Samphan, la vittoria militare ottenuta a Phnom Penh rischierà di tramutarsi in una sconfitta politica di proporzioni catastrofiche per il Partito del popolo.

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